Sono ansioso di tornare in India, di rivedere questo paese a dieci anni da quando lo vidi per la prima volta. Fu in Overland 5, nel viaggio di ritorno da Pechino a Roma, nel 1999. Sono ansioso di vedere se e quanto è cambiato, se anche questo paese ha avuto l’evoluzione che ha avuto la Cina e altri paesi dell’Est del mondo.
I personaggi – Il volo da Bologna ci porta a Bombay, ora Mumbai. Con me due veterani di Overland, Bruno e Giovanni e tre tecnici della Ferrari, Andrea, Claudio e Vito, più Gabriele il responsabile del viaggio. Ancora con noi Gabriela, la fotografa, Matteo e Luca i due operatori per le immagini televisive. Vincenzo, altro tecnico della Ferrari ci raggiungerà tra qualche giorno. Da Bombay ci spostiamo a Pune nella fabbrica che la Fiat ha qui realizzato e dove ora costruisce la Palio.
La fabbrica è un enorme cantiere per la realizzazione di altri capannoni per creare linee di montaggio per altri modelli. Sarà una grande fabbrica che offrirà molti posti di lavoro e contribuirà alla motorizzazione di questo paese. Qui troviamo ad attenderci le due Ferrari 612 Scaglietti con le quali faremo il giro dell’India, “MAGIC INDIA DISCOVERY”, arrivate in volo dall’Italia. Dall’Italia è arrivato anche un LMV, il nuovo veicolo fuoristrada realizzato dall’Iveco nello stabilimento di Bolzano, che ha incontrato un enorme successo presso le Forze Armate di molti paesi. Questo veicolo servirà per operatori e fotografi che racconteranno poi il nostro viaggio.

Le auto di accompagnamento – Con le Ferrari viaggeranno anche delle vetture della Tata, la fabbrica indiana con la quale la Fiat ha un importante accordo di collaborazione tecnica e commerciale, due Van per bagagli e attrezzature tecniche, due Suv e un Pic Up. Infine una Fiat Bravo e una 500 che verranno lanciate a maggio sul mercato indiano. Ci fermiamo a Pune due giorni per preparare i veicoli, verificare che tutto sia in ordine e torniamo a Bombay per la cerimonia di partenza. Il via verrà dato dal John Elkan e da Ratan Tata. Questi giorni sono per noi il primo contatto con la realtà indiana. Una realtà di grandi contrasti tra grandi ricchezze e povertà indicibili. Un traffico caotico che si regge su regole del tutto particolari. Edifici modernissimi accanto a casupole e baracche degradate.

Bombay è la più grande città dell’India, con i suoi 15 milioni di abitanti è la quinta megalopoli del mondo, ma con la più estesa baraccopoli, anche maggiore delle favelas di Rio, San Paolo e Città del Messico. Qui arrivano da tutta l’India in cerca di lavoro e di qualcosa per vivere. Ma a differenza di altre città il bello e il brutto non sono separati, convivono a stretto contatto. Dalle vetrate dei modernissimi uffici della Tata, in pieno centro, si vedono alcune casupole solo a pochi metri, vicine a un grande parco dove giocatori di Cricket, lo sport nazionale, si allenano. Bombay è il più grande porto dell’India, è per l’India quello che è Shanghai per la Cina, ma le due realtà non sono paragonabili. Già in aeroporto si notano le prime differenze, la struttura appare datata, pecca di manutenzione, i servizi lasciano a desiderare, il collegamento con la città è carente. Gli edifici di Bombay e delle altre città che attraversiamo sono di tipo molto diverso, e a stretto contatto, alcuni moderni, altri di tipo popolare, vi sono molti edifici in costruzione ma i cantieri danno l’impressione di essere fermi, non si vedono operai al lavoro. È molto strano, certamente l’India ha bisogno di case per sistemare quanti vivono nei tuguri ma sembra che l’edilizia sia ferma, alcuni edifici non finiti sono in parte già abitati, altri sembrano fermi nella costruzione da tempo, già anneriti dall’umidità.

La popolazione – Lungo le strade si affacciano negozi di ogni tipo, in genere molto modesti, botteghe artigiane ove si lavora con attrezzi rudimentali. Alcune sono vere baracche ma a due piani, al piano terra si lavora al piano superiore si dorme. È indubbio che l’India sconcerti il visitatore non preparato alla sua realtà. Il primo impatto è con la folla, più che in Cina qui si ha la sensazione di quanto numerosi siano gli indiani, certamente la superficie dell’India è inferiore a quella della Cina, per avere un’idea l’India è dieci volte l’Italia come superficie ma come abitanti supera abbondantemente il miliardo. La stima attuale, un censimento serio non esiste, parla di 1 miliardo e duecento milioni di abitanti, quindi dieci volte la densità abitativa dell’Italia. È impensabile immaginare un posto isolato, ovunque vi fermiate c’è sempre qualcuno, ovunque andiate sarete sempre circondati da altre persone, che vi verranno vicino solo per curiosità, per osservarvi senza alcuna malizia, perché gli indiani sono estremamente cordiali, sorridete e il vostro sorriso sarà immediatamente ricambiato, il vostro saluto, anche a uno sconosciuto, sarà immediatamente ricambiato.
Il sud dell’India da Bombay a Capo Comorin
Cinque stati – Lasciamo Bombay dopo la cerimonia di partenza con il via dato da John Elkan e da Mr. Tata dirigendoci verso sud. La nostra prima destinazione è Pune per un incontro con tecnici e maestranze nella fabbrica della Tata. Corriamo sulla autostrada che porta a Sud verso Bangalore e la punta sud. L’India è una repubblica federale, nel Sud toccheremo cinque stati: Maharashtra, capitale Bombay; Goa, il più piccolo, colonia portoghese fino al 1961; il Karnataka con capitale Bangalore; il Kerala, con capitale Cochin; il Tamil, con capitale Chennai (Madras) a l’Andhra Pradesh con capitale Hyderabad. Questi due ultimi stati sono quelli che hanno avute le coste sconvolte dal tragico maremoto del 2004 che provocò centinaia di migliaia di morti.
Il traffico – L’autostrada pur scorrevole, a due careggiate e a pagamento, è diversa dalle nostre. Non è recintata ed è percorsa da ogni genere di mezzi, da camion a trattori agricoli a veicoli a traino animale. Dopo l’impatto con il traffico cittadino conosciamo ora il traffico extra urbano. Il traffico in India ha un aspetto del tutto particolare. Chi vi giunge per la prima volta non può che rimanerne sconvolto. Sulle strade c’è di tutto dalle biciclette, però sempre più rare, ai pedoni che camminano senza minimamente preoccuparsi dei veicoli, allo sterminato numero di motociclette (viene quasi da pensare che ogni indiano ne possegga una), ai tuc-tuc, le Api per il trasporto delle persone, ai camion, agli autobus e alle vacche che pascolano o si fermano indisturbate ovunque. Accanto a vetture moderne circolano vecchi camion e vecchi autobus per i quali ci si chiede come possano ancora andare avanti.
Le Fiat 1100 – Due le vetture immagine in India, la Ambassador di progettazione locale, e la Fiat 1100 costruita sulla linea di montaggio ceduta dall’Italia. A Bombay tutti i taxi sono Fiat 1100 nere con il tetto giallo, ne circola un numero incredibile. Se si osservano poi molti veicoli viene da pensare che luci posteriori, frecce, fari anabbaglianti siano optional montati solo su richiesta dell’acquirente, così come gli specchietti retrovisivi. Mettete insieme fari solo abbaglianti, luci posteriori inesistenti, indicazioni di svolta fatte raramente con il braccio ma solo dalla parte destra, quella del guidatore, in India si circola a sinistra e la guida è a destra, e avrete un’idea di cosa può essere guidare nel traffico indiano.

Traffico caotico – In realtà si guida in base a regole non scritte ma accettate da tutti, ma più di tutto si guida come se si andasse a piedi, dove c’è uno spazio ci si infila, da destra o da sinistra non importa, la precedenza spetta a chi è davanti, a chi ha il muso del veicolo più avanti, non importa da quale parte provenga. Se uno si vuole infilare fa segno con il braccio e si infila e chi è dietro aspetta, molti autisti di autobus hanno un aiutante dalla parte sinistra serve per avvisare che i passeggeri sono tutti saliti e per aiutare l’autista nelle manovre o spostare qualche moto parcheggiata che ostacola la manovra. Naturalmente di specchi retrovisivi neanche parlarne, costa troppo sostituire quelli rotti nei contatti e poi abbagliano di notte riflettendo le luci di chi è dietro. Ovviamente quando si deve sorpassare lo si può fare da destra o da sinistra, basta dare un colpo di clacson per avvertire chi è davanti e si passa. L’invito a suonare è chiaro, scritto sulla sponda di tutti i camion, autobus e anche dei tuc-tuc, “please horn” oppure “sound horn”. Dopo aver visto “i diavoli rossi”, gli autisti degli autobus di Panama, credevamo di aver visto tutto.
Gli autisti degli autobus – Non avevamo ancora visto gli autisti degli autobus indiani. Non sono da meno, si buttano e vanno, qualunque cosa accada. Ma c’è anche del buono. Il comportamento più sconcertante è nei sorpassi. Se un veicolo sta sorpassando e ne viene uno contro non c’è problema, entrambi rallentano tranquillamente e si risolve la situazione. Sempreché riescano a vedersi in tempo e non siano distratti, altrimenti è la fine. Le nostre tipiche espressioni: “Deficiente, chi ti ha dato la patente” o “Cretino lasciami passare, ho la precedenza” sono qui sconosciute, emerge anche nel comportamento alla guida il carattere tollerante e rispettoso dell’indiano. Forse dovremmo imparare da loro. Certamente si va piano, nelle città i tempi di trasferimento sono eterni, in compenso gli incidenti sembrano rari anche se tutti i veicoli più vecchi hanno tante righe e tanti colpi. Per noi alla guida c’è una difficoltà in più. Alla vista delle Ferrari moto e auto fanno grappolo intorno alle nostre macchine per fotografarle o anche solamente per vederle, aumentando così il nostro sconcerto e rischi.
continua
Gianni Carnevale
14 agosto 2026


