Cominciamo a essere rimasti in pochi quelli che, come me, da ragazzi leggevamo “Il Vittorioso”. Iniziai dopo la Guerra; avevo otto anni quando il Babbo me lo acquistò per la prima volta. Lo conservo ancora: era il numero 12 del 1946. Bellissimo, con in prima pagina alcune vere e proprie tavole di pittura del più bravo degli illustratori che conosca: Franco Caprioli, allora già affermato fra i migliori.
“Il Vittorioso” era un settimanale per ragazzi, la cui prima pubblicazione risaliva al 1937, ideata in campo cattolico sull’onda del successo del “laico” “L’Avventuroso”, che aveva preso le mosse tre anni prima; legato a pubblicazioni americane entrate nei gusti di tanti ammiratori del genere di storie raccontate a fumetti, a tutt’oggi così apprezzato anche se con caratteristiche e finalità davvero diverse a volte lontane dal puro divertimento.
Qualcuno potrebbe forse domandarmi: ma come fai ad essere così preciso nel ricordo di fatti e date risalenti alla bellezza di ottanta anni fa? La risposta è semplice perché, da affezionato lettore, lo collezionai per diversi anni, facendo man mano rilegare tutti i numeri acquistati, che gelosamente conservo in distinti volumi dal 1947 al 1956; anno quest’ultimo successivamente al quale smisi, per… raggiunti limiti di età. Per completezza aggiungo che il settimanale, cambiati tempi e gusti, sopravvisse fino al 1970 – da ultimo sotto il titolo: “VITT”.
La varietà dei temi trattati nel settimanale, l’interesse destato dalle molteplici narrazioni tutte illustrate da disegnatori fra i più illustri allora in auge, l’effetto educativo promosso e consolidato sempre in linea con i tempi, hanno accompagnato la mia crescita culturale e influito sulla formazione del carattere e sulle idee. Imparai allora – e immagazzinai come proprio – un motto sottotitolo all’intestazione, in senso figurato riferentesi al lettore e spronante ad essere lui vittorioso siccome: “FORTE LIETO LEALE GENEROSO”.
Da sempre l’ho mantenuto nel bagaglio dei pensieri ricorrenti anche se, con sorpresa oggi per redigere il presente scritto rispolverando le annate che possiedo, mi sono accorto che questo motto, inserito in primis nel numero 31 del 17 agosto 1947, risulta scomparso a partire dalle uscite del settimanale successive al numero 42 del 15 ottobre 1950. Che sorpresa, ragazzi! Non me ne era mai accorto prima, tanto quel motto era rimasto sin da subito stampato in mente e così sempre ricordato come primaria regola di vita.
Ma che te ne importa? Qualcuno sicuramente dirà. Se lo pensa davvero e non l’ha capito, mi spiace per lui. Le idee che si acquisiscono in gioventù, gli insegnamenti e gli esempi ricevuti rimangono e, pur se talvolta possono attenuarsi, quando servono davvero si ritrovano e ti aiutano come prima, sempre. Ho fatto di quel motto un principio basilare per crescere, decidere soprattutto trovandomi nel dubbio e operare e così mi ripropongo ancora di rispettarlo, nonostante mi sia ora accorto che un qualcuno all’improvviso, zitto zitto, già a fine 1950 lo depennò.
Mi spiace per voi, ragazzi, se non l’avete potuto leggere, ma siete ancora in tempo per conoscerlo e l’importante è che decidiate di conservarlo nella vostra mente e nel cuore per adoperarlo quando vi servirà. Purtroppo è un principio sfuggente perché talvolta non può far comodo e quindi c’è la tentazione di non rispettarlo. Ma se mi darete retta non temete! Perché l’importante per me, come per tutti voi che leggete, sarà solo uno alla fine: riuscire a pensare di sé che sei stato un VITTORIOSO perché FORTE LIETO LEALE GENEROSO.
Giuseppe Sabbatini

20 aprile 2026


