Leggiadra all’armonia di un colle / riposi odorosa. / Stendi lo sguardo allo smarito sentiero, / vezzi d’inferriate e catene / che l’antica brama credeva. / Caduta nel vento / confusa, / raminga, vaghi veloce. / Tessuta nel vespro greve ai dì fuggitivi / ti mesci sovrana / e come odi lo stormir / d’intatti candori / in quieti desii, / tremolii / d’amore; / remote solitudini / di agil giovani figure / t’adorni / e a lor germogliar narrar / le indomite storie. / Ora tra i grani di stelle / innalzi l’umile santo pensier / e all’Unto Santo risplendi / che mai tacque l’affannoso cuor. / Dal dì novello / al tepor, sospirato lume, prima che sia tramonto / e al di là degli ultimi soli / Dove si quieta, Dove si duol, / Dove si piace ingannare le menti / che è di umane sembianze / Dove si vibra / a risvolti invocar chiare pupille innocenti, / tacita ascolti. / È per contemplare il volto tuo / o cantare una lode / chiamarti con il nome mio / conoscerti e sospirare / per sempre tuo, libertà.
Mauro Ruzzu
20 giugno 2026


