Raccontare la storia di Pausula non è facile. Ci si imbatte in sparizioni, misteri, omissioni. Le fonti storiche e una ampia e documentata bibliografia ci dicono che l’antica città romana è stata localizzata nelle Marche nel territorio di San Claudio comune di Corridonia.
Un municipio ascritto alla tribù Velina, sorto dopo il 49 a.C. e retto da due magistrati municipali, la cui ubicazione era già stata stabilita sin dal XVIII secolo sulla base della continuità del toponimo risultante dai documenti medievali. Il nome degli abitanti è attestato da una epigrafe che menziona i Pausulani. La città citata da Plinio, che ne attesta l’autonomia municipale, è indicata nel Liber coloniarum e nel Liber regionum ove sono registrate la bonifica agraria in età triumvirale e la delimitazione dei confini. Da più fonti il nome originario risulta essere Pausulae al plurale a significare l’esistenza di più insediamenti, un nodo viario dove si incrociavano percorsi vallivi e intervallivi con Ausculum, Potentia, Firmum, Recina, Urbsalvia. È menzionata anche nella Tabula Peutingeriana, carta che mostra tutte le vie dell’impero romano. Pausulae è un luogo di pausa, di sosta, parte integrante e vitale del mondo romano.
Numerosi sono i reperti rinvenuti nel corso dei secoli. Tra le iscrizioni dall’età augustea fino a quella tardo imperiale, prevalentemente di carattere onorario e funerario, spicca la dedica al divo Augusto e a Commodo che evidenzia i rapporti tra i pausulani e la casa imperiale, nonché il documento che li menziona. Le ricognizioni sul terreno a est della chiesa di San Claudio hanno rivelato una vasta zona di affioramento di materiali e strutture murarie; dalla fotografia aerea individuati spazi adibiti al commercio e tracce di un canale utilizzato per il trasporto di merci come testimoniato dal ritrovamento di etichette plumbee, contrassegno di attività produttive e commerciali (1).
Nel IV e V secolo Pausulae era sede episcopale. Diocesi con un proprio vescovo, che attesta la vitalità della città anche nel periodo post romano. Il 18/12/465 il papa Ilario aveva convocato un sinodo a Roma per stabilire le norme sull’ordinazione sacerdotale e la nomina dei vescovi. Tra i 48 (per altre fonti 49) vescovi presenti c’è Claudio Pausulano (Claudius episcopus pausulanus) con Gerontio di Camerino e Philippo di Numana. Si tratta del più antico sinodo la cui testimonianza è scritta su pergamena. Macerata, Fermo e altri centri delle Marche non erano ancora diocesi. Forse per motivi campanilistici la diocesi di Pausula è stata collocata nel dimenticatoio della storia e ancora oggi stenta ad emergere (2).

La guerra greco-gotica, lunga e drammatica, durata dal 535 al 553, ha segnato una profonda frattura nella storia d’Italia, causando lo spopolamento di Pausula e la soppressione della sua diocesi, che tuttavia tornerà a rivivere dopo 15 secoli nel 1968. Il Concilio vaticano II aveva introdotto la pratica di assegnare le diocesi dismesse o soppresse ad alti prelati della Santa sede. Paolo VI nominò Alfred Kleinermeilert, vescovo ausiliare di Treviri, vescovo di Pausula. Una carica onorifica e accademica. Nel 2024 papa Francesco ha nominato il successore: il nunzio apostolico mons. Mauro Lalli di Chieti (3).
Dopo il lungo conflitto gotico, Pausula è una città abbandonata con i resti dei suoi edifici. Lì però sorge una chiesa il cui stile la sottrae dagli schemi tradizionali di classificazione. Un unicum nel panorama architettonico europeo. Le sue origini costituiscono ancora oggi un enigma. Un affascinante enigma architettonico (4). Per gli archeologi e studiosi italiani di fine Ottocento e primi anni del Novecento fu costruita tra il VI e VIII secolo (5). Dopo il Mille l’antico territorio di Pausula diventa San Claudio, in gran parte proprietà del vescovo di Fermo che, approfittando in modo più o meno lecito della decadenza dell’abbazia di Farfa, ha accumulato anche con le donazioni un ingente patrimonio.
Tra la fine del XII e inizio del XIII secolo fu costruito il palazzo arcivescovile. Un documento del 1254 ne attesta l’esistenza. Durante il medioevo già dal 1206 a San Claudio contratti notarili, transazioni, compromessi della Curia di Fermo e di altre istituzioni marchigiane venivano redatti o rogati alla presenza del pievano, che vi partecipava come testimone o in veste di procuratore (6). Storici e studiosi sono concordi nell’affermare che la chiesa di San Claudio mai è stata abbazia. Nei documenti è menzionata sempre pievania. Il titolo venne attribuito da Alessandro Borgia, arcivescovo di Fermo dal 1724 al 1764, per magnificare la bellezza della chiesa.
Due documenti redatti nel 1089 attestano il Ministero di San Claudio (Ministerium Sancti Claudi o de Sancto Claudio). Il Ministerium è una istituzione carolingia il cui toponimo è riscontrabile unicamente nel Piceno, nel maceratese e nel fermano in particolare e in nessun altro luogo d’Italia e d’Europa (7). Nel diploma d’immunità del 1185, Federico Barbarossa riconosceva al vescovo di Fermo anche il diritto di aprire mercati. In virtù di tale privilegio fu istituita la rinomatissima fiera di San Claudio che si teneva nella settimana dell’Ascensione. La fiera, sicuramente una delle più importanti dell’Italia centrale, riscuoteva enorme successo nel Medioevo creando rivalità e tumulti con i comuni vicini. Normalmente 400 tra cavalieri e fanti, venivano inviati a San Claudio dal vescovo di Fermo per controllarne il regolare svolgimento. Durò fino al periodo napoleonico (8).
La possessione di San Claudio era una tenuta agricola di vaste dimensioni, la più grande tra quelle detenute dal vescovo di Fermo. Per la quantità e qualità dei suoi prodotti è annotata negli studi sulla evoluzione dello sviluppo agricolo nel corso dei secoli. Terreno pianeggiante e fertile. Disponeva di canali derivati dal fiume Chienti, mulini, fornace, cava di pietra, un bosco di querce, oliveti, vigneti, alberata fruttifera, piantagioni lungo il fiume per proteggere le coltivazioni dalle inondazioni. Si allevavano animali da cortile, bovini, ovini, equini. Si coltivava oltre ai cereali più comuni, il lino, i gelsi per il baco da seta, i meloni e le colture ortive. In pratica era una azienda completamente autosufficiente per le modeste pretese dei contadini e assai redditizia per il proprietario.

L’introduzione della coltura del mais nel Settecento si rivelerà un fattore sociale ed economico rivoluzionario. La polenta diverrà il piatto più importante dei mezzadri e tale resterà fino agli anni Cinquanta nelle Marche. Così come le regalie di origine medievale dovute al padrone (9). Pausula riappare sul finire del XVIII secolo. Il comune di Montolmo non riusciva, nel riordino delle amministrazioni locali dello Stato pontificio, a ottenere il rango di Città benché ne avesse diritto più di altre essendo stato sede nel medioevo di varie istituzioni delle Marche. Il famoso abate archeologo Luigi Antonio Lanzi formulò l’ipotesi che traesse origine dall’antica città di Pausulae. Pubblicò un libretto Della condizione e del sito di Pausulae città antica del Piceno. Dopo la sua morte il cardinale Giuseppe Ugolini, con la mediazione di Pio IX, rese possibile nel 1851 l’elevazione di Montolmo al rango di città mutandone però il nome in Pausula. Tale denominazione rimase fino al 1931 allorché Mussolini, per rendere omaggio al sindacalista socialista suo amico Filippo Corridoni, la mutò in Corridonia. Il famoso sindacalista pausulano cadde il 23 ottobre 1915, colpito probabilmente da fuoco amico e il corpo non è stato mai trovato.
Nel comune di Pausula ebbe inizio la sistematica raccolta e catalogazione dei reperti rinvenuti attorno alla chiesa di San Claudio. Oggetti in terracotta, frammenti di laterizi, anfore, tegole in cotto, frammenti di epigrafi lapidarie, di stele funerarie, lastre calcaree e in marmo. Molti dei reperti, in particolare monete, tegole, sculture, mattoni, dissotterrati e in parte frantumati dall’aratro nell’aratura del terreno, sono andati dispersi. L’International Federation of Epigraphic Databases ha censito 34 frammenti di epigrafi rinvenuti a San Claudio di cui 4 scomparsi. Attualmente la maggioranza di essi si trova all’interno ed esterno della chiesa, nella canonica e nelle scale delle torri. Tre murati nell’atrio di un palazzo comunale a Corridonia, altri tre nella villa, inagibile per il sisma dal 1997, Tuscolano di Appignano, uno nel palazzo comunale di Macerata. Le etichette plumbee sono conservate nel museo di Urbisaglia. Nove reperti sono anche annotati nel C.I.L. (Corpus inscriptionum latinarum) del Mommsen. Tutti i reperti, a eccezione di due, sono stati recensiti in numerose pubblicazioni dagli esperti professori della facoltà di archeologia di Macerata e da altri studiosi (10). I due non recensiti non appartengono ad epoca romana ma, per il loro stato di conservazione e il pregevole stile architettonico, appaiono degni della massima considerazione. La mancata recensione resta un mistero.
Esplorare nuovi orizzonti della conoscenza per uno storico professionista o studioso dovrebbe essere la massima aspirazione. Sono uno spezzone lungo cm.90,5 alto cm.30 che presenta fregi floreali di epoca carolingia e un archetto del tutto simile a quelli esistenti nel palazzo omayyade di Khilbert al Mafjar a Gerico, costruito nel VIII secolo (11). Tra i molti reperti spariti, finiti in mani private o andati distrutti, è da menzionare un capitello binato in pietra scolpita di pregevole fattura, il cui stile architettonico è assai raro, tipico dell’Italia centrale del XII-XIII secolo. Di questo reperto esiste solo una recensione, quella del prof. Gian Carlo Bojani della facoltà di architettura di Firenze, che nel 1970 con i suoi studenti era a San Claudio. L’anno dopo il prezioso reperto era sparito (12).
Nel 1903 la chiesa di San Claudio fu elevata a monumento nazionale. Versava in uno stato pietoso. Stravolto il suo aspetto originario, deturpato dalla casa del fattore e dall’installazione in una torre della scala esterna. Il piano superiore adibito a magazzino per la conservazione dei cereali. Occorreva restaurarla. Per un ventennio si protrasse la disputa sulla competenza dell’onere della spesa tra il vescovo di Fermo e lo Stato italiano. Nel 1924 il vescovo vendette alcune querce nel bosco della sua tenuta e si accollò l’onere del restauro. Demolita la casa del fattore, furono tolti nel piano inferiore tre strati di pavimentazione per la profondità di un metro. Davanti all’altare fu trovata in una sepoltura, non in una fossa comune ma ben distinta da altre, una mummia dai capelli rossicci con una spada. Non fu fotografata. Per una settimana stette nella sagrestia poi fu riposta in una botola costruita con mattoni a forma di piramide vicino a una colonna. Il sovrintendente di Ancona, che aveva concesso carta bianca al vescovo per il restauro preoccupandosi solo di fargli avere un pubblico encomio da parte dello Stato, non fu avvertito della misteriosa scoperta.
Nella scrostatura dell’intonaco nel piano superiore della chiesa in una colonna fu rinvenuta una cassetta presa in consegna dal vescovo. Questi fatti sono stati raccontati numerose volte dai giovani contadini dell’epoca testimoni oculari. Sparizioni e misteri. Nell’archivio della Curia di Fermo c’è un grosso fascicolo: lavori di restauro 1924-1926. Vuoto senza documentazione che è stata fatta sparire o andata distrutta. Le notizie sul carteggio epistolare intercorso tra il vescovo e il ministero sono state date desunte dagli archivi di Stato di Roma e di Ancona. La cassetta non si sa dove sia finita, ed è ignoto il suo contenuto. Nel 2014 è stata esplorata la botola contenente la famosa mummia. Vuota. Di queste vicende non c’è traccia o annotazione storica nelle pubblicazioni degli storici e degli studiosi. Per non perderne la memoria le ho narrate in un libretto, prefazione di Luigi Accattoli (13).

Pausula torna alla ribalta nel 1980. Per impedire ai cosiddetti metallari, dilettanti archeologi, che con il metaldetector traevano dal terreno di San Claudio monete e frammenti di reperti vari, la Soprintendenza di Ancona avviò nel 1980 due campagne di scavo. Furono portati in luce 680 mq. Non è stato possibile fissare i limiti esatti dell’area archeologica, ma rilevare soltanto tre fasi edilizie databili fra il I secolo a.C. e il II d.C. che presentano ambienti a pianta quadrangolare allineati ai lati della carreggiata stradale e affacciati ad ovest su di un portico (14). Furono recuperati numerosi frammenti di intonaco dipinto, scorie di ferro e abbondanza di monete, oggetti conservati in settanta cassette nei magazzini della Soprintendenza. Di straordinario interesse il rinvenimento di una testina in marmo bianco a grossi cristalli che ha assunto una patina dorata. Un prezioso reperto di notevole valore, sparito per qualche tempo e attualmente pare sia stato ritrovato (15).
Dagli scavi sono emerse le basi di una chiesa paleocristiana. Nessuna sorpresa. A Pausula c’era in epoca post romana una comunità cristiana sede di diocesi con il vescovo Claudio. Però solo alcuni anni dopo la Soprintendenza la riconobbe come domus ecclesiae (16). Il Centro studi San Claudio al Chienti ha ottenuto dalla Soprintendenza l’autorizzazione a riportare in luce l’area di circa 100 mq. con l’accollo dell’onere della spesa. Pressoché inesistente l’interesse della Curia di Fermo e dei parrocchiani di San Claudio. L’area scavata nel 1980-82 fu interrata stante il disinteresse del comune di Corridonia, della Curia di Fermo e di altri enti preposti alla creazione di un parco archeologico e alla sua tutela.
Nonostante i numerosi appelli le nostre istituzioni non hanno trovato un luogo nel corso degli anni ove conservare tutti i reperti rinvenuti in varie epoche a San Claudio. Questo è il quadro del vergognoso stato delle cose. Notevole interesse ha suscitato nel 2010 una nuova e più completala ricognizione aerea dell’area archeologica, effettuata con l’ausilio di elicotteri dal Nucleo tutela patrimonio culturale dell’Arma dei carabinieri di Ancona. È stata accertata l’estensione di 21 ettari e individuate tracce di edifici a pianta quadrangolare con colonnati e una vasta area quadrangolare riferibile probabilmente a una piazza (17).
Quindi perché non scavare? La Facoltà di archeologia dell’università di Macerata è contraria. Per la verità anche le altre istituzioni statali non mostrano alcun interesse ad iniziare nuovi scavi e creare un parco archeologico. Forse per la certezza di trovare testimonianze storiche di varie epoche nascoste nel sottosuolo. Che non siano soltanto romane, che importanza può avere. I tedeschi invece ad Aachen hanno scavato alla ricerca del Palatium imperiale di Carlo Magno con esito negativo; anche sotto la cattedrale di Aachen, alla ricerca della tomba di Carlo Magno, nulla hanno trovato, nemmeno la tomba di Ottone III morto nel 1002 a Paterno nelle Marche e sepolto davanti all’altare nella cappella palatina di Aquisgrana.
In realtà la cattedrale di Aachen è del XIII secolo, ha pianta ottagonale e stile neogotico. Andreas Schaub, l’archeologo che ha guidato le ricerche, ha dichiarato che la traccia più antica rinvenuta nel sottosuolo risale al XIII secolo, quattrocento anni dopo la morte di Carlo Magno. La clamorosa notizia, riportata nel maggio 2010 dalle agenzie di stampa europee, è diventata in breve tempo una non notizia. Philippe Daverio, noto storico e critico d’arte, alla domanda di un giornalista del Messaggero sulla tesi di Aquisgrana fuori dalla Germania rispose che ormai era stato stabilito che fosse ad Aachen ed inutile la ricerca altrove. Un esempio di “onestà intellettuale” che accomuna storici e critici d’arte tuttologi. Una speranza e un augurio. Pausula scomparsa con le sue vie, i suoi templi, i suoi palazzi e abitazioni, le sue necropoli riapparirà in futuro in un grande parco archeologico a sfidare l’ignavia degli uomini, all’ombra della chiesa di San Claudio, sospesa nel tempo, maestosa e solenne con le torri che si stagliano nell’azzurro del cielo.
Bibliografia
1 – C. Capponi Il territorio di Pausula in età romana in Studi maceratesi 49. Macerata 2015 ; S. Antolini, G. Baratta, F. Branchesi, S.M. Marengo, G. Paci, A. Santucci Il nome dei Pausulani ed altre acquisizioni epigrafiche ed archeologiche di S. Claudio al Chienti (Pausulae) in Picus XXVI- 2006 p.81/151.
2 – M. Catalani, De Ecclesia Firmana i vescovi e arcivescovi della chiesa fermana, Fondazione Carifermo 2012.
3 – M. Cacciurri, L’ultimo vescovo di Pausula è Alfred Kleinermeilert in La Rucola n. 271 dic. 2020.
4 – G. Carnevale, La scoperta di Aquisgrana in val di Chienti. Queen 1999. P. 62.
5 – G. Rossi, San Claudio al Chienti in Atti e memorie di storia patria per le provincie delle Marche. Ancona 1896.
6 – D. Pacini, Per la storia medievale di Fermo e del suo territorio. Carifermo 2000 – p. 182-183.
7 – D. Pacini, I Ministeri nel territorio di Fermo in op. c. p.139,141,181
8 – G. Rossi, op. c. p. 53-54; C. Castignani La fiera di S. Claudio e l’antica festa dell’Ascensione in Atti e memorie deputazione di storia patria, Anco-na 2012. Pp.195-200.
9 – C. Verducci, La Lunga stagione della mezzadria. La tenuta della badia di San Claudio al Chienti in Marca Marche 7/2016 e in Studi maceratesi 12- 1978 p.321.
10 – Cfr. nota 1.
11 – G. Carnevale, op. cit. p.63.
12 – G.C. Bojani, San Claudio al Chienti…sulla strada antica che vien dal mare. Firenze 1971.
13 – P. Giustozzi, San Claudio al Chienti XX secolo sparizioni e misteri. Centro studi San Claudio al Chienti 2019.
14 – E. Percossi Serenelli, Saggi di scavo e rinvenimenti a S. Claudio di Corridonia in Picus II, 1982.
15 – E, Percossi Serenelli ,op.c.s. pp.143-153.
16 – E. Percossi, H.Verreyke, Nuove acquisizioni su alcuni insediamenti rurali tardo antichi, in Studi maceratesi n. 49, Macerata 2013.
17 – C. Capponi, op.c. p.11.
Piero Giustozzi

18 gennaio 2026


