Eno Panichelli, pittore, attore, enigmista, protagonista televisivo, amante di San Ginesio

Il contesto – Correva l’anno 1932, negli Stati Uniti la “grande depressione” tocca il suo punto più basso. A febbraio a Ginevra si apre la conferenza sul disarmo a cui parteciparono 62 nazioni; i lavori si protrassero fino al 1936, ma non si arrivò ad alcun risultato concreto. Al censimento del 1931 San Ginesio (MC) contava 7.674 abitanti, nel dopoguerra inizierà la notevole decrescita demografica. Nazareno (Eno) Panichelli vi nacque il 15 febbraio 1932. Il padre Giuseppe, militare del Regio Esercito in Africa Orientale Italiana, fu preso prigioniero dai britannici. Perì il 18 novembre del 1943 nel Fort Victoria Camp n° 5 Salisbury (Sud Rhodesia, oggi Zimbabwe), per il ribaltamento di un trattore.

Eno Panichelli

Insegnante – Sin dai primi anni Cinquanta Eno svolse la professione di maestro elementare con passione e dedizione. I ricordi delle figlie Laura e Rossella mi consentono di rendergli l’omaggio che merita. Animato da una forte curiosità e desiderio di conoscere condusse un’esistenza intensa dal punto di vista culturale e socioaffettivo. Da autodidatta si esercitò nel disegno e nella pittura; fu il suo professore d’arte Lamberto Massetani che ne comprese subito l’innato talento. Suoi alunni si affermarono nel mondo del lavoro; da ricordare Claudio Messale, designer della Ford, che manifestò più volte la sua riconoscenza per aver fatto emergere in lui la vena creativa.

Personaggio poliedrico – Fu motivo di orgoglio per i familiari la sua partecipazione ai programmi televisivi “Il Musichiere” (in onda dal 1957 al 1960) condotto da Mario Riva e “Lascia o Raddoppia” (dal 1955 al 1959) di Mike Bongiorno. Quando verso la fine degli anni Settanta, a San Ginesio, iniziarono le trasmissioni di “Radio Zona L”, lui ne diventò un apprezzato speaker. Appassionato della “Settimana Enigmistica” non si limitava a leggere e risolvere ma ideava anche quiz che venivano pubblicati. Si dilettava anche nel gioco del calcio, a sciare lungo i pendii campestri sanginesini e praticava il tennis. Ma Laura dice che dava il meglio di sé, in estate, nella bocciofila sotto il colle Ascarano.

Pittore e illustratore – Come pittore prediligeva l’arte figurativa: paesaggi, ritratti, caricature e tanto altro. Racconta Laura: “I suoi acquerelli erano molto apprezzati, forse perché il daltonismo gli consentiva di ottenere mescolanze e fusioni cromatiche insolite e originali”.  Non smise mai di studiare la pittura e di apprendere. Con la china, acquerello, olio su tela e altre tecniche abbozzava spesso scorci del suo paese e li condivideva con chi era in grado di apprezzarli. Per le edizioni Longo, nel 1967, illustrò il libro per ragazzi “Il pane dei serpenti”. Eno collaborò con il settimanale l’Appennino Camerte fornendo disegni a china.

Amava San Ginesio – Di indole mite e dolce Eno era innamorato del paese natio, al quale dedicò una gran parte della sua vita professionale e artistica. Partecipò con entusiasmo a tutte le iniziative e gli eventi che gli venivano segnalati, offrendo le sue competenze artistiche e umane. Per diversi anni dipinse il palio, poi donato al rione vincitore delle rievocazioni storiche, tra cui “Il ritorno degli esuli”.  Dipinse anche bozzetti per l’infiorata, evento locale molto sentito. Nel 2008, IV centenario della morte del giurista Alberico Gentili, per 21 anni regio professore di Diritto Civile a Oxford, realizzò due tavole ad acquerello raffiguranti la unione tra San Ginesio e la città inglese, sede di un’antica Università.

Il terremoto e la “Primavera” del Botticelli – Con il terremoto avvenuto nel 2016 dovette lasciare il suo paese, confortato dal forte amore della moglie Rita e delle due figlie, che lui chiamava “Pepite”. Così si ritrovò sfollato sulla costa, ottuagenario e malato. Laura e Rossella, per motivarlo e mantenerlo attivo, gli chiesero di realizzare una copia de “La Primavera” di Sandro Botticelli, esposta alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Dopo l’iniziale esitazione per l’ambiziosa richiesta, si mise all’opera e in quattro anni di duro impegno realizzò una copia pregevolissima, dimensioni di 150 x 220 cm.

Attore – Il nostro eclettico insegnante aveva anche un’altra passione, la recitazione. Ricoprire da protagonista parti comiche in commedie dialettali gli fu congeniale: aveva la battuta sempre pronta. Al riguardo vediamo cose ne dice Piero Tordelli: “Eno Panichelli era capocomico e insieme con Augusto Graziosi aveva una creatività travolgente di attore. Prima di recitare con la Filodrammatica Sanginesina era stato più volte attore e cantante di operetta sotto la guida di Liberto Belloni. Le parole dialettali Eno le attingeva nelle scuole rurali, dove ha insegnato, parlando con i bambini e i genitori. Aveva la capacità di essere comico grazie alla sua intelligenza spumeggiante. In modo particolare ricorda un aneddoto, all’epoca assai noto.

L’aneddoto – Eno era giovanissimo e orfano del padre morto in Africa durante la seconda guerra mondiale. La mamma Lucia era una brava donna che lo educò con tantissimo amore; quando usciva la sera e non lo vedeva rientrare era in ansia. Una sera fece tardi in compagnia degli amici e quando tornò a casa trovò la mamma che gli aprì la porta e gli disse: “È l’una di notte e tu sei rientrato adesso!”, lui le rispose: “Mamma sono le dieci… dovresti sapere che l’orologio non batte lo zero”.

di Eno Santecchia

1 aprile 2026

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