Le campane spazzavano il tempo del giorno, / ricordavano l’ora della preghiera, / quella del pane da mettere al forno / e il ritorno dei colombi ai nidi la sera.
Quei dolci rintocchi tra valli e contrade / giungevano al cuore dell’uomo affannato / che chino sui campi e lungo le strade / aspettava il riposo tanto sognato.
Le campane immobili nude e arrugginite / non hanno più voce perché l’uomo ormai è sordo / e restano appese come sagome impietrite / a far da riparo al nido del tordo.
Corron veloci le ore del giorno, / figlie di un tempo sempre più avaro / un tempo bruciato e senza ritorno / egoista e assassino perché il tempo è denaro.
Marco Spaccesi
13 febbraio 2026


