Storia cingolana di truce violenza, quando Mascanfrone uccise la moglie a coltellate

Questa che sto per raccontare me la narrò Itala, la vecchina, buona come il pane, che “cacciava ai munelli l’occhiu cattìu” con le preghiere e che, un giorno di fine estate, volò tra le Stelle a illuminare di bianchissima Luce argentata le dolci notti di maggio.

È una storia di violenza, di odio e di ignoranza. Una storia che, oggi, si sente ancora nei tanti femminicidi che si perpetrano e che, negli anni in cui accadde, destò a Cingoli un profondo cordoglio. Il protagonista è un uomo soprannominato Mascanfrone, sposato con una bella donna dalla quale aveva avuto tre figli. Ma egli viveva pure una seconda relazione con un’altra donna, che la popolazione chiamava, forse troppo spregiativamente, la “Pantana”, per via di ciò che faceva per sopravvivere in un tempo, a ridosso dell’Unità d’Italia, in cui, oltre al Re, nelle zone rurali regnava pure la fame.

Invaghitosi, l’uomo uccise la moglie e andò a lavare il coltello nel vicino “Rio”, un fiumicello che scorreva poco lontano. Qui lo sorpresero i Carabinieri, che lo portarono davanti ai Giudici. Dopodiché, di lui si perdono le tracce. Anche l’amante venne arrestata, che per via della sua minore età, venne subito rilasciata, ma era, oramai, marchiata come una poco di buono.

Della dolorosa vicenda, i Cantastorie fecero un racconto musicato, come si usava allora, che riporto a memoria, affinché nulla vada perduto: “Mascanfrone, maledetto assassino uccidesti la tua bella consorte per un’altra amante che amavi più forte. Pure i Turchi fecero pietà! Ha lasciato tre cari bambini. Tutto il giorno la mamma rammentan e con cuore che a tutti sgomenta dicon al nonno: Mia mamma dov’è? – Vostra madre, che tanto v’amava, vi ha lasciato con dolore e con pianto! Ora si trova nel Camposanto, che vostro padre la gétte a ‘mmazzà’! Per un’altra amante che aveva più cara, l’omicidio per lei fu, ella è chiamata e detta Pantana, pure lei in galera laggiù! Dalle galere son già ritornata! Ma oramai sarai per sempre ricordata (la fortuna che sei minorenne) che l’Onore non ce l’hai più!”

Aldo Tartari

7 gennaio 2026

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