Festa della Matricola 1958: riscoperto un evento storico della goliardia maceratese

C’era una volta la Festa della Matricola e una ne ricordo con molto piacere. Correva

l’anno 1958 ed ero un “fagiolo”, con tanto di “feluca” azzurra, simbolo della Facoltà di Giurisprudenza, l’unica in quel tempo dell’antica Università di Macerata. Forse in passato se ne erano svolte altre poche; piccole cose, tanta spensieratezza e allegria.

Certo eravamo giovani; con la vita spalancata dinanzi, come si pensava allora, tutti speranzosi che fosse l’alba di grandi risultati e anche di tanto lavoro, che però non spaventava perché ci avrebbe consentito di formare una propria Famiglia, avere l’Amore e tanti figli. Tutti come premi sperati, giunti fin lì dopo aver superato prove difficili; come quella dell’esame di Maturità, vero scoglio e spauracchio di tutti gli ardimentosi che si erano cimentati in studi seri e accurati. C’era bisogno di un momento di sosta per dare sfogo a ingenui impulsi che in quei tempi animavano ancora la cosiddetta Goliardia.

Attraverso manifestazioni di ironia, di gioia fin lì inespressa di “peccaminose” allusioni, che sembrerebbero semplici idiozie se paragonate all’attuale parlare specie da parte delle più giovani generazioni. E così, come in un posticipato Carnevale, a fine aprile di quell’anno i sorpresi cittadini maceratesi si fermarono a contemplare decine e decine di futuri Giudici, Notai, Avvocati, Impiegati di alto livello, girare in corteo per la Città.

Si muovevano preceduti da una vetusta Fiat 508B trasformata spyder, con alla guida il povero Morelli, poi Legale deceduto in giovane età, con dietro Canullo in groppa a un mansueto destriero condotto per la cavezza da Campanella. Seguiva un breve corteo formato da un tamburino (Siriano Evangelisti), accompagnato da quattro alabardieri, fra i quali Chi scrive queste righe e l’amico Helvio Branciari, in mutandoni di lana, con “feluca”, scudo di legno istoriato e simulacro di alabarda. Arrivammo in Piazza della Libertà e lì il buon Canullo, spiegata la pergamena di rito, annunziò agli sparuti e attoniti abitanti, l’inizio della Festa della Matricola.

Seguirono per due giorni piccole libagioni, gimkana automobilistica, corse di carriola lungo le mura, processo alla Matricola in Piazza Mazzini su di un palco, con tanto di Duca (Paolo Perugini, pluridotato di ben 14 anni di iscrizione alla Facoltà) e Giudici togati e imparruccati. Finì in gloria e in gioia e noi ci divertimmo tutti con un niente. Non durò molto questa tradizione; in brevi anni si tramutò in una sorta di “caccia” alla matricola, poco simpatiche vessazioni e sbornie.

Ma il Mondo “progrediva” in breve e in ben altra direzione. Perché ho voluto oggi ricordarla? Per nostalgia della gioventù? Con la speranza di invogliare qualcuno a divertirsi come noi, con poco? Ognuno pensi quello che vuole, ma sono convinto che, se non si cercherà di tornare alle radici, il tramonto non sarà lontano. E il buio non mi è mai piaciuto, specie quando la luna e le stelle non si vedono ancora spuntare…

Giuseppe Sabbatini

29 giugno 2026

Sii il primo a dire che ti piace

Commenti

commenti