Com’è cambiato il modo di vivere: c’era una volta la secchia, ossia… la vasca da bagno

Non si può dire che da piccoli non avessimo tutte le comodità. Ci facevano il bagno in una tecnologica tinozza con riscaldatore e idromassaggio, la stanza era corredata di TV satellitare e c’era un impianto stereo per ascoltare la musica… Ho iniziato bene il racconto? Oppure volete un’altra versione? Eccola…

Un tempo, quando il bagno era ancora un lusso e le docce moderne erano nel mondo dei sogni, regnava lei: la secchia. Conosciuta anche come bagnarola o tinozza, era una presenza fissa e silenziosa nella quotidianità delle famiglie. Realizzata in metallo zincato o in robusto legno, era usata per tutto: dal bucato al bagno dei bambini. La prassi era sempre la stessa: l’acqua si scaldava sul fuoco del camino o sopra la stufa. Quando la secchia veniva riempita il vapore si alzava nella stanza e l’aria si impregnava col profumo del sapone fatto in casa. I piccoli immersi nell’acqua ridevano, giocavano e schizzavano intorno.

I bambini venivano lavati lì, nella grande cucina/soggiorno; la stanza più calda di casa. L’acqua non c’era dappertutto, non c’erano stanze da bagno come oggi, c’era solo una grande arte di arrangiarsi e tanto amore. La secchia era pratica, si spostava facilmente dove serviva e si svuotava a mano. Quando non serviva per l’igiene diventava contenitore per un po’ tutto: vendemmia, conserve, bucato e, perfino per tenere in fresco il cocomero. Anche gli adulti la usavano per lavarsi, in ginocchio o seduti, in gesti lenti e dignitosi fatti in una posizione che oggi sembrerebbe scomoda ma che allora era normalità.

Questi anni, per chi li ha vissuti, sembrano il paradiso e forse lo erano. I soldi si risparmiavano per arrivare a costruirsi una casa più grande e bella. La paga, in buona parte restava nelle tasche non perché era corposa ma in quanto, allora, c’era una possibilità di accumulo migliore, rispetto a oggi. Si riusciva a risparmiare solo perché le nostre famiglie spendevano un decimo di ciò che spendono oggi.

Quasi tutti lavavano i capelli a casa, si andava poche volte l’anno dal parrucchiere per tagliarli; abiti e scarpe da un figlio all’altro. La mamma preparava una sola cucina per tutti e si mangiava la frutta solo se c’era ne-gli alberi attorno casa. Il caffè si faceva con l’orzo tostato in casa e i gelati erano una rarità. Insomma, c’era niente per provocare spese superflue. Negli anni “50” 1 Kg di pane costava 100 Lire, un cono gelato 10/20 Lire, un pasticcetto 20 Lire.

Alberto Maria Marziali

24 febbraio 2026

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