Il tempo era passato in un momento lasciando una gran traccia di rovine. La neve che imbiancava le montagne faceva capolino da lassù. L’Estate già trascorsa troppo in fretta sembrava appartenesse a un altro mondo, di tempi assai festosi e desiati, di attese e di allegrezze prolungate che adesso non si senton quasi più.
Rapita è la dolcezza di quei giorni, ripieni di armonia e grandi sogni, speranze sorpassate da suoni e immagini di violenza e di terror. E l’uomo che si chiude nel suo guscio lavora a occhi bassi giù nel fosso in preda alle illusioni e agli inganni.
Per certo servirebbe una gran luce impossibile da smorzare, che riuscisse a sovrastare presto presto tutti i mali. Per fortuna c’è un rimedio naturale: la voglia inesausta di lottare. È così che la sua mano ignora i tanti menagrami disperati che lucrano contenti sui gran danni che riescono soltanto a procurare.
Lasciamoli invadenti a complottare e così intenti nel lor buio a fornicare. Guardiamo solo in alto perché – di certo – il gran giorno arriverà: con il sole risplendente e con le viole; a caccia di farfalle variopinte, con il suono di campane della Festa. E un Mondo rinnovato fiorirà.
Giuseppe Sabbatini
5 febbraio 2026


