Le feste di compleanno in casa: al rientro dei genitori diventava protagonista la scopa

Quando alla radio si riascolta quella musica che non ce la fa a diventare vecchia, tanto è bella, molti anziani ripensano alla propria gioventù. Ripensano alle passeggiate, all’amicizia, alle feste. Vero? Vorrei spiegare, alla gioventù attuale, com’era il luogo del divertimento che ospitava le feste negli anni 50/60/70… quando eravamo ancora felici in una nazione in crescita.

Una casa disponibile – Allora si trovava sempre una casa disponibile per organizzare una riunione gioviale. In quel bellissimo periodo, nella casa di turno si spostavano tavoli e poltrone per creare uno spazio al centro della sala dove si ballavano i lenti e il cuore batteva a mille… Nelle feste del tempo non c’erano alcolici e superalcolici sul tavolo. Si stava insieme con tanta semplicità, ma con tutte le nostre emozioni di adolescenti. Non era pensabile che qualcuno si isolasse, con in mano il cellulare.

Il pretesto? Un compleanno – Il pretesto per ritrovarsi e per invitare ragazzi e ragazze, nuovi amici, era il compleanno. Le feste in casa per i compleanni erano di grande divertimento! Le ragazze, molto carine, arrivavano in minigonna e stivali di gran moda. Nessuno avrebbe calzato le brutte scarpe di plastica, americane. Le “firme” le avevamo in casa perché nel Fermano-Maceratese si fabbricavano le più belle calzature al mondo. Dai nostri calzaturifici uscivano stivali favolosi e scarpe con tacco 100. Le scarpe a un certo punto furono montate su altissimi plateau, o zeppe, che facevano apparire come modelle anche le piccolette. I ragazzi sapevano apprezzare le ragazze, senza il pensar male… C’era educazione, rispetto e tanta, ma tanta simpatia. Una curiosità: per il vero, vedo nelle catechiste di oggi molte ammirate ragazze di ieri. Sono evidentemente cresciute bene.

Per la musica disco dance e pop – Nelle feste il sottofondo musicale era fatto con la mitica disco dance e la musica pop! Baglioni, Cocciante, Lucio Battisti, ecc. Il momento caldo era quando dal giradischi si diffondeva nell’aria “Je t’aime… moi non plus”. In quella situazione e grazie a quella canzone, per i giovanotti era importante avere tra le braccia la ragazza giusta. A ogni festa nascevano grandi amicizie e compagnie, da cui scaturivano anche nuovi amori e cotte passeggere.  Complici i balli lenti, dolci e romantici di quel tempo indimenticabile, i ragazzi si legavano con grande interdipendenza. Erano senza orrendi tatuaggi. Senza anelli al naso. Senza droga. A volte penso come sarebbe stata accolta a una festa una ragazza con i collant vistosamente smagliati, come vanno oggi di moda. In quelle riunioni c’era solo musica, brani che ancora piacciono e non accennano a tramontare. Per inciso: la morte e la popolarità di Ornella Vanoni, ha evidenziato questo fenomeno.

Gli scantinati dei palazzi – I maschi facevano a gara per essere eleganti, in giacca e camicia e le donne attiravano senza labbra oscenamente gonfiate. Quando arrivava il giorno dell’invito, in casa si mettevano tutti mobili in un angolo, e si faceva spazio per ballare… quei lenti da cardiopalma. Davvero ricordi indelebili. Dagli anni ‘60, poi, ci fu una evoluzione e le feste si svolsero negli scantinati dei palazzi, con sapienza trasformati in discoteche e club fai da te. Quanti ce n’erano nelle nostre cittadine! Nulla mancava! Giradischi, poster alle pareti, luci colorate, angolo bar, per bere e socializzare facendo il primo approccio con i nuovi arrivati. Tutti erano belli e vestiti alla moda. I giovanotti aspettavano tutta la settimana, a volte anche due, e poi finalmente ci si trovava insieme sperando di riuscire ad avvicinare la ragazza che piaceva.

Amicizie vere e niente violenza – Vere amicizie, e le violenze non esistevano. In quel periodo erano quasi tutti capelloni mentre oggi si verifica il contrario! Molto maschietti sono rapati come guerrieri apache, pur se la cosa in certi casi è gradevole. Erano feste vissute intensamente domenica dopo domenica. Oggi, invece, il problema è che la nuova generazione ha scambiato il giorno per la notte. Il popolo dei ragazzi vive nelle tenebre, anche a causa delle leggi che permettono ai Bar Discoteche di restare aperti fino al mattino. Mi dispiace per chi lavora in questo campo, ma se chiudessero gli esercizi alle ventiquattro, massimo l’una, e poi tutti a casa, forse tanti incidenti stradali, tanto bullismo e tanto altro non ci sarebbero. Vista la situazione dobbiamo augurarci che qualcosa di meglio, di come sta andando il mondo oggi, possa accadere per le nuove generazioni. Lo auguro con tutto il cuore. Quando si ballava in casa i genitori si chiudevano in cucina, o andavano al cinema, per lasciare liberi i ragazzi. Per molti il bello arrivava quando si spegnevano le luci e iniziavano i lenti.

I segnali: ci sto o no – La giovane libera, a differenza di ciò che accadeva nelle bolge delle discoteche a pagamento, difficilmente diceva di no all’invito a ballare del ragazzo. Se puntava i gomiti in avanti, la pomiciata non era accettata, se si lasciava abbracciare e stringere la via era aperta, ma di fare sesso non se ne parlava! Il contesto favoriva l’avvicinamento e il contatto. Poi si vedeva come sarebbe andata… Quanti filarini e fidanzamenti! Era fatale che a un certo punto si spegnessero le luci per avere più intimità, e osare qualche gesto in più. Non occorrevano sostanze eccitanti. Bastavano gli ormoni, per darci gli stimoli naturali, di desiderare e stringere una ragazza! Quello che si viveva non si può neanche paragonare all’odierna società malata, viziata e insoddisfatta, dentro la quale, purtroppo, convivono i nostri giovani.

Arriva la scopa – Concludo con l’illustrazione di una situazione quasi comica. Immancabilmente, come ho detto, a un certo momento si spegneva la luce, che rimaneva tale almeno fino a quando qualcuno dava l’allarme: “Mamma sta rientrando!” A quell’avvertimento immediatamente si riaccendevano le lampadine e spuntava la scopa, che diventava protagonista per quel gioco, ben noto, che faceva pagare pegno a chi, nell’interruzione del disco, restava con la ramazza in mano. E quale erano i pegni? Lo sapete vero? Adesso care signore, che ora vi siete trasformate in nonne, ve lo ricordate il primo bacetto dato a una festa grazie ai giochi e ai pegni manovrati ad arte? Chissà se poi vi sarete sposate con chi vi dette quel bacetto?

Alberto Maria Marziali

13 marzo 2026

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