Dalla Macerata dei tempi passati: Nonno Agostino, assai amato dai bambini del cortile

Il nonno del cortile a cui volevo più bene era Agostino e anche tutti gli altri monelli avevano una predilezione per lui. Nonno Agostino sapeva tante cose e ci affascinava perché il suo modo di parlare era divertente, accompagnava le parole coi gesti e si faceva capire al volo.

In testa, sia d’estate che d’inverno, teneva un cappello messo di traverso, da cui uscivano a ciuffi i capelli ormai bianchi; la barba lunga gli scendeva sul petto conferendogli l’aspetto di saggio; ai piedi teneva perennemente scarponi di un numero enorme. Nelle tasche dei calzoni aveva sempre un fazzoletto per asciugare il moccolo al più piccolo di noi, una liquirizia per il più buono, un elastico per il più ordinato, un pezzetto di canna per il più giocherellone, una castagna secca per il più birichino, un groviglio di spago per il più furbo che doveva riuscire a districarlo, un pennino per chi era bravo a scuola, e faceva lo stesso se era spuntato: “Sei talmente bravo che ci saprai scrivere comunque!” – diceva con una bella risata.

Con un coltellino nonno Agostino incideva rami e schegge di legno per ricavarne oggetti dalle forme più strane che regalava a chiunque glieli chiedesse. Anche il suo bastone aveva inciso con bei disegni geometrici in tutta la sua superfice e ne aveva fatto uno simile anche per Piccina che, così vecchiarella, traballava a ogni passo. Con quelle sue mani grandi e callose nonno Agostino mai stava fermo: aggiustava la graticola di Gisa, la gabbietta dei canarini di Bice, il macinino di Nannina e faceva cucchiai da polenta per tutte le donne del cortile e, a chiunque glielo chiedesse, metteva i ferretti sotto il tacco delle scarpe per non farle consumare. Agostino sapeva fare di tutto e lo faceva gratuitamente, solo per il gusto di essere benvoluto; qualche donna lo compensava con uno spicchio di crescia.

Per attirare noi bambini, da vecchi giornali ricavava barchette di carta, c’insegnava come ripiegare i fogli e ritagliarli per ottenere pupazzetti in fila e graziosi centrini. Con i pistilli dei tulipani riusciva a fare degli animaletti a forma di maialini. Una volta in un barattolo di latta mise un po’ di acqua e scaglie di sapone, poi con una canna ci fece vedere come, soffiando, uscissero delle bellissime bolle multicolori. Procurò mozziconi di canna per tutti e da quel giorno le finestre fiorite del cortile si riflessero spesso nelle nostre bolle di sapone.

Nonno Agostino aveva posto accanto alla sua soglia, contro il muro, un piccolo tavolino con gli attrezzi, una panca dove chiunque poteva sedersi e chiacchierare con lui. Il suo viso bonario era sempre sorridente e metteva a proprio agio chiunque si confidasse con lui. Non è che era rispettato in quanto anziano, ma era così simpatico da non sembrare affatto vecchio. Aveva le rughe marcate sulla fronte, intorno agli occhi e in tutto il viso ma la sua bocca, sempre pronta a sorridere sotto i baffoni bianchi, faceva scomparire ogni segno che potesse deturparlo. Mentre agli altri nonni mancavano i denti a lui non ne mancava nemmeno uno, li aveva forti e resistenti. Non aveva bisogno dello schiaccianoci perché metteva la noce tra i denti, di lato alla bocca, e in un attimo la frantumava. Alla nostra meraviglia rispondeva: “Sapete perché li ho ancora tutti i denti? Perché nella vita ho sempre sorriso!”

Le comari del cortile invece asserivano che egli aveva sempre sorriso fin da giovane perché aveva i denti belli. Poi gli era venuta l’abitudine e non aveva più smesso. Io credevo di più alla versione di nonno Agostino. La nonna invece sosteneva che la ragione fosse un’altra: “Il sorriso gli parte dal cuore e quando il cuore è generoso si è anche più belli!” Diceva nonno Agostino: “Ho avuto anche io i miei guai e tanti! Ho fatto la guerra del 15/18 e ho sofferto fame e freddo ma la vita va affrontata con coraggio perché dopo la tempesta torna sempre il sole!”

Anna Zanconi

10 luglio 2026

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