Lo Stupor Mundi subì tre scomuniche: forse per i territori che i Papi volevano tenersi?

Il 27 Gennaio 2026, La Rucola ha pubblicato in rete un mio pezzo sul modo in cui alcuni, che scrivono di storia, hanno interpretato a loro piacimento, anziché tradurre alla lettera, alcuni vocaboli chiave delle più sfruttate “fonti storiche” dell’Età carolingia, nel quale concludevo così:  “Non continuerò nella ricerca appena inquadrata della vera storia e dei luoghi in cui realmente visse Federico II stupor mundi, che in Sicilia ci è forse andato in gita turistica e, tutti ormai lo sanno, non è sepolto nel duomo di Palermo come si continua a sostenere per opportunità turistiche, ma ha lasciato sicure prove qui nella regione Marche ma…cui prodest?

Federico II dei Cima di Staffolo – Poi il direttor Fernando è riuscito a farmi desistere; per ora. Sono pertanto in debito di qualche parola sull’affaire “Federico Stupor Mundi” a cui ho accennato. Sì, a mio sommesso avviso bisogna “riaprire” il dossier di Friedrich II von Hoenstaufen (nella lingua di casa Federico II dei Cima di Staffolo) il cosiddetto stupor mundi, semplicemente perché se ci si addentra non nei notissimi episodi aneddotici delle sue passioni, ma si indaga sulla nebulosa storiografia della sua vita, molte cose come al solito non quadrano.

I due cortei matrimoniali – Federico è figlio primogenito di Enrico VI e di Costanza d’Altavilla, l’uno per la storia è tedesco (ma, curiosamente, una lapide nella chiesa di Bevagna [Pg] ricorda un suo lascito), e l’altra è siciliana, perciò per non far torto a nessuno si sposano a Milano, sul web si legge: “Il matrimonio tra Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, e Costanza d’Altavilla, ultima erede dei sovrani normanni di Sicilia, fu celebrato a Milano nel gennaio 1186 (o 1185 secondo alcune fonti). Si legge pure che Costanza da Palermo raggiunse Milano con uno stuolo di cortigiani e altrettanto dalla Germania fece il marito (gli storiografi che l’hanno scritto non hanno fatto caso ai costi di un simile viaggio in comitiva e neppure ai problemi di sistemazione alberghiera).

Una questione di lingua locale – Si vuole che gli Svevi siano germanici, ma li ritroviamo sempre in Italia (perché mai Milano?) e, curiosamente, la regina ha un poeta di corte che scrive in dialetto locale il benvenuto quando la regal coppia, guardacaso, è in visita ad Ascoli, e nessuno si stupisce che un tedesco e una siciliana capiscano il dialetto ascolano che è molto vicino alla futura nostra lingua nazionale. Il poeta si chiama Guglielmo Divini da Lisciano e abbandona la corte sveva per unirsi al gruppo di religiosi laici radunato da Giovanni figlio di Pietro di Bernardone dei Moriconi e di Giovanna la Pica, meglio noto come “il Francese” o anche “il poverello di Assisi” e insieme con lui, col nome di frà Pacifico, Guglielmo scriverà il bellissimo Cantico delle Creature.

Nato a Jesi e vissuto…dove? – Sappiamo tutti che lo Stupor Mundi nasce a Jesi che non è né la sede palermitana della madre e neppure la sede della reggia paterna (che nessuno sa dove fosse) sappiamo però da Pompeo Compagnoni, il seicentesco autore de La reggia picena-ovvero dei presidi della Marca, che il neonato venne affidato “alla nutricazione della moglie del conte di Assisi”. Da qui cominciano le inconsistenti narrazioni della vita di Federico, sostenute da documenti redatti qualche secolo dopo. Federico dovrebbe essere vissuto a Palermo, ma in quella città araba e normanna non ha lasciato una benché minima traccia della sua presenza. Neppure nella reggia dove visse la madre e dove lui avrebbe regnato. Nell’edificio detto oggi “il Palazzo dei Normanni”, lo stupor mundi non ha lasciato, contrariamente a chi vi ha regnato prima e dopo di lui, una minima testimonianza fisica della sua presenza innovatrice, neppure un quadro alle pareti, perciò non credo proprio che visse a Palermo e neppure in Puglia.

I Vicari imperiali – Nasce a Iesi, ma della sua presenza nelle Marche, dove nacque non a caso, non ci sono tracce, salvo il fatto che proprio qui, e solo qui, ci sono almeno un paio di Vicari imperiali e si sa che il vicario è colui che gestisce gli allodi imperiali quando l’imperatore è assente.

Le tre scomuniche – Di lui sappiamo tutto delle sue passioni per l’arte, la falconeria, l’erudizione poliglotta, ignoriamo invece le ragioni vere della scomunica che lo colpì e che a mio avviso è legata a una mera questione di danaro e potere: ufficialmente Federico “…subì tre scomuniche. Federico II fu scomunicato tre volte: due da Gregorio IX (1227 e 1239) e una da Innocenzo IV. Federiciana (2005).

La prima scomunica – La pena ecclesiastica della scomunica colpì per la prima volta l’imperatore Federico II come reo di aver contravvenuto ai patti giurati col pontefice Onorio III nel luglio 1125..” in merito a una crociata (https://www.google.com/search?q=sco munica+di+federico). Più che una sacrosanta ragione la causa della scomunica è una scusa apparentemente buona, ma che giuridicamente fa acqua da tutte le parti: impegnarsi in una crociata è chiaramente facoltativo per un monarca e soprattutto non prevede vantaggi reali per il papato, mentre una scomunica induce il pretesto di rifiutarsi di pagare i tributi da parte dei Vescovi del suo impero. Per me le dispute fra Federico e i papi nascono dopo Onorio III, perché “Sebbene fosse stato protetto da papa Innocenzo III e incoronato imperatore da Onorio III, a Federico II con gli altri pontefici andò malissimo: fu scomunicato in tutto tre volte, due da Gregorio IX e una da Innocenzo IV”.

(https://www.google.com/search?q=papa+onorio+iii&rlz=1C1GCEA)

Cherchez l’argent – Una ragione più prosaica, ma concreta, può essere invece legata alla donazione di ben 30.000 talenti d’oro (cifra iperbolica, che ridurrei a 3.000 tarì aurei, che è già una cifra notevole) che mamma Costanza d’Altavilla donò a papa Onorio perché sostenesse il figlio nelle sue prerogative imperiali, essendo Federico ancora troppo giovane per autosostenersi. Ritengo che Costanza non abbia versato i 3.000 pezzi d’oro uno sull’altro, ma abbia assegnato al Papa rendite fondiarie per quel valore su terreni sia in Sicilia che nelle Marche, dove gli Svevi ebbero origine e avevano causa (la storia ci conferma di dispute territoriali dei Papi in Sicilia dopo quei fatti, qui da noi invece non se ne accenna dovendo la regione già essere per la storia “patrimonio di Pietro”).

Rendite a termine – Come prassi le rendite erano assegnate su territori specifici e per un certo periodo di tempo, usualmente un decennio. Sulla gestione di tali rendite ritengo che Federico II e Onorio III fossero in accordo e la mia convinzione è supportata da una lapide litica incassata nella parete interna della chiesetta del cimitero di Castel San Pietro in cui ci sono nomi e titoli dei due personaggi.

ANNIDNIMCCXXIII

RFIPATORETEMPO

REONORII P.P.INDIOEII

ED ======== testo abraso

Nell’anno del Signore MCCXXIII

Regnante Federico Imperatore al tempo

di papa Onorio nella seconda indizione

Ed(ificavit)?

La testimonianza del Colucci sui Vicari imperiali – Una ulteriore testimonianza è data dalla presenza certa in Regione di Vicari imperiali. Di questi funzionari locali ci narra il Colucci che scrive: “l’aderenza per altro del partito imperiale ce la manifesta apertamente la destinazione di un Vicario imperiale nella Valle, che pur lo imperadore vi risiedeva. Federico II fu quello, che ad onta de’ Papi suoi giurati nemici, destinò nella nostra Provincia diversi Vicarj…” (Cfr. Giuseppe Colucci –Delle antichità picene del medio e dell’infimo evo Tomo I Fermo -Dai torchi dell’Autore-. 1792 nel Capitolo Della Valle di San Clemente trattato storico inedito del Canonico Ottavio Turchi, per la prima volta pubblicato. Pag. 145- testo segnalatomi dal ricercatore Massimo Orlandini.

Ulteriore testimonianza – L’esistenza di più d’uno di questi personaggi è confermata da una rievocazione storica contemporanea ad Acquaviva Picena dove si ricordano gli “Sponsalia” di una nobildonna locale, la nota recita: “Anno Domini 1234, Forastéria, figlia di Rinaldo degli Acquaviva detto il “Grosso”, va in sposa a Rainaldo dei Brunforte, Signore di Mogliano, figlio di Bonconte nipote di Fidesmino di Brunforte, Signore di Sarnano e Vicario di Federico II.

La vera motivazione del dissidio – Questa chiara documentazione ci può spiegare in modo molto più concreto le ragioni dei contrasti fra i Papi e Federico, ragioni economiche molto più concrete che non la mancata promessa di una spedizione militare aleatoria. Chiaramente i Papi che difendevano la legalità del Patrimonio di Pietro, hanno agito a mistificare sia gli episodi della vita, sia i luoghi, soprattutto le ragioni dei dissidi con lo Stupor Mundi che per logica voleva semplicemente riavere le rendite delle sue terre.

Una storia riscritta 200 anni dopo – A ben vedere tutta la storia cronachistica su Federico è stata riscritta un paio di secoli dopo la sua morte. Così l’episodio del decesso a Castel Fiorentino in Puglia, evento del quale non c’è alcun documento coevo, ma solo cronache postume di un paio di secoli, anche se almeno una lettera da Lecce a Palermo avrebbe dovuto essere stata inviata per annunciare la morte e preparare le esequie. Nessuno può provare che fu sepolto, umile e anonimo cadavere col saio, nel sarcofago nel quale si sono trovati ben tre scheletri di cui uno femminile, sui quali una ventina di anni fa non si volle indagare, neppure con un semplice DNA da confrontare con quello della madre sepolta lì a fianco.

L’articolo giornalistico – Le conclusioni dell’estensore dell’articolo “I misteri di Federico II”, sulle indagini dal 1994 al 1999 sono rivelatrici dei problemi intorno alla sua morte e sepoltura: “Dopo circa 6 anni d’indagini, era lecito attendersi qualcosa di più da questa lunga e multiforme ricognizione. Purtroppo, le attese del pubblico sono andate in gran parte deluse. Abbiamo letto le dotte analisi settoriali e gli ampollosi interventi istituzionali, ma in quel cofanetto, di raffinatissima fattura, non abbiamo trovato nulla di nuovo riguardo i resti del grande Federico, il cui studio era l’obiettivo prioritario del megaprogetto. Anzi, da un raffronto fra l’immagine del corpo quasi intatto di Federico, incisa su rame nel 1781, e quelle riprodotte nelle foto a corredo delle introspezioni effettuate dentro il sepolcro porfireo se ne trae una desolante sensazione di sfacelo per l’impietoso sconquasso che vi regna.”https://www.stupor mun di.it/it/imisteri-di-federico-ii  (12/02/2021)

I resti nel sarcofago – Ho riportato l’intero brano perché accenna all’incisione che ritrae un personaggio mummificato con corona, vesti regali e spada: le fotografie scattate nell’ispezione più recente, che esibiscono una confusione di resti umani fra paglia e brandelli di semplici tessuti, dimostrano che, non essendoci alcuna notizia di riaperture del sacello dopo quella di fine Settecento, o è stata eseguita una barbarica profanazione, asportando gli oggetti preziosi raffigurati dall’incisore, o l’artista, caso più probabile, ha disegnato su commissione una visione ideale.

È una “NON storia”? – Forse in un prossimo futuro non sarà così controcorrente e “NON storia” (così sono stati bollati i miei pezzi) rivedere la storiografia dello Stupor Mundi, figlio non casuale del Piceno storico e anche quella dei suoi parenti acquisiti con l’unione a Bianca dei Lancia di Agliano (Asti) di cui un antecessore di nome Manfredi detto “il lancia” era noto alla corte Sveva per essere stato il lancifero dell’imperatore Federico Barba-di-vino di Staffolo in quanto Othone Frisingense ha scritto li fatti di Friderico di Enobarbo, di Staphylo, di Vltoa”, come si legge in : della sferza delle scienze et de’ scrittori. Discorsi satirici di Evangelisto Raimondi Bresciano. Fondati nella Vanità delle cose, appoggiati alla frenetica & malinconica natura de’ viventi & alla giusta lode degli immortali. In Venetia, MDCXL. Presso Gervasio Annisi.- (Pag. 232). Credo che questa NON storia di un celeberrimo marchigiano possa essere sufficiente. Amen.

Medardo Arduino

20 luglio 2026

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