È il cielo il tetto della campagna, e con il cielo i contadini hanno sempre dovuto fare i conti: a volte generoso e clemente, a volte ingrato e rovinoso. Ma bello o brutto, nebbia, pioggia o sole, anche in inverno c’è sempre qualche cosa da fare, campi da sistemare, fossi da pulire e… familiari da portare in paese.
Quasi nessuno la ricorderà ma quella che vedete in foto era il mezzo pluriuso del contadino: la motozappa. Non c’era l’automobile e anche se ci fosse stata, con i tempi piovosi di gennaio e le strade completamente fangose, come si faceva a uscir da casa? Il contadino aveva due soluzioni: le vacche o la motozappa.
Questo mezzo pluriuso arrivò nelle nostre campagne attorno gli anni 50-60 dando una svolta al lavoro del contadino. Con questo macchinario era più facile coltivare la terra, arare, fresare, trasportare la legna e… accompagnare i familiari. Ebbe un buon successo un rimorchietto da agganciare alla motozappa per trasformarla in rudimentale taxi.

Quando attorno alla casa colonica c’era tanto fango, i familiari salivano sul rimorchio e, piano piano, la motozappa li portava fino alla strada imbrecciata o, addirittura, fino al paese. In caso di forte necessità, con la neve, la motozappa arrivò fino alla chiesa o all’ospedale. Eh sì perché non c’era l’ambulanza o l’eliambulanza per rimediare a urgenze gravi di trasporto e se non volevi morire in qualche modo dovevi essere trasportato.
Sembra che sia passato un tempo incredibilmente lungo da allora, ma chi la usò ancora lo può raccontare. Anch’io ho un ricordo: mio padre vendeva questo tipo di attrezzature a marchio “Motom”, mentre io avevo il compito d’insegnare ai contadini a usarle.
Alberto Maria Marziali
17 maggio 2026


