Avendo sentito varie persone lamentarsi, esasperate per come viaggia la politica italiana, tutta, e avendo ascoltato lo sfogo di un nostalgico papalino che vorrebbe la restaurazione della monarchia pontificia, per gioco ho voluto indagare su cosa vivremmo oggi se esistesse ancora il dominio papale sulle regioni del centro Italia. Ci sarebbe stata la sciocca parata di armi e strumenti di morte che tanto piace a qualcuno? Credo di no, ma si sarebbe ridato solennità a una serie di eventi che, per il vero, sono ancora vivi. Fare una modesta indagine mi è stato facile perché sul web con la giusta domanda sono apparse tante risposte che ahimè non conoscevo.
Ecco come sarebbe stata la festa sotto il papato… La festa ufficiale, e forse le parate, con il Papa re, sarebbero avvenute il 29 giugno. La festività principale dello Stato Pontificio coincideva, infatti, con il 29 giugno, giorno in cui si celebra la solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma. Questa data aveva lo status di festa nazionale ed era il giorno più importante per il governo temporale del Papa (ancora oggi, per la Capitale, il 29 giugno è molto più di una semplice data sul calendario: è la giornata dedicata ai santi Pietro e Paolo, patroni della città).
Festa tra sacro e profano – Una festa particolarmente sentita dai romani, in cui sacro e profano si intrecciano in una serie di eventi che animano il centro storico, tra celebrazioni liturgiche, tradizioni artistiche e spettacoli pirotecnici. Un appuntamento che attira migliaia di fedeli e turisti da tutto il mondo. Una ricorrenza che affonda le sue radici nella storia cristiana: secondo la tradizione, Pietro, primo papa e simbolo della Chiesa universale, e Paolo, l’instancabile evangelizzatore, subirono il martirio durante le persecuzioni di Nerone, proprio il 29 giugno del 67 d.C. Da allora, la loro memoria vive nei riti, nei luoghi e nell’identità stessa della città.
Ecco il programma – La giornata si apre con uno dei momenti più solenni: la Messa papale nella Basilica di San Pietro, durante la quale il neoeletto Pontefice, Leone XIV, benedice i sacri palli, i paramenti liturgici, sancendo il legame tra il papa e gli arcivescovi metropoliti. Un rito antichissimo, carico di significato spirituale. Celebrazioni parallele si terranno anche nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, altro luogo chiave della cristianità romana.
L’infiorata – Nel frattempo, di fronte all’ingresso del Vaticano, Piazza Pio XII e via della Conciliazione si trasformano in un tappeto floreale di oltre 3.000 mq: si tratta dell’Infiorata Storica, organizzata dalla Pro Loco Roma Capitale e realizzata da maestri infioratori provenienti da tutta Italia. Petali, trucioli, sabbie colorate e spezie compongono immagini sacre e motivi ornamentali, dando vita a un’opera d’arte effimera che incanta chiunque, per poche, gradevoli ore.
La festa continua nel resto della città – In varie zone del centro si svolgono mercatini artigianali, eventi di piazza e percorsi tematici. Tra questi spicca il “Quo Vadis?”, un cammino che tocca i principali luoghi legati alla presenza dei due apostoli nella Capitale. Per il gran finale, l’appuntamento è alle 21:30 con l’annuale Girandola di Castel Sant’Angelo: uno spettacolo pirotecnico mozzafiato, ispirato a un progetto di Michelangelo e reso celebre da Bernini nel Seicento. Dalla fortezza, i fuochi d’artificio illuminano il cielo e si riflettono sul Tevere, regalando una delle immagini più suggestive dell’estate romana.
Oltre a Ponte Sant’Angelo, i punti migliori per assistere allo show sono il Lungotevere e le numerose terrazze panoramiche della città. Un’esplosione di luci, colori e meraviglia per chiudere una delle giornate più iconiche del calendario romano, tra spiritualità, arte e meraviglia. E le guardie papaline? Niente sfilata ma disposte per le vie di Roma attente a che nulla di male accada.
Alberto Maria Marziali
3 giugno 2026


