Corridonia, da una lapide la storia di una famiglia: Mariano dei nobili di Preta, Podestà

Delle poche antiche lapidi ancora visibili a Corridonia, sforzandosi a cercarle, se ne trova una sulla parete della Scuola Media Manzoni che guarda verso la piazza. L’iscrizione è sormontata da uno stemma gentilizio raffigurante una cinta murata con una torre che svetta sopra tre colli, il tutto affiancato da elementi vegetali.

MARIANI DE NOBILIBUS DE PRETA DE ASCULO PRAET[O-RIS] IUSTISS[IMI] 1486

Questa sotto è la scritta originale con le abbreviazioni come si usava un tempo:

MARIANI  ▵   DENOBILIBUS ▵  DEPRETA  ▵ DEASCULO ▵ PRAET ▵ IUSTISS ▵  1486

Il testo come anche riportato dal Bartolazzi è traducibile in:

Mariano dei nobili di Preta, da Ascoli, giustissimo podestà, 1486

La locuzione “de Preta”, indicante il luogo di origine della nobile famiglia del magistrato, deve essere individuato in Petra, frazione di Amatrice, legata storicamente ad Ascoli. La famiglia, come spesso accade, ha preso il nome del feudo di origine, per l’appunto Petra, e quindi il nome Petra o De Preta.

Si tratta della nobile stirpe dei Saladini di Ascoli. L’attuale casato Saladini-Pilastri, nobili di Ascoli e Cesena, vanta un antenato, certo Saladino, che diede il nome alla famiglia anche se le origini sono precedenti e affondano addirittura al 1095 con un certo Appiano. Saladino ebbe un figlio, Monaldo, nato nel 1188 e che nel 1264 – alla veneranda età di 76 anni – nella fase di perdita di potere dei signori feudali in favore dei Comuni, cede i castelli di Rovitolo e Petra, “feudi di famiglia”, al comune di Amandola, inurbandosi in esso.

 

Nell’atto viene definito “nobile Monaldo dei Signori Saladini di Petra”. Rovitolo invece è una frazione di Montefortino dove è presente una interessante chiesa del XII secolo dedicata ai “SS. Pietro Apostolo e Andrea”. Precedentemente Monaldo era in Montefortino e non si conoscono i motivi per cui si spostò in Amandola provocando oltretutto l’ira del vecchio comune di appartenenza. Infine nel 1301 Jabuzio dei Saladini cede al comune di Ascoli la signoria di Belvedere, si inurba nella più importante città e incomincia a far parte del patriziato ascolano.

Il capostipite della famiglia fu chiamato Saladino non certo perché fosse musulmano ma poiché nel 1181 era partito come crociato finendo prigioniero e riscattato da Papa Lucio III solo nel 1183. Gli altri podestà ascolani citati dal Bartolazzi sono: ser Giovanni Vittorelli e Giovanni di Giacomo Grimaldi che esercitò la carica durante il dominio degli Sforza. Un esempio di come le famiglie prendessero il nome del feudo possiamo vederlo con i locali Persichetti-Ugolini. La famiglia Ugolini che poi si unì ai Persichetti fondando il ramo chiamato appunto Persichetti-Ugolini, detiene il titolo di Marchese di Castel Collebuccolo (o Colbuccaro), titolo rinnovato con Regio Decreto del 15 aprile 1929 e RR. LL. PP. del 30 maggio 1929. Nel feudo, oltre il castello principale di Colbuccaro che si trovava sulla zona dell’attuale chiesa dei SS. Lorenzo e Ilario, possedeva quelli minori – forse chiamarli castelli è troppo – di Ripa Azzolina e di Piedicolle (“pié di colle”).

Ripa Azzolina è scomparsa anche nella toponomastica perché nel 1255 fu distrutta da Montolmo per scacciare i signori di Petriolo che avevano occupato abusivamente la fortificazione. Va ricordato che una volta allontanati i petriolesi, questi iniziarono una causa affermando senza ritegno che il maniero era un loro possedimento chiedendo quindi al rettore della Marca la restituzione e il pagamento dei danni subiti. I montolmesi avevano comprato a caro prezzo dagli Ugolini il feudo con i relativi diritti. Non bastarono gli atti notarili di acquisto, servirono testimoni che giurassero che avevano sempre ricordato Ripa Azzolina di proprietà di Montolmo: alla fine, nel 1258, il comune ebbe la meglio, sfatando per una volta il detto che la giustizia non è di questo mondo. Dove fosse collocata poi Ripa Azzolina è difficile dirlo: ripa indica una elevazione che dà verso un fiume, suppongo Fiastra e non il Chienti. Nei dintorni esiste una zona chiamata attualmente Ripa Cardeto: i cardi sono composite con foglie e brattee spinose. Che questo luogo sia l’antica Ripa Azzolina però è tutto un dire. Una riflessione anche sul toponimo Azzolina: ha qualcosa a che fare con la potente famiglia degli Azzolini di Fermo?

 Ritornando alla lapide di Mariano, scrive sempre il Bartolazzi che questa era all’interno del palazzo comunale: fu evidentemente spostata sulla facciata dell’odierna scuola e aggiungo fortunatamente, senza rischiare di finire in malo modo oppure dimenticata o dispersa come la grande arma pontificia che mi è stato raccontato fosse ancora presente agli inizi degli anni ottanta nei magazzini comunali sotto il teatro Velluti, per capirci i locali adiacenti alla Soms in via Procaccini. Che fine avrà fatto un manufatto di simili dimensioni non è facile capire: forse distrutto da qualcuno per liberare spazio da un cimelio ritenuto inutile e lì abbandonato dal 1861 quando fu abbattuto dalla facciata del palazzo comunale all’arrivo dei soldati piemontesi. Pertanto questa volta consoliamoci per il fatto che la lapide sia sopravvissuta e ci ricordi un tempo lontano dove si viveva una esistenza molto diversa, più difficile, dura e spesso crudele ma, permettetemi, sicuramente secondo me, molto più a misura d’uomo. 

BIBLIOGRAFIA

Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Vol.VI. Milano, via Bellini 11. MCMXXII-XI;

P.P.Bartolazzi, Memorie di Montolmo, Pausula, Tipografia Succ. Crocetti, 1887;

Avv. Raffaele Foglietti, Documenti dei secoli XI e XII per la storia di Macerata. Macerata, Stab. Tip. Bianchini 1879;

Memorie storiche della città di Amandola, Parte Prima, Ascoli Piceno, Stab. Tip. di E. Cesari, 1891.

Modestino Cacciurri

15 agosto 2026

 

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