Nella tua mente come un giardiniere /coltivasti tenace / alberi d’acciaio: / i diritti del Clan col tuo dovere, / i fuochi artificiali, / la virtù del Sapere.
Eppure alla distanza di anni luce / il cuore tuo talvolta si è svegliato / come fa la natura a primavera. / Dal segreto dell’anima una bussola / ti conduceva a un porto: / la verità del sogno / di cui sapevi il nome.
Il mistero del tempo / che fugge consumando / ogni umana vicenda / ha chiuso con ferocia / anche la tua parabola. / Ora rimane un albero d’acciaio, / e lo squallore di un tumulo / che quell’albero offende.
Ti prego, Angelo mio, / cercalo anche nel nulla, / e mostragli se puoi / quel porto suo segreto / dove io gli ho innalzato / un altare di palpiti / che arriva fino al Cielo.
Franca Petracci
26 gennaio 2026


