I gusti cambiano ma il maritozzo marchigiano resta. Sull’origine del nome esistono tante storie. Si narra venisse preparato dalle ragazze in età da “marito”, per attirare spasimanti con il goloso aroma emanato dalla cottura.
O fosse antica usanza che i futuri mariti donassero alla fidanzata questo dolce il primo venerdì di marzo mettendo all’interno un anello o un gioiello come pegno per la prossima unione. Così la giovane, ricevendo il dolce, chiamava scherzosamente maritozzo il futuro sposo. Altra usanza, diffusa nelle campagne, voleva che le ragazze da marito offrissero maritozzi nelle feste per farsi conoscere dai ragazzi e trovare il compagno ideale.
In altra versione, il nome “maritozzo” sembra venire dall’usanza di donarlo al fidanzato, un gesto simbolico e un omaggio dolce e affettuoso per dire ti amo. Buttandola sul piano sessuale, il nome “maritozzo” deriverebbe dalla storpiatura ironica di marito, ma ammiccando alla forma leggermente allungata e vagamente fallica.
A Montefalcone, in un piccolo vecchio forno, ho trovato il “ricordo della mia infanzia”: maritozzi marchigiani uguali a quelli che fin da piccolo acquistavamo al forno del paese (il profumo si sentiva per tutta la via). Erano la colazione e merenda preferite, una vera goduria! Oggi, però, la ricetta è stata “moltiplicata” e ne troviamo con sopra glassa e zucchero, o con uvetta e anice, o con gocce di cioccolato.
C’è anche l’accoppiata deliziosa: maritozzo e mistrà, liquore tradizionale regionale. La crema al mistrà aggiunge un tocco di eleganza e raffinatezza al maritozzo, rendendolo un dessert ancora più speciale. Per me, sono buonissimi già da soli…
Alberto Maria Marziali

16 febbraio 2026


