All’evento “Rassegna esplicita” di Macerata è tutto regolare, come spiega Simone Livi

Con riferimento all’interrogazione regionale n. 60 relativa all’assegnazione e all’utilizzo del contributo regionale di €15.000 destinato all’evento “Rassegne Esplicita” del Comune di Macerata, ritengo necessario ristabilire con chiarezza il corretto quadro giuridico e amministrativo della vicenda. L’ennesima interrogazione seriale presentata da un esponente DEM che propone letture dei fatti parziali e politicamente orientate, sovrapponendo valutazioni ideologiche a procedure che risultano pienamente legittime sotto il profilo normativo e contabile.

Non emergono, infatti, violazioni di legge né irregolarità amministrative. Il contributo, previsto dalla Legge regionale n. 21/2024 (Legge di stabilità 2025), è stato correttamente assegnato al Comune di Macerata, Ente titolare della competenza in materia culturale. La normativa non prevede bandi o procedure selettive e riconosce al Comune piena autonomia nella definizione dell’iniziativa culturale e nell’individuazione del soggetto attuatore.

La scelta dell’associazione Castelli di Carta APS rientra nelle prerogative dell’Ente locale ed è avvenuta mediante atto formale, motivato e pubblico. L’associazione è regolarmente costituita e non sussistono vincoli normativi che impongano il radicamento territoriale del soggetto attuatore in assenza di bando. Le contestazioni basate su presunte vicinanze ideologiche non trovano riscontro in atti giudiziari o amministrativi. L’ordinamento tutela la libertà di espressione e di iniziativa culturale e non ammette forme di controllo ideologico preventivo sui contenuti, incompatibili con il pluralismo democratico.

La concessione della Sala Cesanelli e del logo comunale rientra nelle ordinarie prassi di sostegno alle iniziative culturali riconosciute dall’Amministrazione e non implica alcuna adesione politica o ideologica. Analogamente, le critiche relative alla comunicazione visiva dell’evento non hanno alcun rilievo giuridico.

Il contributo è soggetto ai consueti obblighi di rendicontazione e ai controlli previsti per i trasferimenti agli Enti locali. Allo stato attuale non risultano irregolarità né segnalazioni da parte degli organi competenti.

Non sussistono, pertanto, presupposti giuridici per un eventuale ritiro del finanziamento, che risulterebbe arbitrario e discriminatorio. L’interrogazione, pur legittima sul piano politico, non evidenzia criticità tali da mettere in discussione la correttezza dell’operato della Regione Marche o del Comune di Macerata, che hanno agito nel rispetto della legge, dell’autonomia degli Enti locali e dei principi costituzionali di pluralismo culturale.

In conclusione si segnala il curioso paradosso che investe  proprio chi si presenta come esperto e custode del denaro pubblico, in una sorta di eccesso di pseudo-legittima difesa istituzionale, che tuttavia  produce come risultato concreto un ulteriore impiego di risorse pubbliche per istruire pratiche, ricostruire procedure, redigere verbali e rispondere formalmente a rilievi che si sono rivelati, ancora una volta, pretestuosi ed infondati frutto di un delirio di iper-zelo ispettivo, arrivando a evocare – senza riscontri oggettivi – addirittura l’ombra dell’apologia di fascismo.

Forse, prima di moltiplicare sospetti, sarebbe opportuno esercitare una forma di controllo meno costosa e più efficace come partecipare agli eventi, ascoltare i contenuti, valutare i programmi. E ancora prima, aprire un manuale di storia contemporanea o un testo di diritto costituzionale. Il reato di apologia di fascismo esiste solo quando vi è esaltazione concreta e attuale dell’ideologia fascista, idonea a favorire la sua ricostituzione, vietata dalla Costituzione e non è certo questo il caso.

Nel frattempo la cultura resta sotto processo. E i processi – come spesso accade – li pagano i cittadini.

Simone Livi 

Simone Livi

25 gennaio 2026

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