Minori e social – Cara Giorgia Meloni, non basta vietare, occorre educare le famiglie

Il presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo chiede una legge più coraggiosa su minori e social: “Non basta vietare, bisogna educare. La libertà digitale senza formazione è abbandono”. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, ha indirizzato dai suoi canali social una lettera aperta al presidente del Consiglio Giorgia Meloni per chiedere un intervento normativo chiaro e strutturato sul rapporto tra minori e social network.

La posizione di Lavenia è netta: vietare l’accesso ai social ai minori di 16 anni è una scelta necessaria, ma da sola non sufficiente. Secondo il presidente dell’associazione, infatti, un eventuale divieto rischierebbe di trasformarsi in una misura facilmente aggirabile se non accompagnata da un serio percorso educativo rivolto a ragazzi e genitori.

Scrive Lavenia, che parla non solo da professionista ma anche da padre: “Sul tema dei social ai minori non possiamo più permetterci di essere vaghi, prudenti o diplomatici. In questi anni ho visto ragazzi spegnersi lentamente dietro uno schermo, genitori sentirsi impotenti, relazioni rompersi, autostima crollare, sonno saltare, ansia crescere, isolamento travestito da connessione”.

Piattaforme social vere e proprie trappole – Al centro della riflessione vi è la natura stessa delle piattaforme social, descritte non come strumenti neutri, ma come ambienti progettati per trattenere l’utente, catturarne l’attenzione e sollecitare un ritorno continuo. Un meccanismo che, sottolinea Lavenia, diventa particolarmente pericoloso quando intercetta la vulnerabilità emotiva e identitaria degli adolescenti.

Patentino digitale – Per questo, nella lettera, il presidente rilancia una proposta che l’associazione porta avanti da tempo: l’introduzione di un Patentino Digitale obbligatorio, da inserire direttamente in una futura legge nazionale sul tema. Secondo Lavenia, il Patentino Digitale non dovrebbe essere un’azione simbolica o episodica, ma un percorso strutturato e obbligatorio da svolgere nelle scuole attraverso enti certificati, con almeno sei mesi di formazione reale. Un percorso che affronti in modo concreto temi come algoritmi, dipendenza da approvazione, reputazione online, cyberbullismo, pornografia, adescamento, umiliazione pubblica, solitudine digitale e uso inconsapevole dell’intelligenza artificiale.

Coinvolgimento dei genitori – Sostiene Lavenia che un punto centrale della proposta riguarda anche il ruolo delle famiglie: “I genitori non possono essere lasciati fuori. Non possiamo chiedere ai figli consapevolezza e poi lasciare gli adulti nell’ignoranza digitale”. Per questo il percorso, secondo la proposta, dovrebbe prevedere una partecipazione obbligatoria anche dei genitori, chiamati a formarsi e ad assumersi una responsabilità educativa concreta nell’accompagnamento dei figli online fino alla maggiore età.

No patentino? No navigazione! – Nella visione illustrata da Lavenia, il Patentino Digitale dovrebbe diventare anche condizione necessaria per l’accesso ai social da parte dei minori: non un semplice attestato formale, ma una vera autorizzazione, che le piattaforme sarebbero obbligate a riconoscere per legge, impedendo l’ingresso a chi ne fosse privo. “Il punto è tutto qui”, afferma Lavenia. “La libertà digitale senza educazione non è libertà. È abbandono”.

Con questa lettera, il presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo chiede quindi al Governo di sostenere una legge che unisca un limite chiaro all’accesso sotto i 16 anni e uno strumento educativo serio come il Patentino Digitale obbligatorio. “Per una volta proviamo ad arrivare prima del danno”, conclude. “Perché su questo tema non possiamo più permetterci di arrivare dopo”.

20 aprile 2026

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