San Claudio al Chienti, da Unicam relazione in parte deludente e in parte esaustiva

Avuta notizia che a Camerino sarebbe stata presentata una monografia su San Claudio al Chienti con note geoambientali, storiche e architettoniche, abbiamo partecipato memori di una conferenza tenuta anni addietro che ci aveva dato conforto sulla datazione di San Claudio al Chienti, che sarebbe stata più antica della data ufficiale e ci avrebbe trasportati nel periodo di Carlo Magno. Siamo rimasti delusi dall’esordio di Delpriori che ha affermato: “Carlo Magno a San Claudio non c’è mai stato!” Sic et simpliciter. Un’affermazione forte che, nostra delusione a parte, ci ha stimolato a seguire con attenzione il prosieguo della presentazione del libro. Affermazione giudicata a posteriori gratuita perché di Carlo Magno, nelle relazioni pubblicate, non v’è traccia, che a San Claudio ci sia stato oppure no. Comunque noi ascoltiamo e valutiamo, ed è ciò che i detrattori non fanno. Ecco di seguito gli argomenti trattati e i loro autori.

Giovanni Scoccianti – Nota storico-agiografica su San Claudio al Chienti.

Apre la relazione scrivendo dei Santi Quattro Coronati, uno dei quali era Claudio, scalpellini. Per la data di fondazione cita un documento del 1134 in cui compare la prima menzione dell’edificio ma un “ministerium Sancto Claudio” è presente già nel 1089. La parola ‘ministerium’ è nel “Capitulare de Villis”, trattato che indica come gestire i territori della famiglia imperiale. Poi insinua un dubbio e cioè che si può accettare l’edificazione basata sul modello della ‘doppelkappelle’, quindi tra l’XI e il XII secolo, ma la si può anche porre in relazione a modelli sacri archeologicamente rinvenuti in Siria e dintorni (tesi carnevaliana). Continua con interessanti note sui longobardi e termina con il “Ministerium Sancto Claudio”.

Nota del Direttore – Insomma non parla del periodo di Carlo Magno ma un paio di dubbi ce l’infila. Quasi a voler dire, sottovoce: “Non posso ma…” D’altra parte i due Giovanni, Scoccianti e Carnevale, collaborarono insieme per un periodo e con Marco Graziosi, pubblicarono il libro “L’Europa di Carlo Magno nacque in val di Chienti”.

Aringoli, Bendia, Bufalini, Farabollini, Gentilucci, Lampa, Materazzi e Pambianchi – Evoluzione geomorfologica e ambientale della piana alluvionale circo-stante l’Abazia di San Claudio.

Decisamente una bella e puntuale analisi delle trasformazioni geologiche, morfologiche e ambientali, della vallata del fiume Chienti, in particolare del territorio intorno all’abazia di San Claudio. È spiegato, anche con le immagini, come nel corso delle ere geologiche il territorio sia mutato e con esso il corso dei fiumi (Fiastra e Chienti), anche con l’intervento dell’uomo. Condizionamenti da parte dei Piceni e, soprattutto, dei Romani per facilitare la viabilità tra Pausulae e il resto del territorio. Tra le varie è presente una cartina con segnate le anomalie archeologiche rilevate dal georadar nel retro dell’abbazia di San Claudio. Ma l’immagine è troppo piccola per comprenderla appieno. Del periodo carolingio non c’è alcun cenno.

Enzo Catani – Poleonimi latini al plurale: l’esempio di Pausulae nel Piceno.

Una curiosa indagine sui nomi delle località romane declinate al plurale partendo proprio da Pausulae che sorgeva esattamente dov’è l’abazia di San Claudio. Oggi rimangono (sottoterra) i resti di questa città, alcuni riportati alla luce e subito ricoperti. Usualmente si chiama Pausola ma il nome corretto è Pausulae, deformato nei secoli da trascrizioni errate ma presente in epigrafi su marmo. Catani scrive di molte città “al plurale”, tra queste anche Matelica in quanto nata dall’unione di più villaggi piceni. Lo studio del professor Enzo Catani è ricco di notizie che ne rendono piacevole la lettura. Ovviamente non ci sono cenni a Carlo Magno. Pur se in una nota a pié di pagina, riguardante Galiè, c’è un commento: “…infondata teoria che identifica la città picena con (…) Aquisgrana”.

Nell’analisi del libro manca la relazione dell’architetto Gerardo Doti che, non essendo io esperto in materia, ho demandato all’architetto Medardo Arduino. Il tassativo “Carlo Magno a San Claudio non c’è mai stato!” è stato evitato con cura, nessuno ne ha parlato…

Fernando Pallocchini

16 maggio 2026

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