La bruma è tornata, si appisola sui campi brulli, ormai spogli delle pepite verdi e dei grappoli d’oro e rubino. Le bruciate diventano la portata finale d’eccellenza a cui non si può rinunciare, accompagnate da un buon vinello tenuto a riposare fino a questa occasione. L’oro verde è già pronto e imbottigliato, i ragazzi fanno merenda coi mandarini e già sognano di gustare le primizie invernali che stanno per bussare alle porte.
Le giornate si sono raggrinzite e l’aria pungente imposta il coprifuoco al calar del pallido sole, l’autunno inoltrato mostra la sua merce inebriandoci di odori, profumi e moltitudini di colori; il ramato tra tutti capeggia intaccando ogni sfumatura come volesse vidimare ogni segno di autunno. Le foglie sono divenute dei veri e propri tappeti degni della tradizione persiana.
Poi ci sono i contadini, attori di questa opera autunnale, che intrecciano storie e aneddoti tra un vitigno e un oliveto raccontando la semplicità alle nuove generazioni che scrollano lo schermo ipnotizzati e isolati dalla realtà. Ripenso ai pomeriggi dopo la scuola, le uscite con gli amici negli ultimi sprazzi di sole e poi a quell’odore intenso di mosto che faceva da cornice alle nostre scherzose scaramucce.
Il fascino dell’autunno mi rapisce ancora ed è una sfilata di intensi momenti, tutti da carpire e assaporare tralasciando per un po’ la frenesia quotidiana.
Francesco Sabbatini
21 gennaio 2026


