Non guardare all’altezza della felicità; / essa è come l’icona che fugge lo sguardo / vagabondando con i cuori nei suoi meandri / di immagini.
Sono grande, / sono l’attesa di una speranza infinita / che violi sgorgando da queste acque / sorgive. / Temere e fermare acque pure immantinente / per te per l’ascolto.
Sì, ma solo in quell’istante, / un solo istante, / risuonerà di acutissime “tenere, soavi tenerezze”.
Ma quando lo sguardo dalla valle discenderà, / solo e solo, varcherà la valle / e sarà raggiunto da costellazioni di uomini, / tutto sembrerà un effimero mondo.
E tu che sentivi i canti del tramonto… / Presto scenderà la sera / voluta da chissà quali Dei ricorrenti.
Un giorno più in là dimenticheremo questo giorno / in sé che è già passato.
Mauro Ruzzu
1 agosto 2026


