Nell’aprile del 2006 mi recai alla presentazione del libro “Luci della ribalta a San Ginesio” di Piero Tordelli. Mi rimase impressa la battuta dell’autore su che ruolo svolgesse da giovane, durante il suo primo impiego in municipio. Ecco la sua spiritosa risposta: “Lavoravo come sottovice applicato, aggiunto, in prova”. Non c’è quindi da stupirsi quando Piero Tordelli, di San Ginesio, mi dice che si è sempre divertito a fare il burlone. È un personaggio eclettico, attivo in diversi ambiti: Pubblica Amministrazione, animazione sociale, psicoterapia e teatro.

Una breve storia – Il padre Spartaco, proveniente da Cisterna di Latina, si fermò a San Ginesio quale daziere. La madre Clara Bernasconi, proveniente da Petriolo, coadiuvava il padre commerciante di tessuti a San Ginesio e, come ambulante, a Sarnano, il giovedì. Piero ha l’abitazione principale in ricostruzione dopo il sisma del 2016, che si trova presso la cosiddetta fonte di Vivatta, un trivio che conduce a Sarnano, a Caldarola e poi Tolentino, e al capoluogo San Ginesio. Era quella un’antica fonte, molto apprezzata nel passato come abbeveratoio per i bovini di passaggio. Vivatta è il soprannome di un agricoltore che viveva di fianco alla fonte. Piero ricorda che un paio di volte vi transitò il Giro d’Italia.
San Ginesio, dagli anni Trenta ai Settanta del Novecento, era importante sede di pretura, carcere mandamentale, ufficio registro, ufficio imposte, ospedale e aveva l’istituto magistrale (vi è ancor oggi), quindi una città frequentata anche dalla gente dei paesi vicini nonché di altre Province. Dal 1964 fino al 1974 Piero, da diplomato, è stato applicato di ragioneria nel Comune di San Ginesio. All’epoca in ufficio si lavorava il mattino e il pomeriggio. Si svegliava alle ore 3:30, faceva un leggera colazione, studiava fino alle ore 7:30 poi andava al lavoro in ufficio.

Con sacrificio, quale lavoratore-studente, riuscì a laurearsi in sociologia all’Università di Urbino. Amava il teatro a cui si dedicò con grande passione, iniziando sin da giovanissimo con molta umiltà. Era entrato nella filodrammatica di Liberto Belloni che dirigeva anche la locale banda musicale. Iniziò come suggeritore, nel 1964 fu incaricato di fare il regista teatrale. Insieme con Giorgio Sancricca e Ruggero Machella ha scritto la commedia dialettale “Lu paese è comme l’oro” incentrata sull’inurbamento degli agricoltori sanginesini. Da vecchia data la città di San Ginesio possedeva un eccellente artigianato, soprattutto sarti e falegnami. Giunti in paese, gli agricoltori cercarono di arrangiarsi a svolgere piccoli lavori, ma ciò mise in crisi gli artigiani. Quella commedia aveva contenuti sociologici talmente interessanti che è stata rappresentata oltre 400 volte nel Maceratese e nelle Marche.
Scrisse anche la farsa “Lu surdu” anch’essa molto rappresentata. “Lu surdu” narra di un contadino coniugato con una donna gelosissima che lo teneva sempre sotto controllo, lui per disimpegnarsi sosteneva di perdere l’udito temporaneamente ogni volta dopo aver fatto l’amore. Il protagonista, cioè il contadino, fu interpretato dal maestro, pittore e attore comico teatrale, il sanginesino Eno Panichelli. Nel 1972, per due anni, frequentò la scuola di recitazione di Achille Millo a L’Aquila. Ciò gli diede una dizione perfetta e una voce bene impostata e molto apprezzata dagli spettatori nelle serate di vario genere.
Dal 1° ottobre 1974 al 1977, con decreto del Prefetto di Macerata fu incaricato delle funzioni di segretario comunale nei Comuni di Sant’Angelo in Pontano e, poi, di Serrapetrona. Dal 1977 al 1978 come vincitore di un concorso nazionale lo troviamo a Salara (RO) a circa 16 km da Occhiobello. Durante le abbondanti piogge, temendo la piena del Po, il municipio era aperto anche di notte.
Qual è l’opera teatrale che le è rimasta nel cuore? – “Lu paese è come l’oro”, ma anche “Lu surdu”. Dopo la morte del maestro Belloni, nel 1972, la sua banda si stava sciogliendo, perciò ho scritto “Lu Surdu” e la rappresentammo con l’intento di contribuire con i proventi dell’incasso alla ricostruzione della banda in crisi”.
Che ricordi ha di Urbisaglia? – “A Urbisaglia ho lavorato dieci anni (1978-88) come segretario comunale; grazie al mio interessamento l’anfiteatro romano è stato sistemato e divenuto luogo di rappresentazione di tragedie classiche con attori di valenza nazionale. Importante è stato il contributo del professore Giuseppe Cristini, all’epoca vice soprintendente ai beni archeologici di Ancona. Prima era un luogo abbandonato e i ruderi non erano minimamente valorizzati. Anche il teatro comunale, in passato adibito a cinema, all’epoca era uno stanzone fatiscente, in completo abbandono”.

Ricorda il pubblicista e studioso di storia locale Benedetto Salvucci (1927- 2015)? – “È stato grande amico e mio mentore, lui scriveva poesie e le declamavo in vari spettacoli. Collaborò anche al gruppo di pagliacci denominato “Giro incontro, regaliamoci un sorriso”, iniziativa mirata a offrire intrattenimento gratuito agli ospiti delle case di riposo della Provincia di Macerata: un incontro di gioia come antidoto alla solitudine”.
A Cessapalombo? – “Non sedetti solo dietro la scrivania, m’interessai anche della sfera sociale e contribuii alla realizzazione di una filodrammatica locale e di sagre molto gradite su funghi e lumache”.
Conobbe Fedro Buscalferri (1925-2012) sindaco di Caldarola? – “Lo conoscevo già come impiegato al Comune di Caldarola e quando andai in quel Comune, come segretario comunale a scavalco, ebbi l’occasione di approfondirne l’amicizia. Era un ottimo sindaco, sempre molto impegnato e capace di portare a compimento le sue molteplici iniziative, seguendo i relativi progetti fino alla realizzazione”.
Cosa ricorda di Colmurano? – “Era la prima metà degli anni Novanta, dietro richieste del sindaco dottor Romano Mari e dell’avvocato Gianfranco Formica, mi occupai del progetto per la realizzazione del palazzetto dello sport”.
Psicologo e psicoterapeuta – Piero Tordelli andò a riposo come segretario comunale del consorzio dei Comuni di Colmurano e Petriolo il 1° aprile 1999. Tordelli desiderava da sempre diventare psicologo e psicoterapeuta, ma negli anni Sessanta/Settanta, non c’era la facoltà universitaria di psicologia. Aveva conseguito tredici master in psicologia, e dietro autorizzazione del Tribunale Regionale delle Marche di Ancona e ai sensi della legge 56 del 1989 si iscrisse all’albo degli psicologi e psicoterapeuti. Con l’autorizzazione del Prefetto, e nel tempo libero, esercitò la funzione di psicoterapeuta con uno studio, prima a Macerata e poi a Passo Ripe San Ginesio, fino al novembre 2012. Si interessava di ipnositerapia, cura delle fobie, tecniche di rilassamento, cura degli attacchi di panico e naturopatia (fiori di Bach).
È stato giudice onorario nel tribunale per i minorenni delle Marche di Ancona e docente e formatore in svariati corsi diretti anche a volontari del servizio civile, per OSS, ecc. Il protagonista di questo servizio è autore di vari articoli di psicologia e di alcuni libri, tra i quali: “Vernacolata. Breve illustrata” con Roberto dell’Orso (2020), una raccolta di poesie dialettali e “Fantasie guidate” (2016), esercizi di fantasia che a livello mentale si possono eseguire per eliminare disturbi psicofisici, a condizione che gli stessi non siano cronicizzati.
Cosa prevede per il futuro? – “Sono pessimista perché non vedo alcuna iniziativa atta a preparare e migliorare il futuro di figli e nipoti. Non trovo alcun leader a livello mondiale capace di migliorare la situazione che appare tragica. Non vedo personaggi come quelli della prima repubblica che avevano vissuto la guerra e molti anche la prigionia e l’esilio: i creatori della nostra Carta costituzionale”.
Nonostante tutto, lo continuano a sorreggere l’amore per il teatro, la cultura e l’animazione sociale.
Eno Santecchia
18 febbraio 2026


