“Unusquisque est artifex”, riflessioni donate dall’avvocato Giuseppe Sabbatini

Confesso che non avevo mai sentito parlare prima di oggi di Appio Claudio Cieco, letterato romano vissuto fra il 350 e il 271 a C., che si ricorda autore della frase “unusquisque est artifex fortunae suae”, prepotentemente balzato in testa all’odierno risveglio. Riflettendo sorpreso, ho pensato che anche senza il “fortunae suae” ciò che resta del detto rimarrebbe comunque di aiuto affrontando l’impegnativa giornata che anche oggi si presenta. E allora concludo: se “artefice” può esser ciascuno, questo detto riguarda anche me.

Nella nostra bella lingua che troppi vorrebbero sostituita dall’ “english language” oramai di comune utilizzo, il termine “artefice” distingue chi realizza qualcosa di importante, servendosi del suo ingegno; cioè in parole povere un essere non da poco che costruisce qualcosa di valido e nuovo non solo per sé ma spesso anche per gli altri.

Sono sicuro di poterlo quest’oggi fare con il poco che rimane del passato vigore? Qui dobbiamo intenderci bene: gli anni sono passati anche per me che pure un tempo immaginavo di poter spaccare il mondo e così non temevo l’ostacolo delle prove che attendevano e il pensiero per affrontare le fatiche tanto che non mi sono quasi mai fatto imbrogliare dal sussurro molesto del “ma chi te lo fa fare” di chi invece ha mollato sol perché non credeva ormai più.

E mi piace ancora pensare che l’artefice presente anche in me – ma pure in te o lettore fedele – debba sempre lottare e rialzarsi perché quando anche il buio verrà Ciascun possa dormire e sperare.

Giuseppe Sabbatini

20 dicembre 2025

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