Fino all’angelo di pietra / e non oltre, arrivo con i miei sogni / di carta straccia, lievi / e moribondi, facili a / incenerirsi, troppo lesti / a bruciare, fra le mani, / eppure torno a posarli
ancora, ogni giorno, / di fronte all’angelo tutto chino / e raccolto e quasi mi sembra / di vederne le ciglia pallide / fremere appena appena, / forse perché in fondo ne riconosce / l’intraducibilità e l’orrore, / quel lato che nessuno / confessa mai, dei sogni fatti / ad occhi aperti e per niente poi / di utile e di tangibile.
La mia sostanza è morta, / non la sento più soffrire, / mi vesto delle mie stesse ceneri / e talvolta mi maschero da bestia / per non farci troppo caso / quando ricomincio ancora a sanguinare.
Elisa Eötvös
31 luglio 2026


