Immondizia: dove la metto? Un problema che va risolto dai tecnici e non dai politici

L’articolo su La Rucola (n° 328) mi ha fatto tornare indietro negli anni facendomi riflettere sul problema dei rifiuti. Ricordo da ragazzo a Macerata, era appena finita la guerra, ogni giorno, passava “lu monnezzà” suonava a ogni casa o appartamento, aveva in mano un secchio di metallo nel quale ciascuno rovesciava i propri rifiuti domestici. Poca roba, allora si riciclava tutto e non si buttava via nulla. Il suo secchio era sufficiente per un palazzo intero.

Poi lui rovesciava il contenuto del secchio nel carretto che spingeva a mano. Poco alla volta, è arrivato il benessere, il secchio non bastava più e il carretto a mano è diventato un autocarro. E sono sorti altri problemi. Dove mettiamo tutti questi rifiuti? Finché si è potuto si sono riempiti degli avvallamenti, alternando rifiuti a terra di riporto per agevolare la decomposizione ma pure quelli sono finiti, tutti pieni.

Altro problema serio è che oggi tra quei rifiuti ci sono anche materiali indistruttibili, in primo luogo la plastica, ricordate il vecchio Moplen salutato come la manna dal cielo? E questi sono portati a valle dalle acque reflue finendo, alla fine del loro percorso, in mare, formando le micidiali microplastiche.

La soluzione ideale sembra oggi sfruttare i rifiuti con l’incenerimento, con la produzione di calore utilizzabile per vari usi, con una combustione ben controllata, per evitare che i fumi disperdano inquinanti nell’ambiente. Ma il problema più serio è l’individualismo di enti e persone, condensato nella celebre sigla NIMBY – Not in my backyard ossia “fate quello che volete ma non nel mio giardino”. E qui tra ambientalisti e TAR c’è tutta la follia umana.

Caso emblematico il Comitato No Discarica con a capo l’Avv. Giovanni Vagni. Anche se l’Università Politecnica di Ancona si è espressa in un certo nodo, no, noi non la vogliamo, andate a farla da un’altra parte. Certamente è un problema serio e complesso, ma che va affrontato con decisione tenendo conto solamente del bene comune scansando ogni individualismo, per non seppellire le generazioni future sotto una montagna di rifiuti o avvelenando per sempre l’ambiente.

Ma più di tutto si deve tenere presente che quello rappresentato dai rifiuti è un problema solamente e squisitamente tecnico, non politico e va affrontato e risolto solo da tecnici mettendo a tacere qualsiasi altra considerazione. Detto questo approfitto per porgere un cordiale augurio alla Redazione e ai lettori.

Gianni Carnevale

19 febbraio 2026

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