Alberi, capitozzature selvagge: che siano pubblici o privati sono tutti maltrattati

Osservo gli alberi sin da piccolo, prima in campagna e poi in città. Mi piace ammirare il tronco, l’architettura dei rami, le foglie, i fiori e i frutti. Da oltre 25 anni osservo meglio anche come sono tenuti e curati dai loro proprietari pubblici e privati. Ma nelle Marche ricevo solo delusioni, poiché noto che non sono considerati né apprezzati: sembra non abbiano alcun valore. A Roma si diceva “Quello che non hanno fatto i barbari lo hanno fatto i Barberini”.

Quel detto qui si può applicare così: quello che non riesce a fare la cementificazione selvaggia, l’asfalto e l’inquinamento lo fanno gli incompetenti “operatori” con la motosega, senza nessuna qualifica. Se osserviamo il verde urbano delle città e dei paesi delle Marche c’è da domandarsi: “Quante amministrazioni comunali non hanno danneggiato/devastato il verde urbano?”.

Il viaggiatore attento ma anche il residente possono dedurre che i marchigiani non amano gli alberi. Infatti, Mariano Gajani, prefetto dell’Orto Botanico di Camerino, nel 1858, criticava la brutalità con cui venivano eseguite le potature degli alberi e delle alberate di campagna e lungo le strade. Denunciando il barbaro costume di recidere immoralmente ogni varietà di pianta e l’orrendo quercicidio a fini di lucro, senza calcolare le future conseguenze.

Nel libricino di Francis Halle, noto botanico francese, “Ci vuole un albero per salvare la città” (2018), ho trovato diverse conferme al mio pensiero “protezionista”, se così si può chiamare. Da quel volumetto ho appreso anche qualcos’altro. Due paragrafi a parte meritano gli olivi, da qualche lustro diffusi anche in città. Ho osservato direttamente la pessima abitudine di alcune persone che abitano in campagna, alcuni non sono mai stati agricoltori.

Considerato che la coltura delle olive è faticosa, soprattutto la potatura e la raccolta, ho visto capitozzarle selvaggiamente, senza alcun criterio. Anziché considerare le piante di olivo una preziosa risorsa – come facevano i nostri antenati – sono ritenute un peso, un fastidio. Come fanno gli uffici tecnici comunali che mandano “cooperative” a capitozzare alberi di viali, giardini e parchi urbani in modo scriteriato, così almeno per un bel po’ di tempo non bisognerà intervenire di nuovo.

Chi ci perde in tutto questo? – I cittadini che pagano le tasse, il loro denaro viene utilizzato malissimo per arrecare un danno a loro stessi. Oltre al danno subiscono anche la beffa: per decine di anni non potranno godere di ossigeno prodotto dalle foglie, ombra, frescura e minore presenza di polveri sottili.

Poi che succede? – Dopo una o più capitozzature selvagge e scrociature gli alberi in città sono dei derelitti moribondi che seccano presto. In ultimo bisognerà intervenire con lo escavatore per estirpare le ceppaie (danneggiando i marciapiedi), con ulteriore spreco di denaro pubblico.

Conclusione – In Italia, comprese le Marche, molti degli uffici municipali che dovrebbero curare l’ambiente e il verde pubblico non vedono gli alberi urbani come una risorsa indispensabile al benessere psicofisico della popolazione. Ma solo da stroncare con incompetenti e devastanti capitozzature al fine di evitare frequenti interventi. I risultati di queste capitozzature sono sotto gli occhi di tutti i cittadini dotati di sensibilità e che vogliono vedere.

Eno Santecchia

5 luglio 2026

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