Il paesaggio – Da Bombay l’autostrada s’inerpica per raggiungere l’altopiano dopo aver superato la catena dei Ghat occidentali. L’India peninsulare è caratterizzata da un grande altopiano centrale, il Deccan, contornato da due catene montuose costiere, i Ghat occidentali e i Ghat orientali che sulla punta unendosi prendono il nome di Nilgiri. L’altopiano è piuttosto arido, l’agricoltura stentata anche se oggi si vedono molti sforzi per modernizzarla.

La fabbrica della Tata – A Pune ci fermiamo nella fabbrica della Tata, auto e camion, dall’aspetto estetico un po’ inusuale per noi abituati ad altre linee, sono linee un po’ “datate” ma l’evoluzione rispetto ai precedenti modelli, anche grazie agli accordi con la Fiat, è evidente. L’accoglienza che ci viene riservata è straordinaria, le Ferrari passano per i vari reparti e tutti sospendono il lavoro per ammirarle. Per gli indiani la Ferrari non è solo un sogno riservato a pochi, è un mito. Proseguiamo verso Sud per ritornare sulla costa e raggiungere Goa. I villaggi che si susseguono sull’altopiano vivono di agricoltura, le industrie sono poche e poche anche le attività artigianali, in compenso tanti negozietti, uno accanto all’altro. Questa del commercio minuto è una caratteristica dell’India che si ritrova anche nelle grandi città, pochi i centri commerciali, pochi i grandi empori.

Goa ex colonia portoghese – Scavalchiamo nuovamente i Ghat per raggiungere Goa. In quota la vegetazione aumenta, si attraversano boschi di eucalipti e di altre essenze, il clima è gradevole dopo il caldo dell’altopiano, in compenso la strada è stretta e tortuosa, in salita molti camion arrancano lentamente costringendoci a sorpassi da cardiopalma, sul filo dei centimetri. Goa, ex colonia portoghese, il più piccolo degli stati indiani, è affascinante. Palme, giardini, spiagge sabbiose. Scoperta dagli hippy negli anni ‘60 oggi Goa si è trasformata in una località turistica alla moda con tanti alberghi, ristoranti, negozi, gioiellerie, turismo internazionale. Tanti i segni della vecchia dominazione portoghese, dal forte Aguada alle chiese, alle case di stile coloniale. Il benessere della popolazione, rispetto ai villaggi dell’altopiano o di altre città è evidente.

Le zone archeologiche – Da Goa ritorniamo sull’altopiano nello stato del Karnataka, per un percorso attraverso alcune tra le zone archeologiche più interessanti, Hampi, Belur, Haledibu. Sono le testimonianze dei grandi regni del Sud dall’XI al XVI secolo, alcune dimenticate e riscoperte solo nel secolo scorso. Tra tutte Hampi è quella che colpisce di più, centinaia di templi in un’area di decine di chilometri quadrati. Ora è iniziata l’opera di conservazione per questo che è stato dichiarato dall’UNESCO uno dei patrimoni dell’umanità. Sono 27 i siti indiani dichiarati patrimonio culturale dell’umanità, monumenti testimoni di antiche culture ma anche parchi naturali e antiche linee ferroviarie di montagna.

Le coltivazioni di tè – Dall’altopiano continuiamo a salire per raggiungere le zone montuose con le valli del tè. Tra Ooty e Munnar tra i 1500 e i 2000 metri di quota, una delle più estese zone per la coltivazione del tè. I declivi sono interamente ricoperti dall’arbusto del quale si raccolgono i germogli per la produzione del tè. Sul terreno le piante e i sentieri disegnano una scacchiera. Le piante hanno tutte la stessa altezza, quella del braccio delle raccoglitrici e una ampiezza pari al doppio della lunghezza del braccio, così che la raccoglitrice può riuscire a raggiungere ogni germoglio. Naturalmente il lavoro di raccolta è tutto femminile. Oltre al tè il turismo. La zona è stata già frequentata in passato dai signori indiani per la mitezza del clima, poi dagli inglesi e oggi attira un sempre più crescente turismo per chi vuole ossigenarsi e fuggire dal caldo della pianura e dell’altopiano.
La mitica Compagnia delle Indie – Dall’altopiano ancora verso il mare ed entriamo nello stato del Kerala. Qui è evidente, come a Goa, l’influenza occidentale data dai portoghesi e dagli olandesi. La zona era sede della famosa Compagnia delle Indie per il commercio tra Europa, India e Sud-Est asiatico. Sono ancora tante le chiese cattoliche e i tratti somatici degli abitanti denunciano gli incroci tra europei e indiani. Due le caratteristiche più evidenti di questa regione, la tolleranza religiosa e le bachwaters, le vie d’acqua lungo la costa. Qui convivono molti credi religiosi, vi è anche una comunità ebraica, chiese cristiane accanto a templi indù, giainisti, buddisti, moschee, sinagoghe. Le vie d’acqua nelle lagune sulla costa hanno uno sviluppo di centinaia di chilometri, un tempo solo vie commerciali ora sono diventate una attrattiva e una risorsa turistica. Sviluppo industriale intorno al porto di Cochin, la capitale, turismo sulla costa e sulle montagne dell’interno fanno del Keraka uno degli stati più sviluppati dell’India con alta alfabetizzazione e tasso di fecondità inferiore alle altre zone.
Il maremoto del 2004 – Dopo una veloce puntata a Capo Comorin, la punta estrema dell’India, dove si uniscono le acque del Golfo del Bengala e del Mare Arabico risaliamo di nuovo verso l’altopiano per raggiungere la costa orientale e lo stato del Tamil che avevamo appena toccato nella regione montuosa di Ooty. C’è curiosità in tutti noi. Le coste di questo stato sono state investite dal maremoto del 2004 che ha provocato molte vittime ed enormi distruzioni. Ci saranno le tracce del disastro?

Da Capo Comorin a Kolkata (Calcutta) – Da Capo Comorin risaliamo verso Nord. Siamo al giro di boa dal Sud dell’India. da ora in poi andremo sempre verso Nord fino a toccare le regioni ai piedi dell’Himalaia, i paesi dei monasteri tibetani. Tocchiamo Madurai ancora nell’interno e poi scendiamo decisi sulla costa orientale. Una dopo l’altra tocchiamo le varie città che si susseguono sulla costa. Questa è diversa dalla costa occidentale, sono lunghe distese sabbiose che ricordano, se non fosse per la presenza di palme, le nostre coste adriatiche. Le località turistiche si susseguono con i loro alberghi, è tutto in funzione, non c’è più traccia del maremoto che sconvolse questa regione. Per visitare Chennai, un tempo Madras, ci fermiamo in un albergo sulla costa pochi chilometri a sud. Un posto delizioso, affollato di turisti, in serata spettacolo di danze tradizionali indiane. Il menù, come nelle tante località toccate è ricco e vario.
La cucina indiana – La cucina indiana offre un numero incredibile di piatti. Sono sempre almeno una ventina le proposte di piatti, con l’alternativa di cucina vegetariana o non. I diversi aspetti della religione e la suddivisione in caste, ancora sentita anche se abolita per legge, hanno dato luogo a una cucina molto varia. La stessa cucina vegetariana ha diversi aspetti e limitazioni, dalla “pure veg” senza carne, pesce, uova ma anche senza prodotti che crescono sotto terra. La non vegetariana, come carni si basa su pollo e agnello, il maiale non è molto diffuso e la carne di bovini, per via delle vacche sacre, si trova solo nei ristoranti di classe. Il riso è onnipresente, sempre preparato in vario modo, con aggiunta di verdure o carni, e poi carne, pesce, verdure, preparati in modo vario e diverso secondo la fantasia del cuoco, anche se alcune preparazioni fondamentali sono presenti ovunque.

Le spezie – Ma alla base di tutto ci sono le spezie. Tutta la cucina indiana è ricca di spezie. Trovare un piatto non speziato è una impresa al limite dell’impossibile. Solo i ristoranti dei grandi alberghi, che hanno una clientela internazionale, hanno nei loro menù piatti “normali”. Ma anche qui i rischi sono sempre presenti. In un ristorante che proponeva cucina italiana abbiamo ordinato un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino. In pratica ci hanno servito peperoncino con spaghetti aglio e olio. ma non mancano le sorprese. A Chennai abbiamo pranzato in un ristorante gestito da una signora italiana che ha già aperto dieci ristoranti di cucina italiana nel mondo. Ci ha servito un pranzo delizioso. Ma sapendo scegliere tra i molti piatti della cucina indiana ci sono vere sorprese, a partire dal tradizionale “dal” lenticchie e verdure con aggiunta a volte di carne. Ne abbiamo assaggiati di squisiti, come quello tradizionale di Hyderabad con l’aggiunta di carne sfilacciata di agnello. continua
Gianni Carnevale
4 settembre 2026
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