Mi sono accinto in questi giorni a sistemare alcuni ormai sdruciti libri, scovando un piccolo trattato scolastico su Socrate e la sua filosofia, di cui poco ricordavo. Ho preso a sfogliarlo: stampato nel 1941, con indicazione allora di norma del corrente anno (XIX°) dell’era fascista e, pur denunziando chiaramente la sua età, attirò in breve l’attenzione perché di Socrate ricordavo a mala pena il nome e nulla più. Bene!
Pensai… se a settanta anni dalla sua prima lettura provo ancora la curiosità di interessarmi del pensiero sulla vita da parte di un Personaggio venuto al mondo più di quattro secoli prima della nascita di Gesù! Certo non era uno scritto di suo pugno, perché di Socrate non ne esistono, usando lui far emergere ogni insegnamento da dialoghi, poi però tramandati da suoi Allievi; principalmente da Platone e Senofonte.
Insegnamenti tutti basati sul bene e sulla morale, cui ogni individuo può accedere ma solo attraverso l’uso della sua intelligenza. Riflettendo, presto pensai che non sono bastati ben più di due millenni all’Uomo per metterli davvero in pratica. Ma tant’è: presi come siamo anche noi tutti a rincorrere potere, prestigio e risultati economici importanti, non abbiamo tempo per riflettere su queste sottigliezze.
Non solo, ma con la idea errata che si sta affermando sul progresso, tendiamo ormai ad affidare le nostre capacità mnemoniche (che pure ci hanno indirizzato nelle tante scelte di vita sin qui compiute) a strumenti artificiali attraverso i quali pochi fortunati arricchiranno enormemente mentre gli altri, rimasti affascinati da queste continue novità, finiranno per livellarsi sotto la guida del burattinaio di turno.
Ma che importa? Intanto gli anni passano, tutto si appiattirà; il libretto sdrucito con le idee di Socrate finirà la sua ormai inutile esistenza. E nessuno lo rimpiangerà perché non sarebbe in grado di far guadagnare soldi ad alcuno e l’intelligenza e la morale diverranno entrambe solo una ulteriore “araba fenice” perché per dirla con il Metastasio: che vi sia ciascun lo dice, ove sia nessun lo sa.
Giuseppe Sabbatini
12 gennaio 2026


