Rione in festa Le campane suonano a festa, il ventolino tiepido smorza i primi raggi di sole e i bambini scorrazzano per l’aia dell’oratorio intonando stornelli e scherzando allegramente. Sembra una giornata d’altri tempi, una tradizione rispolverata e riportata al suo lustro originario, adattata ai tempi moderni ma non troppo, perché trasuda di un’autenticità smarrita; non è una semplice festa di rione ma un tripudio di memorie e confronto con le nuove generazioni. Il rituale è lo stesso: la celebrazione liturgica, il pranzo e le attività da fare tutti insieme in un bellissimo miscuglio di generazioni con abbinamenti anche assai “improbabili” che rallegrano gli spiriti, persino quelli all’apparenza più burberi.
Alcuni fattori e mezzadri della vecchia guardia preparano le tavolate offrendo anche gli ortaggi dei loro campi a chilometro zero e il buon vino rosso delle loro viti; definirla una giornata amarcord può sembrare scontato ma c’è una veracità che riporta gli animi a un tempo quasi idilliaco. Oltre alle tavolate, i giochi e le attrazioni, c’è una mostra fotografica con cimeli visivi che partono dal dopo guerra fino a pochi decenni fa.
Il porticato della chiesa diventa una pinacoteca e un’ondata di tradizione diventa effigie di questa giornata. Affisse ai pannelli emergono memorie storiche, alcune in bianco e nero con qualche angolo ingiallito, altre a colori, quelli un po’ più spenti dei primi anni ‘80, poi dal 2015 nessuna traccia… tutto nelle “nuvole” (cloud)! Uno si augura sempre che non venga un “nubifragio informatico” altrimenti i nostri ultimi ricordi verranno spazzati via. Che bello il progresso… alla fine che cosa ci rimarrà in mano? “Ai posteri l’ardua sentenza”.
Francesco Sabbatini
20 giugno 2026


