Il dottor Moschini-Antinori, negli anni della sua vecchiaia, narrava al dottor Amedeo Ricci, allora direttore della Biblioteca comunale, l’episodio con cui finì a Macerata la repubblica Romana del 1849. È un episodio gustoso che il dottor Ricci narrava a me, allora molto giovane, con la segreta intenzione di tramandarlo, sia pure inedito, ai posteri. La tentazione di tramandarlo, riedito stavolta, ai concittadini, è stata più forte di me. Ve lo riciclo.
Viva Pio IX – Primo giugno 1849, tre o quattrocento austriaci erano in città proclamando il ripristino del governo di Pio IX. Nobili, borghesi, popolani che la Repubblica avevano (sia detto per la verità storica) mal digerito, si dettero immediatamente da fare per abbattere l’albero della libertà innalzato al centro della piazza. Si erano sgolati a gridare “Viva Pio IX”; avevano guardato brutto i pochi repubblicani autentici. Poi erano tornati ai loro affari. Tutto pareva rientrare nella normalità.
Il Sindaco – Il Gonfaloniere (Sindaco) Carlo Chiappini (nobile maceratese e autore di varie operette legali), che aveva dovuto barcamenarsi “tra il vecchio e il nuovo”, stava rimuginando, chiuso nel suo studio del palazzo comunale, chissà quali argomenti per rabbonire gli adiratissimi due generali austriaci Wimpffen e Liechtenstein e per evitare eccessive revanches da parte dei reazionari “in agguato”.
Gli schiamazzi – A un tratto la piazza si riempì di popolo schiamazzante. “Che succede?” fece lo stranito Gonfaloniere all’unico “famiglio” comunale. Il buon servitore della Comunità si affacciò al balcone e chiese ai più scalmanati: “Che ve rpiglia?” Risposta unanime: “Vulimo la vandiera!”. Lo sventurato solo in quel momento si accorse che la bandiera repubblicana, per suo peccato di omissione, garriva al vento – di nuovo papale – sul civico palazzo. Allibì.
“Vòle la vandiera” – Si ritirò celerissimamente e, volando dal Gonfaloniere, mormorò, mortificatissimo: “Vòle la vandiera”. Il Chiappini, ancora più stranito, sbirciò fuori e vide l’ormai deprecato vessillo mazziniano sventolare un po’ ironico. “Vuttaglielu!” impose deciso. Il buon famiglio “raptim transivit” sul balcone ed eseguì all’istante. Il popolo, inferocito, fa a brani l’insegna repubblicana e pare si plachi, sazio dell’incruenta vendetta. Pare, anzi, che sfolli.
Lu scartocciu – Pausa di riflessione. Ma, dopo cinque minuti, l’urlìo riprende vigorosissimo. “E adesso?” fa il Gonfaloniere scocciatissimo: “Che vòle ‘ssa jende?”. Il famiglio, diplomatico improvvisato, ritorna a parlamentare con la folla: “Che jéte cerchènno?”. E quelli, da sotto: “Lu scartocciu! Lu scartocciu!”. A questo punto bisogna spiegare che “lu scartocciu” equivale, a Macerata, a quell’arnese cilindrico di latta in cui s’infila l’asta della bandiera.
La rispostaccia – “Sor Carlo… – ansimava lo sgomento inserviente – quissi vòle lu scartocciu”. Il Nobil Uomo Avvocato Chiappini balza in piedi, infligge uno spintone vigorosissimo al famiglio, diplomatico si affaccia – incacchiatissimo – allo storico balcone e investe il popolo rumoreggiante: “Che volete?”. Dalla folla esce il grido oceanico: “Lu scartocciu!”. Risposta breve, categorica, impegnativa per tutti, del nobil Gonfaloniere: “E dopo? La vandiera de lu Papa ‘ndo ve la ficco? Su lu vusciu de lu culu?” A tal minaccia il popolo maceratese scomparve all’orizzonte, terrificato. Il governo papale era ripristinato “in toto”!
Libero Paci
19 maggio 2026


