Il “Memorial della battaglia di Filottrano”, per non dimenticare le atrocità della guerra

Ho incontrato lo studioso di Filottrano Giovanni Santarelli, che ha dedicato diversi lustri della sua vita a ricostruire, mediante laboriose ricerche, la battaglia avvenuta nella sua città nel luglio 1944, durante la guerra di Liberazione. Dalle sue ricerche ha pubblicato diversi libri tra i quali “Filottrano 1944-1945. Fatti e personaggi nei giorni tragici ed eroici della città” edito nel dicembre 2016. Durante l’incontro ho avuto il piacere di visitare il “Memorial della battaglia di Filottrano” che lui ha contribuito a fondare e ne è il curatore. Questo volume contiene ulteriori approfondimenti anche curiosi che hanno stimolato alcune domande.

Giovanni Santarelli

 

Napoleone Bonaparte è davvero passato a Filottrano? – “Nel 1945, a seguito della devastante esplosione di ordigni bellici avvenuta nella caserma dei Carabinieri di Filottrano, l’architetto Amos Luchetti Gentiloni scrisse al Sindaco in carica del Comune per lamentare danni al suo antico palazzo, contiguo alla caserma stessa. Contemporaneamente suggeriva le modalità per i necessari restauri auspicando ogni riguardo perché il palazzo era un’opera d’arte del 1700, al quale erano legati ricordi storici di notevole importanza, a cominciare da Napoleone che vi ebbe ospitalità e da Giacomo Costantino Beltrami, il celebre esploratore e scopritore delle sorgenti del Mississippi, che ivi visse e morì. Mentre di quest’ultimo si conoscono le vicende della sua permanenza a Filottrano, nulla si sa dell’ospitalità che vi ebbe Napoleone, tranne l’affermazione dell’architetto Luchetti. Dove questi abbia attinto la notizia non è dato sapere, ma di certo non se l’è inventata. Da ricerche effettuate risulta che Napoleone, il 10 febbraio 1796 era ad Ancona, il 13 febbraio era a Loreto e il 14 febbraio era a Macerata. Che sia passato per Filottrano e vi abbia sostato è probabile, forse ospite (ma in segreto per il pericolo degli “insorgenti”) per un temporaneo riposo nel palazzo già Spada Laviny, poi Beltrami, oggi Luchetti. L’unico riferimento che si possa fare è quello toponomastico. L’antica “Porta Romana” che sorgeva a metà del Corso di Filottrano fu ribattezzata “Porta Napoleone”, forse perché l’attraversò Napoleone diretto a Macerata”.

Si è scoperta qualche altra notizia sulla tremenda esplosione nella caserma dei Carabinieri? – “Non ho nulla da aggiungere né da togliere a quanto ho scritto sull’esplosione della caserma dei Carabinieri che ha danneggiato anche palazzo Beltrami-Luchetti il 7 agosto 1945. Poiché tra i dieci Caduti c’erano degli artificieri, si presume che fossero lì per disinnescare gli ordigni bellici raccolti dai Carabinieri sui luoghi della battaglia in territorio di Filottrano. Nessuno ha potuto riferire cosa fatalmente sia avvenuto”.

Perché il cippo “Qui combatté la Nembo” fu spostato? – “Oggi Filottrano è una ridente cittadina delle Marche posta su di un colle a 270 metri s.l.m., che ha marcato il suo habitat con i segni del suo passato. Uno di questi è il “Largo paracadutisti Nembo”. Il luogo sorge ai margini del parco dell’Ospedale, dove un grande cippo di pietra calcarea, due cannoni e tre lapidi commemorative incastonate sui muretti perimetrali che delimitano lo spazio evocano la memoria di una battaglia. Infatti, scolpita sull’austero cippo, eloquentemente si legge la scritta: “Qui combatté la Nembo”. Il cippo, che ricorda la storica battaglia combattuta e vinta dalla Divisione paracadutisti Nembo del Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nel luglio 1944, era stata posta, fin dal 1945, ai margini dell’attuale rotonda, oggi piazzale della Repubblica. Ma col passare degli anni, per l’intensissimo traffico gravante su quella parte nevralgica della città, il cippo ostacolava non poco le ricorrenti cerimonie commemorative e le altrettante visite dei reduci, dei loro familiari, delle comitive e delle scolaresche. Cosicché le Autorità locali, a mio avviso anche per opportuna attinenza, decisero di spostare il cippo nel parco dell’Ospedale, dove infuriò maggiormente la battaglia per tutto il giorno 8 luglio 1944”.

Marcello Trappolini

I Trappolini citati nel libro erano antenati di Marcello Trappolini, il giramondo con la sua Vespa? – “Ci sono diverse famiglie Trappolini a Filottrano. Può darsi che, andando all’indietro nell’albero genealogico di Marcello, il giramondo con la sua Vespa, si arrivi a un ceppo comune, cosa che non ho potuto verificare”.

 

Chi era in sostanza Cesare Carbonari? – “Cesare Carbonari era figlio di Nazzareno. I Carbonari erano allora semplici contadini, che conducevano a mezzadria un terreno in contrada Fontana, ma localmente la zona veniva chiamata anche “la Serra”. Nel grande rastrellamento del 25 aprile 1944, durante una perquisizione da parte dei “repubblichini”, fu trovata nella casa dei Carbonari una doppietta, causa che comportò per gli uomini di casa presenti in quel momento, Nazzareno, il figlio Cesare e il nipote Mario, il loro arresto e la barbara uccisione a Cannuccia di Jesi il giorno dopo, 26 aprile 1944, dagli stessi “repubblichini” che li avevano catturati, secondo la spietata legge di guerra allora in vigore”.

Ciò che è accaduto e che resta a Filottrano della battaglia (museo ecc.) può essere un monito per le nuove generazioni? – “Quel che è accaduto lo riassumo in breve. La città di Filottrano visse il suo momento epico nell’ultimo conflitto mondiale, quando, munita a caposaldo da truppe tedesche a difesa di Ancona e del suo strategico corpo, fu teatro di una cruenta battaglia durata 10 drammatici giorni. Prostrata e devastata, Filottrano rinacque alla Patria e alla libertà il 9 luglio 1944 a opera della Divisione paracadutisti Nembo del Corpo Italiano di Liberazione con il concorso di unità del 2° Corpo d’Armata polacco. Restano ancora materialmente visibili alcuni tratti delle mura di cinta del parco dell’Ospedale e del muro del convento delle clarisse, crivellati di colpi. C’è poi il Museo della battaglia, ricco di cimeli d’epoca, che resta perennemente a monito di quale immensa tragedia sia la guerra. Come curatore del Museo posso dire che sentimenti contrastanti affiorano nei visitatori: di pietà per i Caduti, di curiosità per gli oggetti e le foto in mostra, specie nei ragazzi”.

Sulla battaglia di Filottrano abbiamo pubblicato un articolo consultabile nel nostro sito internet, ecco il link:

 https://www.larucola.org/2022/08/31/battaglia-di-filottrano-il-salvataggio-della-citta-dal-bombardamento-degli-aerei-alleati/

Eno Santecchia (foto del Museo di Filottrano)

6 gennaio 2026

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