“Vento custodisce l’anima”, versi haiku di Zef Mulaj, libro edito da “Edizioni Simple”

Zef Mulaj, poeta, ha pubblicato un altro libro dal titolo “Vento custodisce l’anima” con la maceratese “Edizioni Simple”: uno sguardo attento al sociale senza mai perdere di vista l’ambiente, puntando il dito contro le storture. 

Zef Mulaj ha un’anima sensibile e non può essere diversamente, altrimenti non sarebbe stimolato a scrivere poesie sulla condizione umana. Utilizza versi haiku, rapidi, essenziali, efficienti per esprimere concetti secchi, decisi e non è un verseggiare semplicissimo dovendo rispettare la particolare metrica imposta. Ha suddiviso il suo lavoro in quattro sezioni che interagiscono fra loro a testimoniare la sua attenta osservazione sulle vicende della società attuale, vicende negative che non dovrebbero esistere se l’essere umano fosse “Uomo” davvero.

Nella prima parte “Il respiro della terra” punta l’indice sulla natura ed è un assai forte monito! “Lungo il sentiero / cammino senza fretta / tanto dolore.” Muoversi lungo le vie del mondo con andare lento, per osservare con attenzione, notando i disastri, le storture e provando dolore sia per la sorte della natura quanto per l’agire sconsiderato dell’uomo “Abbiamo Zef mutato / le forze intorno a noi / motosega al bosco.” Tagliare, distruggere la vita, modificare la natura usando tecniche sempre più invasive per ottenere un miope utile momentaneo.

Altro tema lo esprime in “Donne di Luce” e per Zef Mulaj ogni donna è una stella che non smette di brillare, anche nel buio della violenza. Mentre le persone stanno smarrendo il senso vero della vita, perse dietro il fumo delle erbe e gli aghi che bucano la pelle per aprire la porta del cervello all’ingresso di distruttive sostanze “hanno smarrito, / senso della vita / fumo d’erbe.”, la donna continua a essere una essenza ispiratrice, la sua forma fisica e mentale, è un cielo infinito che ispira amore “Mia dolce musa, / è la tua forma / cielo d’amore”. Un essere così va custodito con cura e non deve essere fatto segno di violenza, come purtroppo è avvenuto e avviene ancora oggi.

Anche il rapporto dell’uomo con il mare è divenuto problematico e il poeta lo esprime in “Le voci del mare”, dove ogni onda porta un nome dimenticato, ogni sguardo oltre l’orizzonte è una preghiera. Le vicende dei popoli migranti, di così drammatica attualità, sono sciolte nel moto ondoso, nomi dimenticati, affetti perduti e solo uno sguardo compassionevole va oltre l’orizzonte ristretto dell’umanità smarrita, come fosse preghiera. Ma l’uomo, questo essere inconsapevole, ha anche altre colpe “Mare deserto, / plastica che canta / sfida i pesci.” Sono versi che non hanno bisogno di commento e sono lì a testimoniare l’ignavia di chi non vuol vedere il disastro perpetrato verso la parte più portatrice di vita del nostro pianeta.

Una nota di speranza e di ottimismo abbiamo trovato in “La luce del ritorno”, ultima parte del libro dove dopo ogni notte, la luce torna a cercare i volti dell’anima; la Luce, portatrice di verità, dopo i periodi bui ritorna ogni volta a cercare chi porta in sé, ancora, la fiammella della buona consapevolezza. Infatti leggiamo nell’ennesimo haiku “Alba lontana, / accende i colori / speranza rinasce” Ogni nuovo giorno rinasce la speranza di un mondo migliore… e “Un soffio di vento, / tra fili d’erba / risa di bimbi”. I bambini, simbolo di continuazione. Si spera in meglio.

Fernando Pallocchini

29 marzo 2026

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