Come vanificare un bel lavoro, mostrando il fianco alle critiche, perdendosi nei dettagli. È quanto accaduto al ripristino del Piazzale Beligatti che è stato completamente trasformato riportandolo parzialmente all’origine.
Ne è uscito un mix tutto sommato piacevole, dalla nuova pavimentazione alla facciata della costruzione, passando per il loggiato ora reso luogo chiuso dalle imponenti vetrate che, però, hanno un problema: nel pomeriggio riflettono i raggi solari impedendo di poter osservare bene il contenuto del corridoio interno e di scattare buone foto. Il panorama che si gode dall’affaccio non è cambiato ed è sempre lo stesso, bello assai alzando lo sguardo dai giardini Diaz fino alla zona collinare e ai monti azzurri, i Sibillini.

Per l’occasione inaugurale sono state esposte imponenti statue nate dal genio di Dante Ferretti le quali, essendo state elevate su cubi eccessivamente alti, vanno con la testa oltre la sbarra metallica impedendone una visione pulita e il fotografare è problematico. Altro neo è l’imprecisione sulla targa dove al Dante Ferretti è stata attribuita una collaborazione mai fatta con il regista Bernardo Bertolucci (va bene che Dante ha collaborato con i migliori ma perché metterne uno in più? Non bastavano?) ma tanto da dietro il cristallo si legge male, le persone devono difendere la vista riparando gli occhi con la mano dai riflessi.

Ripulita bene la scalinata che sale da viale Puccinotti però… quelle panchine poste a delimitare il piazzale (meglio sarebbe dire: quei parallelepipedi) che invitano a non sedere a lungo mancando di un appoggio per schiena. Ok quel tocco di fredda modernità ma quanto sono scomode per riposare le stanche membra. Comunque, nell’insieme, a non voler essere pignoli, c’è un bell’effetto. Però (accidenti al “però” che rovina sempre qualcosa…) per giungere al largo Beligatti il turista, usando il percorso più immediato, deve transitare per via Mozzi e qui arriva la gaffe che non fa fare bella figura alla Città di Macerata. Osservate la foto inserita qui sotto…

Questo “scriptorium”, e non è il solo, da anni sta lì immoto a testimoniare la pochezza dei writer locali. Vi pare un bel vedere? Gl’ideatori del restaurato piazzale sono stati talmente focalizzati sul “lacerto architettonico” tardo cinquecentesco risalente al primitivo chiostro del Conservatorio delle povere e Monastero di San Lorenzo, da perdere di vista il contorno! Ma c’è sempre il futuro che attende l’umanità quindi ci sarà tempo per rimediare. Almeno lo speriamo. Buon ultimo la gaffe: non è stato invitato alla inaugurazione l’autore delle opere esposte, lo scenografo Dante Ferretti, che è pure di origine maceratese!
Fernando Pallocchini
21 dicembre 2025


