Solitudine, preghiera e contemplazione per Beato Bernardo da Quintavalle vicino Sefro

Le prime notizie su questi luoghi impervi risalgono al XIII secolo, tra gli anni 1237-1239, quando il Beato Bernardo da Quintavalle, trovò rifugio volontario nelle grotte del monte Crestaio nei pressi di Sefro.

Il Beato Bernardo, fedele osservante della regola degli Spirituali, dopo la morte di San Francesco, dovette fuggire da Assisi per scampare alle persecuzioni di Elia da Cortona, che imponeva la Regola in maniera meno rigida. Il frate visse in questi luoghi per oltre due anni usando una grotta per rifugio e probabilmente un’altra come chiesa; infatti, dentro questa seconda c’è una pietra orizzontale che sembra richiamare la mensa di un altare.

Uno storico, fra i più vicini di quel periodo, frate Angelo Clareno, scrive: “Viveva solitario ai lati del monte di Sefro, dedito a contemplazione. Lo scoprì un legnaiolo che andava a far legna e gli chiese: “Chi sei, come mai vivi in un luogo così aspro e solitario?”. Bernardo spiegò il motivo e si offrì di lavorare per lui, in incognito e il legnaiolo gli procurava cibo e altre cose di prima necessità.

La popolazione di Sefro conosce queste grotte fin da tempi remoti e le indicava come “grotte dei frati” o anche “le Carceri”, poiché lungo i secoli furono utilizzale dai vari eremiti che vivevano prigionieri di se stessi. Nel 12 settembre 2015 si è posta una statua del Beato Bernardo da Quintavalle e una Croce in legno presso le grotte.

Beato Bernardo da Quintavalle (XII secolo – morto in Assisi, 10 luglio 1241) fu il primo seguace di Francesco d’Assisi ed è venerato come Beato dalla Chiesa Cattolica. Figlio di Quintavalle di Berardello, di condizione agiata, si laureò dottore in “utroque iure” a Bologna. Successivamente conobbe Francesco d’Assisi e, secondo l’agiografia, era insieme con lui, il 16 aprile 1208, quando ascoltò un predicatore pronunciare un passo del Vangelo secondo Matteo che lo indusse a spogliarsi dei suoi averi e distribuirne il ricavato ai poveri seguendo l’esempio tracciato da Francesco.

Qualche tempo dopo Bernardo fece ritorno a Bologna come predicatore insieme con Pietro Cattani, successivamente si trasferì a Firenze. Nel 1213 e il 1214 insieme con Francesco, si diresse in Marocco attraverso la Spagna; durante il viaggio fece tappa a Sanguesa, in Navarra, per assistere un infermo, nel luogo in cui sarebbe stato fondato, in seguito, probabilmente il primo convento dell’Ordine francescano. Continuò le sue peregrinazioni per un’altra quindicina d’anni fin quando non si ritirò in eremitaggio fino al 1240. È sepolto in Assisi, nella Basilica inferiore.

Alla morte di San Francesco, avvenuta ad Assisi il 3 ottobre 1226, seguirono aspre lotte fra gli intransigenti sostenitori della rigida applicazione della primitiva Regola dell’Ordine e i moderati che tendevano a mitigarla e a trascurarla. Quando alla guida dell’Ordine fu eletto per la seconda volta frate Elia da Cortona, sostenitore dei moderati, ovvero i cosiddetti Conventuali, i contrasti divennero insanabili tanto che, alcuni intransigenti, gli “Spirituali” o “Zelanti”, fra i quali alcuni dei primi discepoli di Francesco d’Assisi, tentarono una forte resistenza, pagandone conseguenze personali.

Fra questi c’era il Beato Bernardo da Quintavalle, il quale: “…vedendo l’Ordine cominciar a largharsi, per mezzo di detto F. Elia Generale, dando luogo all’ira; si ritirò in un Monte; dove era fatto un picciolo Eremitorio de foglie, e rami d’alberi, si diede tutto all’oratione, e contemplatione, et in esso dimorò due anni…”. È probabile che il ritorno di Bernardo ad Assisi, fosse reso possibile dalla deposizione di Frate Elia da Cortona avvenuta nel 1239 e che quindi il periodo dell’esilio, se così si può dire, fosse avvenuto a partire dal 1237, anche se riguardo a questi avvenimenti le fonti francescane sembrerebbero particolarmente reticenti.

Sta di fatto tuttavia che le grotte alle quali facciamo riferimento, sono attualmente accessibili attraverso un sentiero che parte dalla strada che da Agolla sale a Monte Lago in località “Il Tribbio” e si trovano in una sorta di terrazzo naturale che sporge a strapiombo sopra il fosso detto di San Giovanni nella parete sud del Monte Crestaio. In questo luogo, oltre alle piccole grotte visibili nella parete rocciosa, si possono scorgere anche le fondamenta di un piccolo edificio di pietra ed è probabile che queste fondamenta appartengano all’Eremo costruito originariamente dal Beato Bernardo da Quintavalle e trasformato successivamente in chiesa.

Questa chiesa fu dedicata a San Bartolomeo apostolo, ma di essa possediamo notizie solamente a partire da un riferimento che se ne fa in occasione della Visita Pastorale avvenuta ad Agolla il 9 agosto 1582, quando essa viene definita come “simplicìs ecclesiae”. Questa chiesa detta “delle Carceri” o “chiesa di San Bartolomeo” viene citata in più occasioni fra il XVIII e il XIX secolo nei catasti, ma soprattutto in vari atti relativi alla definizione dei confini fra le località Agolla e Sefro.

Fra queste citazioni risulta importante una descrizione che se ne fa per l’anno 1783: “…detto Monte Cristato e il sito dell’antica chiesa diruta detta di San Bartolomeo delle Carceri… fino al sito di detta chiesa diruta, che esiste precisamente circa la metà di questa falda, e continua dal lato di Ponente a un grosso scoglio quasi perpendicolarmente tagliato, di colore tendente al giallo, nel quale si sono osservate diverse grotte, che vi si internano per qualche tratto…”.

Si tratta di un percorso assai suggestivo, abbastanza facile da percorrere, che noi de “La rucola” abbiamo fatto. Si può lasciare l’auto in un ampio spiazzo da quale si gode una vista mozzafiato e di fronte al quale inizia il viottolo che permette di giungere alle grotte. Lungo il percorso s’incontrano dei cartelli in cui si legge una profezia sulla morte di Bernardo e una invocazione di San Francesco a chiunque sia “…ministro generale, lo ami e onori come farebbe con me e che i ministri provinciali e i frati tutti dell’Ordine lo considerino una altro me stesso”.

Ora della chiesa non v’è traccia materiale ma, come si può osservare dalle immagini pubblicate, restano la grotta dove il Beato pregava e dove mani devote hanno posto fiori e una piccola croce e la minuscola grotta dove probabilmente si coricava “su letto di foglie e rami”. Tutto d’intorno c’è silenzio, reso vivo dai versi degli uccelli e dal vento che fa stormire le foglie. La statua del Beato Bernardo è lì, a braccia aperte, accogliente verso il mondo intero.

a cura di Fernando Pallocchini, immagini per gentile concessione di Alberto Monti

17 febbraio 2026

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