Nel pomeriggio di quel giorno dell’ormai lontano (quanto lontano!) 1945 arrivò la notizia della resa nazi-fascista. Stavo bighellonando sulla piazza del Duomo, avanti alla “Cattolica” (il palazzo delle Associazioni cattoliche). Dal vicoletto Squarcia spuntò, senza fiato, il buon Renato Monachesi che, a differenza di me, aveva la radio. “Adè finita la guèra! – urlò – Che facìmo?” disse tra una rifiatata e l’altra. “Gnà sonà lu cambanó d’ardòmu”.
Immediatamente si misero d’accordo. Mario “lu cambanà”, “Peppe de Fruscì” e lo stesso Renato si attaccarono alle corde e ai batocchi. Iniziò una scampanata festosissima alla quale fece immediatamente eco il campanone “di piazza”. Dai finestroni vedemmo il buon vescovo Argnani che, invece, scuoteva la testa addoloratissimo. La guerra era finita. Ma come? In mezzo alle rovine.
Ci meravigliammo. “Ma come? Il vescovo che ha tenuto testa al famigerato Ferrazzani, prefetto repubblichino, non gradisce la sconfitta dei tedeschi?” Non lo capivamo. Lo capimmo più tardi. Ricordai allora le mie avventure. “Squagliato” gloriosamente da Firenze l’11 settembre 1943, mi ero rifugiato, con la complicità del clero, sulle soffitte del Duomo ove, per passare il tempo, imparai leggendo la Storia dei papi del Pastor, il mestiere di “storico” (attento a mettere le virgolette).
Ero sfuggito poi, grazie alla dabbenaggine di alcuni militi repubblichini all’arresto raccontando storie inverosimili. Era sfuggito miracolosamente al bombardamento del 2 aprile 1944. Avevo assistito, il 30 giugno, all’arrivo delle truppe polacche giù ai Cappuccini vecchi e alle tragicomiche vicende successive. Quel giorno avevo fatto, per venti minuti il partigiano, prendendo da un carrettino uno “schioppo” del 1891 senza munizioni. Avevo avuto uno “spaghetto” tremendo quando un aereo tedesco spezzonò la campagna. Ma tutto era passato: era arrivata la libertà. Pensai ai lutti dovuti per questa e mi commossi nel profondo. I campanoni continuavano a suonare a festa.
Libero Paci

5 dicembre 2025


