“La barba fiorita”, libro di Enzo Mancini che porta sostegno alle teorie di don Carnevale

A una prima lettura un po’ distratta il libro scritto da Enzo Mancini può sembrare un insieme di brevi racconti, a volte slegati fra loro ma con qualche osservazione che fa acuire l’interesse e costringe a ricominciare dall’inizio, con più attenzione.

Già, Enzo Mancini ha portato avanti un lavoro di ricerca capillare e per certi versi molto ma molto interessante. Nell’incipit di “La barba fiorita”, edito dal “Centro Studi San Claudio al Chienti” e stampato da “Stampalibri.it” di Macerata, l’autore scrive che c’è un fil rouge a unire le pagine ed è il suo sostegno alle teorie di Giovanni Carnevale. L’insieme ripercorre le idee del sacerdote e professore salesiano, ma sono certe puntualizzazioni a sorprenderci e a controbattere i detrattori del Carnevale e della sua teoria su Carlo Magno nelle Marche. S

olo una ricerca molto attenta poteva individuare, appuntare e riportare certe affermazioni. Il problema di fondo è stabilire che la Francia, in quanto territorio dei Franchi, era nelle Marche: Francia Picena o Francia Antiqua; e che Aquisgrana era qui. Scrive lo storico tedesco Hagen Schulze: “L’impero carolingio non poteva durare, un ordine inviato da Aquisgrana (Aachen) a Roma impiegava due mesi per giungere a destinazione”. Carlo Magno convocò un concilio ad Aquisgrana nell’809 e Mancini afferma: “Che tutti i vescovi cattolici andassero ad Aachen la vedo difficile: era più facile radunarsi nel centro Italia”. In una lettera con sigillo pontificio del 1198 Papa Innocenzo III scrisse: “Ambedue questi poteri (spirituale e imperiale) hanno avuto collocata la sede del loro primato in Italia”. Francis Monnier nel 1863 scrisse: “…le carte che portano il nome di Carlo Magno sono a volte fabbricate ad arte o interpolate … su cento pergamene ce ne sono cinquanta che saranno false o manomesse”.

Già allora i conti non tornavano… H. Illig si chiede come mai in Germania non si trovi un mattone del periodo carolingio, dopo aver dimostrato che la cattedrale di Aachen non può essere anteriore al XII secolo. Lo studioso boemo Alfons Dopsch scrisse che le piante elencate nel “Capitulare de Villis” non potevano essere state coltivate ad Aachen ma solo in un clima mediterraneo. Più vicino a noi, nel territorio e nel tempo, è stato il professor Febo Allevi che prima di Carnevale fu lui a parlare di Franchi nel maceratese. Allevi disse ai suoi allievi: “La nostra provincia era piena di Franchi nel Medioevo: più cerco e più ne vengono fuori. Sarei tentato di dire tante cose ma ho da difendere una reputazione che mi è costata sudore. Non me la posso giocare con leggerezza. Se non avessi questa remora sui Franchi direi molto di più”.

Scrive Pietro Ratto: “Quando una casa editrice ti dice di realizzare un manuale di storia per i licei, che fai? Prendi un altro manuale di storia e lo copi, Una modifica qua e là, dai un taglio diverso ma gli eventi restano tali e quali… (omissis)… ci si passa il testimone da insegnanti ad allievi, da storici a insegnanti … e quando qualcuno prova ad accendere la luce viene subito screditato: che storico è costui?” Per gli appassionati di storia il libro è pieno di notizie, tante di più rispetto a quelle qui riportate e a più ampio raggio.

Fernando Pallocchini

30 maggio 2026

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