Loro Piceno, “Museo delle due guerre mondiali” per far riflettere le nuove generazioni

Inaugurato domenica 25 aprile 1999, il museo delle “Due Guerre Mondiali” di Loro Piceno (MC) ha sede in una struttura pubblica: gli antichi granai del castello dei signori di Loro (Brunforte o Gualtiero).

Il bossolo in riva al mare – Dunque, i locali e le vetrine sono municipali, ma la collezione e i contenuti sono stati pazientemente trovati, conservati e messi a disposizione da Luca Cimarosa, fin dai primi anni Settanta del Novecento. Tutto iniziò casualmente quando aveva dieci anni e trovò sulla battigia di Fontespina (Civitanova Marche) un bossolo di un fucile Carcano mod. 91. Al riguardo chiese allo zio Rinaldo Miandro, reduce della Regia Marina dalla seconda guerra mondiale. Poi Luca iniziò a leggere di storia, armi, munizioni e uniformi, ampliando gli studi con artiglierie e mezzi corazzati.

Inizia la collezione – Negli anni raccolse tanti residuati bellici: a 11 anni un elmetto Adrian mod. 16 della prima guerra mondiale, a 18 anni acquistò il primo fucile: un Carcano mod. 91/41. E via di seguito con armi lunghe e corte, mitragliatrici, fino ai pesanti cannoni e agli ingombranti mezzi blindati. Oggi Luca si sta dedicando, quasi esclusivamente, al II Corpo di armata polacco comandato dal generale Władysław Anders, che operò anche nelle Marche, durante la guerra di Liberazione.

La inaugurazione – Quel corpo d’armata era stato creato il 14 agosto del 1941, poi addestrato in Iraq, armato ed equipaggiato dal “Royal Army” e inquadrato nella VIII Armata britannica. Dopo lustri di richieste, un paio d’anni fa è stato ampliato lo spazio a disposizione del museo dedicando una saletta a quel corpo d’armata polacco. All’inaugurazione, la madrina fu l’ambasciatrice Anna Maria Anders, figlia di quel generale comandante del II Corpo. In quella occasione il Presidente della Repubblica polacco, tramite il Ministro degli Esteri polacco, concesse a Cimarosa la medaglia di bronzo di “Benemerito” dello Stato polacco.

Arte da trincea – Facciamo una pausa alla narrazione principale per una collezione inedita. Francesca Paiano, compagna di Luca, cinque anni fa è diventata collezionista di “arte da trincea” (Trench art), un aspetto insolito e quasi sconosciuto della Grande Guerra. Racconta Luca che durante la Grande Guerra i soldati restavano 14 giorni in trincea e 14 nelle “retrovie”. Nel tempo di “riposo” il materiale a disposizione era: bossoli di ottone d’artiglieria, cinture di forzamento e schegge. I soldati venivano affiancati dai colleghi che da civili lavoravano il rame nella creazione di queste piccole opere d’arte con la tecnica a sbalzo o incisione. Sembra che ciò interessasse tutti i belligeranti: austriaci, tedeschi, francesi, rumeni, russi, e inglesi. I tedeschi preferivano incidere motivi di foglie di quercia. Nei bossoli così lavorati in possesso di Francesca e Luca ci sono dediche alla propria cara, i primi biplani, animali, l’anno, ecc. Alcuni non sono stati terminati, non è dato sapere se il soldato incisore sia stato ferito, passato a miglior vita, oppure, se tornato a casa per la fine della guerra.

Il “Novecento” bellico – Francesca ama l’arte, Luca la storia, i cimeli e i residuati delle due guerre mondiali, che hanno segnato pesantemente l’umanità durante il Novecento, periodo a cui è dedicato il museo. Sugli argomenti del museo Luca è ben documentato, ha letto e custodisce centinaia di manuali d’epoca riguardanti armi, mezzi e uniformi, nonché altre centinaia sui due conflitti in generale. Nel museo, ben curato e tenuto, ci sono diverse bombe, ordigni e proiettili esplosi, le cui schegge sono state sicuramente micidiali a persone, edifici e quant’altro. Al riguardo Luca evidenzia che il tritolo e l’amatolo (ancora in uso) passano dallo stato solido a quello gassoso in un milionesimo di secondo, aumentando il volume di 8.700 volte. Ciò invita a riflettere!

Equipaggiamenti originali – Negli anni Luca ha partecipato a rievocazioni storiche in varie località sobbarcandosi l’impegno di far trasportare i pesanti mezzi. Negli spazi museali di Loro Piceno sono esposti 21 manichini di soldati a piedi, uno a cavallo, con uniformi, armi ed equipaggiamenti originali, che hanno operato in altri scenari bellici: 1 – appuntato della Regia Guardia di Finanza in servizio anche nelle isole del mar Jonio e nel Dodecaneso; 2 – soldato statunitense in tuta mimetica operante nella jungla contro i giapponesi. Luca afferma: “Nell’ala dedicata al 2° Corpo Polacco, ci sono due manichini che indossano uniformi tropicali, per gli inglesi l’Italia centro-meridionale era considerata un prolungamento dell’Africa”. Purtroppo, per mancanza di spazio coperto, sette cannoni storici restano ancora alle intemperie.

In attesa di nuovi spazi – Anche i bossoli di Francesca e Luca divenuti, ad opera di soldati oltre un secolo fa, supporti e oggetti artistici meritano di essere esposti e visibili ai visitatori. Moltissime altre armi, oggetti e divise aspettano che il Municipio destini loro altri locali nel castello detto dei Brunforte, recentemente passato di proprietà al Comune. In realtà si tratta di un complesso storico fortificato il quale, nei secoli, ha svolto varie funzioni, dal 1693 monastero delle suore domenicane.

Le vittime del 14/18 e del 39/45 – Sono state stilate diverse stime sui caduti di quei devastanti conflitti del Novecento. Cito quella del bibliotecario statunitense Mattew White: 15 milioni di vittime tra militari e civili tra il 1914 e il 1918 e 66 milioni tra il 1939 e il 1945. Fa riflettere che nella Grande Guerra i caduti militari siano stati 8,5 milioni e i civili 6,6 milioni. Nella seconda, invece, 20 milioni di soldati e 46 milioni di civili! Come dice il cartello, il museo vuole far ricordare tutte le persone che hanno sofferto e far riflettere in modo che ciò mai più avvenga. Invece gli echi di guerra riecheggiano a poche centinaia di chilometri da noi. Le nuove generazioni avrebbero una grande necessità di riflettere per vari motivi!

Testo e immagini di Eno Santecchia

18 maggio 2026

Sii il primo a dire che ti piace

Commenti

commenti