Pubblichiamo una nota dello psicoterapeuta Giuseppe Lavenia che è di grande attualità, conseguente alle false immagini che hanno coinvolto la Premier Giorgia Meloni e che, anche nelle prossime elezioni amministrative, stanno inquinando la scena politica, con immagini contraffatte e notizie che di vero hanno ben poco quando addirittura niente, inserite online da profili fasulli o da persone che si nascondono dietro uno pseudonimo. Pur di apparire protagonisti o per infangare l’avversario, questi soggetti non si fanno scrupolo di ingannare le persone.
Le immagini deepfake (video, immagini e audio falsi creati con l’IA) che hanno coinvolto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, diffuse online in versioni manipolate e sessualizzate, riportano con forza al centro del dibattito pubblico un tema che non può più essere rinviato: l’uso dell’intelligenza artificiale per violare identità, dignità e reputazione delle persone.
Afferma Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te.): “Non è un episodio isolato, ma il segnale evidente di un fenomeno sempre più accessibile e pericoloso, capace di colpire chiunque. Non è tecnologia, è violenza. Quando il volto di una persona viene usato senza consenso per costruire immagini intime o degradanti, siamo davanti a una forma di abuso psicologico e sociale. Oggi è successo alla Presidente del Consiglio, domani può accadere a una ragazza qualsiasi, a un adolescente, a un’insegnante. Il punto non è chi colpisce, ma quanto siamo tutti esposti”.
Il deepfake rappresenta una nuova forma di violenza invisibile, che non lascia segni sul corpo ma incide profondamente sull’identità e sulla percezione sociale della vittima. Prosegue Lavenia: “È una violenza silenziosa, ma devastante perché ti toglie il controllo della tua immagine. E quando perdi il controllo della tua identità, perdi una parte di te”. Proprio per questo, Giuseppe Lavenia e l’Associazione Di.Te. hanno lanciato una petizione nazionale per vietare l’abuso dell’intelligenza artificiale e proteggere volto, voce e identità dei cittadini italiani: https://www.change.org/p/vietate-l-abuso-di-ia-proteggiamo-volto-voce-e-identità-dei cittadini-italiani. Una mobilitazione che ha già raccolto oltre 30.000 firme in pochi giorni, segno di una preoccupazione reale e diffusa nel Paese.
La petizione chiede interventi concreti e immediati. In primo luogo, l’introduzione di un reato specifico che riconosca e sanzioni la creazione e la diffusione di contenuti deepfake senza consenso, soprattutto quando a sfondo sessuale o lesivo della reputazione. Accanto a questo, il riconoscimento giuridico dell’identità digitale come diritto inviolabile, includendo volto e voce tra i dati personali da tutelare. La richiesta riguarda anche una responsabilità chiara per le piattaforme digitali, con l’obbligo di rimozione tempestiva dei contenuti e l’introduzione di sistemi di prevenzione e rilevazione.
Sottolinea Lavenia: “Non basta dire ‘non siamo responsabili’, se ospiti contenuti, devi anche proteggere le persone”. Tra le proposte anche l’introduzione di sistemi obbligatori di tracciabilità dei contenuti generati con intelligenza artificiale e un investimento strutturato nell’educazione, a partire dalle scuole.
Conclude Lavenia: “Stiamo dando strumenti potentissimi a ragazzi che non hanno ancora sviluppato il senso del limite. E senza limite, ogni tecnologia rischia di trasformarsi in un’arma. Il vero problema non è l’intelligenza artificiale, ma l’assenza di responsabilità umana nel suo utilizzo”. Il caso che ha coinvolto Giorgia Meloni rappresenta oggi un punto di svolta: non si tratta più di capire se intervenire, ma di decidere quanto ancora si è disposti ad aspettare.
6 maggio 2026


