Oggi esaminiamo la parola “adagio”: quanti significati! Fino alla comica calcistica

“Adagio”, in questa parola mi ci sono imbattuto stamattina e, tanto per iniziarla bene, ho cominciato a pensarci su. Questo perché, pur avendo una gran voglia di correre le meningi, grazie a Dio ancora funzionanti per il rispetto dovuto alle ginocchia scricchiolanti, dettero subito il consiglio di dedicarsi prima a esercizi meno impegnativi come apparì subito quello di chiarire se quel termine, risvegliatosi nella mente senza un vero motivo, avesse solo un unico corrente significato o anche altri.

Sorpreso di non averci mai pensato prima, all’improvviso mi stavo accorgendo che in realtà oltre al comune “fai le cose senza fretta” quella parola, nel linguaggio, poteva avere anche altri utilizzi. E così ho fatto ricorso a wikipedia, l’enciclopedia telematica divenuta al giorno d’oggi indispensabile, apprendendo che “adagio” nella lingua italiana come avverbio significa “senza fretta, lentamente, piano nel muoversi così come nel decidere e nel comportarsi e anche, come espressione esclamativa, è nell’uso a esempio con adagio con le parole o con altro.

Come sostantivo maschile, in musica è poi un “movimento” fra l’andante e il largo mentre come aggettivo si usa per qualificare qualsiasi cosa che non sia in pendenza. Ma anche, a pensarci bene senza che l’enciclopedia lo dica, è anche la voce indicativa in prima persona del verbo adagiare (io adàgio). Quanti significati! E chi lo pensava?

A questo punto l’andare adagio, cioè “piano”, mi ha anche ricordato un curioso episodio di tanti anni fa, rimasto casualmente in memoria. Un amico, gran tifoso di calcio, mi aveva convinto ad accompagnarlo a vedere una partita della Maceratese in Ancona. La sfida era contro la squadra del popoloso quartiere Piano San Lazzaro. Le vicende pedatorie si presentavano alterne ma i “locali” a un certo punto sembravano in procinto di soccombere. Erano tempi pacifici e i bollori del tifo si sfogavano civilmente solo con grida di incoraggiamento dei sostenitori, in questo caso del Piano San Lazzaro. Alto si levò ripetutamente il forte urlo: “Forza Piano! Forza, Piano!”.

Ovviamente le parole non erano dotate di maiuscola e dunque il senso di quelle grida risultò all’orecchio talmente contraddittorio da provocare una valanga di sghignazzi da parte dei tifosi maceratesi lì convenuti in buon numero. Ma che volete? Per evitare il bisticcio quei poveri tifosi mica potevano urlare “adagio!” invece di “piano!”

Appagate e acquietate, le mie attenzioni si sono finalmente dedicate anche al modesto quotidiano esercizio fisico per riscaldare le membra assopite onde poter affrontare meglio i diuturni lavori e ripascere la già galoppante mente. Perché, come tutti sanno, il corpore sano mantiene sana la mente ma sempre, per dirla con il Manzoni: “Adelante, Pedro, con juicio…”. Cioé “adagio”, perché la fretta di forzare la fibra tira spesso brutti scherzi…

Giuseppe Sabbatini

23febbraio 2026

Sii il primo a dire che ti piace

Commenti

commenti