La polemica: Castrum Pitini la sua storia, il restauro recente, la promozione turistica

Nell’edizione online de “La rucola” ho letto la cronaca della recente inaugurazione del Castello di Pitino e plaudo alla meritoria operazione di conservazione delle nostre memorie storiche costata ben 1 milione 731 mila Eur.

La unicità di Pitino – L’operazione, come spiega il comunicato stampa dell’Amministrazione comunale è stata fatta in modo che “Qui la storia incontra la natura e diventa esperienza da vivere, patrimonio condiviso e opportunità per il futuro delle aree internemai frase più saggia fu scritta, ma se la prendo alla lettera la prima constatazione è che nell’articolo si parla praticamente solo di natura e di Chiese, del Castello e della sua storia manco l’ombra, eppure dovrebbe essere quella a richiamare l’auspicato flusso di visitatori i quali non sono tutti ricercatori storici o docenti di storia locale e dovrebbero pertanto essere quantomeno informati sulle valenze della storia del sito e soprattutto sul significato e sulla consistenza fisica del “Castello” che dovrebbero essere invogliati ad andare a visitare, tenendo presente che di chiese medievali ne abbiamo migliaia, ma di castelli come questo no.

Le due chiese – Pur essendo nominata ben nove volte la parola Castello, nel migliaio di parole dell’articolo si parla soltanto di due chiese ovvero testualmente “Le opere hanno poi interessato il consolidamento della chiesa di Santa Maria della Pietà.” ed anche “Grazie ai lavori si è proceduto poi al recupero della chiesa di Sant’Antonio Abate” perciò il turista culturale che pensa di andare a visitare un Castello, andrà a visitare due chiese pagando giustamente un biglietto (nell’articolo si accenna ad una biglietteria). Eppure si intitola restauro del Castello non delle chiese di Pitino, ma poi si descrivono solo i lavori delle due chiese ed anche in quella che dovrebbe essere la storia del sito non si fa alcun accenno al perché e percosa due chiese si chiamerebbero Castello.

Pitino XIII secolo o molto più antico? – Dall’articolo parrebbe che la storia di Pitino nasca nel tredicesimo secolo in quanto leggo: “Il Castello di Pitino fu costruito originariamente nel XIII secolo sulla sommità del colle omonimo, a circa 11 chilometri dal centro storico e a 660 metri di altitudine, in una posizione strategica a controllo dell’alta valle del Potenza. Il sito sorge su un antichissimo e ricco insediamento piceno,” Quindi si tratta proprio di una realizzazione di poliorcetica passiva, un’architettura che dalla romanità in poi venne chiamata Castrum fino al tredicesimo secolo quando dal latino si passò al vernacolare toscano ed entrò in uso il lemma Castellare a indicare le architetture turriformi con recinto di mura.

Insediamento o cimitero? – La frase accenna anche a un ricco insediamento preistorico piceno e a tal riguardo mi corre l’obbligo di rimarcare che insediamento in genere significa luogo dove vivevano esseri umani in un agglomerato di abitazioni. Monte Penna è invece e con evidenza un Cimitero altopiceno e l’articolista non dovrebbe confondere la città dei morti con quella dei vivi. Dovrebbe sapere che i piceni inumavano su letto di ghiaia e perciò l’acqua che saturava la camera funeraria disperdeva nella falda circostante i prodotti della putrefazione del cadavere perciò, fino al periodo romano e all’adozione della bara stagna, i cimiteri erano realizzati molto distante dal centro abitato. Pitino era il cimitero di Septempeda come ad esempio Belmonte era il cimitero di Faleria picena. La chiarezza aiuta la comprensione del passato. L’articolista dovrebbe anche sapere che il XIII secolo è l’inizio dell’età del cannone e la poliorcetica passiva subisce una trasformazione radicale perché la torre è un bersaglio facile.

La datazione – Veniamo alle architetture turriformi che nell’età di Mezzo erano chiamate Castrum e poi Castello, nell’articolo sui restauri del Castrum Pitini seppur il Castello sia nominato di frequente non compare alcuna spiegazione sulla parte architettonica che per la sua funzione venne indicata come Castrum: “il possesso strategico del castello scatenò lunghissime controversie armate tra San Severino Marche, Treia, Cingoli, Tolentino e Camerino. Nel 1239 l’imperatore Federico II di Svevia lo cedette al Comune di San Severino,” Siamo sempre al solito problema del negazionismo storico e della questione dei monumenti nostrani che nascerebbero, secondo gli storiografi locali da quando un documento ne parla. Se questo fosse il principio metodologico “scientifico” per datare un monumento, allora le piramidi di Giza sarebbero nate nel quarto secolo perché Strabone è il primo che ce ne dà notizia.

L’alta torre in pietra – Il nostro Castello mi è noto da quando mi sono stabilito a Treia, per il detto “Pitì brutto si vede dappertutto” oppure nella versione più rispettosa “bello o brutto Pitino si vede dappertutto”. Sì il Castello di Pitino si vede dappertutto perché alla sommità del conoide collinare svetta un’alta torre in pietra, è proprio quello l’edificio che nell’Alto Medioevo i chierici indicavano con Castrum sulle pergamene: la torre-castello ALTOMEDIEVALE, tipologia di edifici caratteristica dei secoli prima del Mille, edifici che punteggiano tutti i cocuzzoli dei “monti” marchigiani. Ma del Castello ovvero della torre del Castello di Pitino, nell’articolo neppure una parola, a spiegazione della comunque ricordata funzione di presidio territoriale. Forse l’amministrazione ha pensato che sia ovvio che il Castello sia la torre e non fosse il caso di ridondare in spiegazioni ma, per coloro che non conoscono la Storia, due parole sull’origine del toponimo “pitino” sarebbero state utili.

Di chi era il Castrum Pitini? – Utili a collocare il Castrum Pitini nel novero di quegli insediamenti signorili Altomedievali (vale a dire nati prima del Mille) che ancora oggi conservano il nome del “Dominus Loci” ovvero quei paesi il cui nome è Monte più un nome proprio come il vicinissimo Monte Milone, oggi Pollenza, oppure sempre un nome preceduto da Castel come per il non lontano Castelraimondo. Perciò l’antico, altomedievale “Castrum Pitini” era l’imprendibile fortezza turriforme di un gran signore dell’alto medioevo da cui prese il nome. Tutti i toponimi locali nel medioevo erano immutabili perché in mancanza di catasti geometrici erano l’unico modo per definire una particella catastale (olim particula ubi dicitur…) perciò il nome del sito era immutabile anche se il nome del dominus loci era conflittuale col negazionismo storico.

Castrum Pipini? – Nel nostro caso è stato sufficiente sostituire nella parola la lettera <p> con la <t> e il Castrum Pipini ovvero il Castello di Pipino (il Breve) signore dei Franchi, è diventato l’anonimo castello di Pitino, senza la sua importantissima storia, separato, anche lessicalmente, dalla “rocchetta” dove dimorava con la sua regal consorte Berta, che ha lasciato il suo nome al toponimo di pianura, giusto ai piedi del Castello da cui il Re dei Franchi poteva controllare tutta la sua valle “in tempore timoris” come si diceva una volta quando si avvicinava il momento di fare a botte con i nemici. Non sono un esperto in promozione turistica e non ho alcun interesse personale a farlo, ma la storia di Pipino e Berta e Pitì brutto si vede dappertutto mi parrebbero un ottimo richiamo.

Medardo Arduino

13 luglio 2026

Sii il primo a dire che ti piace

Commenti

commenti