Di sicuro la mitica Berta non ha mai filato la lana dalle nostre parti né castellane dalle bionde trecce hanno passeggiato lungo le erbose rive del Chienti; né Pipino il Breve avrà mai cacciato nelle folte selve d’intorno a Montedell’Olmo né i suoi regali discendenti.
Ma pur se la Storia (quella con la S maiuscola) mai è passata dalle nostre dolci colline si avverte subito l’aria di una antica nobiltà; all’arrivo di fronte all’Abbazia di San Claudio sul Chienti, dopo aver percorso il lunghissimo viale alberato, con la doppia fila di cipressi alti e schietti, degni di un’ode carducciana. Alla serena bellezza del luogo non manca un pizzico di mistero, sempre presente quando il tempo trascorso si calcola in secoli e non in semplici anni.
Si è parlato come sempre di tesori nascosti ma dalla terra, anche se arata in profondità, sono uscite solo poche monete di rame corrose dal tempo, mentre della tomba di un guerriero dall’alta statura con un’altrettanto lunga spada al fianco si favoleggiò un secolo fa, ma tutto sarebbe scomparso nel giro di un giorno. Una piccola scoperta, più reale, è stata invece quella che mi è capitata di fare in uno dei tanti mercatini estivi in quel di Pioraco; è un volume di grande formato (8° grande) dalla pregiata edizione su carta forte avorio, cento tavole a colori: campanili di tutte le regioni d’Italia, con descrizione artistica e storica.
Legatura similpelle editoriale, titolo oro al piatto e al dorso. Il pennello di Aldo Raimondi (uno dei massimi acquarellisti del secolo scorso) presenta le migliori 100 torri e campanili d’Italia divisi per regioni; alle Marche ne sono stati attribuiti solo 2, uno in provincia di Ancona per il campanile della Basilica di Loreto e l’altro alla nostra provincia per le 2 torri di San Claudio al Chienti. In tal caso però l’originalità della scelta nasce anche dal fatto che l’immagine della chiesa non viene presentata nel suo consueto formato orizzontale. Nel nostro caso infatti Raimondi ha voluto riprodurre il lato destro della chiesa con l’immagine in primo piano di un campanile visto di lato in tutta la sua forza e potenza. Una immagine nuova che certamente risulterà non conosciuta a quanti amano la serena bellezza della chiesa palatina.
Sono certo che la scoperta sarà anche molto gradita a don Carnevale, il sacerdote salesiano che a suo tempo mise in subbuglio l’opinione pubblica locale con una sua teoria storica alla quale ormai sarà stata data sicuramente una risposta certa dai diretti interessati, Lassù incontrati. In tal modo se un giorno ci rincontreremo non mi dirà più, in quel suo modo tra il burbero e il faceto, la solita frase: “Questi marchi-giani… siete sempre i soliti…”.
Siriano Evangelisti

7 giugno 2026


