L’auto italiana grazie anche al genio dei due “fratellini americani” John Elkann e Lapo Elkann, non sta facendo una bella fine. Molto diversa fu invece l’opera imprenditoriale del loro bisnonno senatore Agnelli. Consoliamoci guardando cosa erano capaci di produrre, anticamente, i tecnici italiani. Quanti, ancora oggi, ricorderanno circolare la mitica Balilla? Personalmente ne ricordo qualcuna, non so se acquistata nuova o usata, ma circolava quando ero bambino.
La Fiat 508 Balilla, presentata al Salone di Milano nell’aprile 1932, è stata la prima vera auto di massa italiana. Venduta a un prezzo iniziale di sole 10.800 lire, ha motorizzato il Paese grazie a un motore a 4 cilindri da 995 cm³ e 20 CV, capace di raggiungere la superba velocità di 80 km/h.
Disegnata per sostituire le vetture di lusso dell’epoca, aveva un costo accessibile (concepito per le tasche della classe media) e per la prima volta un’auto prese il nome del modello invece di un numero di progetto. Il nome fu un omaggio alla propaganda del regime fascista, riprendendo l’appellativo dato al leggendario ragazzo genovese Giambattista Perasso. Balilla era il soprannome attribuito a questo ragazzo che il 5 dicembre 1746 accese la prima scintilla dell’insurrezione che cacciò gli Austriaci da Genova, scagliando un sasso contro un drappello di soldati. Balilla, un nome esaltato dai fascisti.
Una curiosità: l’auto che vedete in foto ha la targa con la sigla AP, che anticamente apparteneva ad Apuania (Massa Carrara) mentre Ascoli Piceno aveva come sigla AS. Quindi la targa era già ascolana, in quanto la sigla automobilistica AP per la provincia di Ascoli Piceno fu introdotta nel 1927, prima della nascita della Balilla.
Contesto Storico: nel 1927, il governo fascista riorganizzò le province italiane e introdusse un nuovo sistema di targhe automobilistiche basato sulla sigla provinciale a due lettere (Regio Decreto n. 1875 del 15 ottobre 1926, entrato in vigore nel 1927).
Validità: da quel momento, AP ha identificato la provincia di Ascoli Piceno, comprendendo storicamente anche il territorio della successiva provincia di Fermo (FM), istituita molto più tardi (nel 2004, operativa dal 2006).

Perché la scritta Weber sulla mascherina del radiatore della Balilla in foto? Weber era l’opzione per un carburatore più performante che piaceva agli automobilisti velocisti. Personalmente ricordo circolare anche una Balilla tre marce del 1933, in seguito tagliata e trasformata a camioncino. Un gioiello da guardare in tutti i momenti. Bellissima.
Alberto Maria Marziali
15 giugno 2026


