Cappellano militare, padre, amico, fratello: l’indimenticabile don Antonio, avioprete

Scrive Carlo, il fratello di don Antonio: “Don Antonio, ordinato sacerdote il 3 aprile 1953 dall’Arcivescovo della Diocesi di Urbino, Monsignor Tani, disse la prima Messa il giorno successivo. Fu inviato come supporto al Parroco di una frazione di Montefelcino, Fontecorniale.

Una impervia parrocchia – Dopo qualche mese il Vescovo Monsignor Cazzaniga, col quale non correva stima reciproca, lo invitò al possesso di una Parrocchia nell’entroterra urbinate. Località impervia accessibile solo a piedi dopo due ore di cammino, senza luce, senza acqua, senza una figura femminile che potesse aiutarci visto che eravamo rimasti orfani di madre da piccoli. Dopo un po’ di tempo la situazione era divenuta insopportabile, considerando che la Parrocchia contava 12 fedeli e che le condizioni di vita erano davvero ai limiti della sopportazione.

Cappellano militare – Provai a convincerlo a dimettersi, anche a rischio di abbandonarlo al suo destino, ma senza risultato. Fece domanda per diventare cappellano militare. Fu accettato e inviato per un breve periodo a Firenze per poi essere trasferito in Sicilia dove rimase per qualche anno. Fu richiamato a Roma per dare il suo apporto a Castro Pretorio, lo squadrone a cavallo di Via Flaminia e di una parte dell’Umbria. In questo periodo a casa mia, si riempiva di confratelli che lo stimavano a tal punto da chiedere, quando suonavano il campanello di casa, se lì abitasse il nuovo futuro Papa. Questa forse non a tutti nota, è stata la prima parte della vita professionale di mio fratello Don Antonio”.

Continua la storia Giuseppe Sabbatini – È quanto ebbe a scrivermi di lui il fratello Carlo. Entrambi non sono più. Si sono corsi dietro, il primo nel gennaio 2015 e l’altro l’anno dopo, ma è come se Don Antonio fosse sempre qui con me, ogni giorno, accanto. Lo voglio ricordare ancora una volta a chi lo ha conosciuto e anche a chi non ha avuto questa fortuna perché penso farà bene anche a lui.

La scuola di aeronautica di Macerata – Comparve a Macerata, nella Scuola dell’Aeronautica nel 1983. Andai a conoscerlo, ricoverato nel letto di una Clinica per una colica renale. Stava leggendo “L’Osservatore Romano” – “Il giornale di noi preti” precisò lui, ma si capì che la mia visita, da Presidente dell’Associazione aeronautica a Macerata, gli aveva fatto piacere. Così mi prese subito a benvolere e quando lo invitai a celebrare la Funzione religiosa in una importante Manifestazione aviatoria a Porto Recanati non mancò nonostante i suoi tanti impegni in giro per l’Italia e, direi, nel Mondo. Non lo conoscevo ancora bene e dubitai che sarebbe venuto per davvero ma quel giorno si presentò puntualmente, arrivato non si sa da dove, alla guida della sua vettura davvero volante.

Un padre e un amico – Fu l’inizio di un idillio. Per anni, anni ed anni è stato un Padre, un Amico, un Fratello; in poche parole è stato Don Antonio, l’Avioprete più presente, preparato, intelligente, affettuoso, Grande, mai esistito al Mondo. Lo sento sempre accanto a me nello Studio e la sua immagine appare dietro al vetro di un grande quadro, sorridente, consolatrice; ti sprona a proseguire con coraggio e senza paura, nella vita e nella Fede. Perché c’è lui che da Lassù assiste me, la Famiglia e tutti gli Amici dell’Associazione ai quali ha sempre riservato la sua grande simpatia, l’affetto, la protezione nelle difficoltà e contro i mali. Lo abbiamo ricambiato sino alla fine dei suoi giorni ma anche negli anni a seguire, riconoscenti per quel che ha fatto, qui e altrove; ma anche e soprattutto per la forza morale che ci ha instillato con la presenza in innumerevoli occasioni di incontro. Sono trascorsi undici anni da quando è volato in Cielo ma: attenzione! Ci guarda da Lassù e ci protegge tutti. Cerchiamo di non deluderlo per non mancare alla Festa che sicuramente preparerà per noi…

Giuseppe Sabbatini

8 giugno 2026

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