C’era una volta la fantasia! Oggi è tutto preconfezionato dall’intelligenza artificiale

Tanto tempo fa venne prodotto un bel cartone animato che prese questo titolo, del grande Walt Disney; un pieno di accattivanti immagini e brani musicali celebri; opera che apparve subito destinata a divenire un vero e proprio capolavoro. E lo rimase per due generazioni ma che oggi purtroppo è quasi passato nel dimenticatoio.

Trascorsi sessanta anni dalla morte del suo geniale autore che lo aveva ideato e realizzato grazie alla propria capacità inventiva arricchita da stimoli intellettuali, Fantasia non trova altro spazio da conquistare. Fantasia, anzi la fantasia (che bel gioco di parole e di concetti!) sta concludendo anch’essa la sua corsa, pressata dalla competizione per inventare solo il più utile e il più remunerativo; e questo perché il “dio denaro” ha ormai spodestato ogni attrattiva di sano divertimento, sostenuto com’è dal culto della più gratuita violenza, ponendo nel nulla semplicità e serenità mediante l’esibizione a ogni piè sospinto di una pistola che ti minaccia in faccia o del super eroe che non conosce paura né limiti.

Che peccato, era bella la fantasia! Ne ero tanto innamorato da riuscire talvolta a infiorare gli scritti professionali con qualche variazione basata sull’immaginazione ‘ché fugasse la noia della ripetitività di frasi fatte, di formule da ripetere all’infinito e di lettere piene di monotonia. Erano altri tempi mentre ora il cosiddetto progresso impone di pigiare tasti per percorrere sentieri preconfezionati senza possibilità di divagazioni dal seminato.

C’è chi ha anche inventato l’intelligenza artificiale alla quale fare ricorso per ogni esigenza di riduzione dei costi, azzerando anche inutili pause e attese. Che volete? Il tempo è denaro e ciò che non lo produce è solo spazzatura da eliminare. Bisognerà certamente adeguarsi per non restare indietro col rischio di farsi sommergere dai flutti provenienti dalle spalle ma anche dalla malinconia sempre in agguato. Fantasia era libertà di esprimersi con le parole come venivano, non certo perché già dette e registrate ma perché conosciute e utilizzate tutte senza vincoli preordinati e ricorrenti.

Un esempio di quanto può l’intelligenza artificiale è già emerso e conosciuto attraverso l’uso del cellulare che offre fra l’altro, oltreché chiamate telefoniche, anche la possibilità di messaggini e di messaggi scritti attraverso il canale WhatsApp entrato ormai nell’uso giornaliero come indispensabile veicolo di comunicazione.

È capitato a me, come penso a tanti altri, di ricorrere ai messaggi per le più svariate esigenze e così di trovare a disposizione, iniziando a digitarne il testo, il presunto completamento delle parole ideate che, se corrispondente alle stesse, unisce evidente risparmio di tempo a scritturazione corretta. Fin qui niente di male e anzi un gradito aiuto grazie al suggerimento di termini usuali, utilizzati normalmente per il tipo di discorso intessuto con il messaggio; dando l’impressione di aver così ultimato lo scritto desiderato in tempo inaspettatamente breve.

Senonché qualche volta è successo che, inviato il messaggio senza rileggerne il testo si è poi scoperto che alcune parole, così come digitate, erano state spedite al destinatario modificate o addirittura sostituite con altre a piacere dell’intelligenza artificiale. Probabilmente perché le parole impostate non erano comprese nella memoria dell’apparecchio che, di sua iniziativa e senza preavviso, le aveva pertanto sostituite con altre di suo gradimento.

Questi fatti hanno richiesto successivamente maggiore avvedutezza e controllo nell’uso del sistema, con perdita di tempo per rimediare correggendo con il destinatario ma destando spiacevole sensazione di negligenza del mittente. Concludendo: appare chiaro che ogni robot vale ma solo per quello che gli è stato inserito dentro; può certo proporre utilità nuove ma è pur sempre una macchina, che comprende gli ordini e li esegue solo per quanto capisce.

E poiché non mi arrendo facilmente e non amo essere costretto a scrivere ciò che il cellulare propone, quando posso digito nomi o espressioni antichi che lo stesso non conosce. Posso così evitare sorprese in ordine a quanto scritto e così non soffrirò per sopraffazioni da parte della macchina. Magra consolazione, direte voi. Ma la soddisfazione di aver ottenuto quel che chiedevo è comunque ripagante di per sé, avendo così costretto una macchina senz’anima a piegarsi al mio volere, nel contempo scrivendo ancora quel che avevo in testa io. La lotta continua, la fantasia non demorde. Evviva Giuseppe Garibaldi!

Giuseppe Sabbatini

14 giugno 2026

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