Abstract – Il presente contributo analizza il rapporto tra filologia ottocentesca e costruzione dell’identità nazionale nell’Italia post-unitaria, assumendo come caso di studio la figura di Cielo d’Alcamo. Attraverso una rilettura critica dell’opera di Alessandro D’Ancona e della “scuola storica”, si evidenzia come l’attribuzione alla Sicilia federiciana del ruolo di culla della letteratura italiana risponda non tanto a criteri scientifici quanto a esigenze politico-culturali di integrazione nazionale. Particolare attenzione è dedicata alla lezione manoscritta “Cielo dal Camo”, la cui reinterpretazione in chiave siciliana appare come un passaggio significativo di tale processo. Il contributo mette inoltre in luce lo scarto tra la rappresentazione ottocentesca dell’autore come “giullare popolare” e le acquisizioni della critica novecentesca, che riconoscono in Rosa fresca aulentissima un testo colto e parodico, in dialogo con la lirica provenzale. Ne emerge la necessità di una riconsiderazione storiografica che distingua tra dato filologico e costruzione ideologica, restituendo alla disciplina una maggiore autonomia critica. Questo sostiene Medardo Arduino nel libro “Il Piceno Storia e Cultura”.
Parole chiave – Filologia ottocentesca; identità nazionale; Alessandro D’Ancona; Cello d’Alcamo o Cielo dal Camo; poesia siciliana; Rosa fresca aulentissima; scuola storica; critica testuale; storiografia letteraria; Risorgimento
Testo – Alessandro D’Ancona (1835-1914), storico della letteratura, filologo, giornalista e uomo politico, fu uno dei principali esponenti della “scuola storica”, orientata a interpretare la letteratura attraverso il metodo storico-filologico. Nato a Pisa in una ricca famiglia ebraica, studiò a Firenze e giovanissimo pubblicò un saggio su Tommaso Campanella. Nel clima risorgimentale svolse anche un ruolo politico: vicino a Cavour e ai liberali toscani, collaborò all’unificazione nazionale e, dopo l’annessione della Toscana al Piemonte, diresse il quotidiano La Nazione.
Studioso delle tradizioni popolari, D’Ancona fu tra i primi a individuare in Sicilia l’origine del canto popolare italiano, poi sviluppatosi in Toscana. Nel 1884 analizzò sistematicamente Rosa fresca aulentissima, confermandone l’attribuzione alla tradizione siciliana. Insieme ad altri critici ottocenteschi, come Adolfo Bartoli e Francesco De Sanctis, contribuì a consolidare l’idea che l’autore, “Cielo d’Alcamo” (o “Ciullo”), appartenesse alla Scuola Siciliana legata alla corte di Federico II. La critica dell’epoca considerava decisive le caratteristiche linguistiche del testo (rime, lessico e struttura metrica) ritenendole prove della sua origine siciliana.
Tuttavia molti studiosi lavoravano su copie e trascrizioni, senza accesso diretto ai manoscritti, circostanza che oggi induce la filologia moderna a rivedere alcune conclusioni. L’interpretazione ottocentesca va inoltre letta nel contesto del forte patriottismo postunitario. Per D’Ancona e la “scuola storica”, dimostrare che la letteratura italiana fosse nata nella Sicilia di Federico II significava offrire al nuovo Stato unitario una radice culturale comune e prestigiosa. In questa prospettiva, la Sicilia veniva integrata nel canone nazionale come culla della lingua e della poesia italiana.
La critica contemporanea, con studiosi come Gianfranco Contini, ha però ridimensionato l’idea di Rosa fresca aulentissima come poesia “popolare”, interpretandola piuttosto come una raffinata parodia colta dei modelli provenzali. L’immagine del “giullare siciliano” sarebbe quindi anche una costruzione culturale ottocentesca, utile a creare un ponte simbolico tra cultura alta e popolo nella formazione dell’identità nazionale. Rimane infine aperta la questione dell’enigmatico “Camo” annotato da Colocci. Se la tradizione sabauda lo identificò con Alcamo, in Sicilia, alcuni elementi filologici e toponomastici suggeriscono una possibile connessione con il paese piemontese di Camo, nell’area cuneese.
Era davvero siciliano? – Considerando il carattere itinerante e cosmopolita della corte federiciana, non sarebbe impossibile che il poeta provenisse dal Nord Italia pur scrivendo nella lingua letteraria della Magna Curia. In questa luce, l’attribuzione esclusivamente siciliana potrebbe essere stata rafforzata non solo da motivi testuali, ma anche dall’esigenza politica e culturale di costruire una narrazione unitaria delle origini della letteratura italiana. Le opinioni degli odierni addetti ai lavori sembrano in evoluzione verso un panorama più “distribuito” della poesia italiana, pur permanendo nei testi e nelle enciclopedie la definizione di “Scuola Siciliana” che viene fatta risalire addirittura a Dante, quando il divin poeta ha semplicemente scritto che a poetare erano i funzionari imperiali raccolti alla corte dello Stupor Mundi, del quale, fra i vari titoli di Imperatore, Re d’Italia e Re di Sicilia, si considera solo l‘ultimo ergo la Scuola è diventata Siciliana senza esserlo mai stata.
Solo tre di questi funzionari, della ventina noti, sono di origini sicule, quindi non vale neppure l’ipotesi che si chiami scuola siciliana perché i poeti erano in maggioranza tali, ma la ragion di stato fa genuflettere tutte le considerazioni logiche sulle evidenze, altrimenti Garibaldi sarebbe un aggressore e non un “riunificatore”. Pertanto oggi è proponibile un differente scenario, plausibile e molto più semplice: la poesia dialettale toscana nasce dalle basi culturali omogenee dell’areale centro settentrionale post carolingio, che sarà per breve tempo il regno d’Italia di Lotario, il cui centro di potere era in Toscana. Non va dimenticato il contesto storico in cui s’inquadra il caso letterario di Cielo dal Camo.
Bianca Lancia – È noto che la donna più amata da Federico II fu Bianca Lancia o d’Agliano, il cui nonno Manfredi fu lancifero di Federico Barbarossa e Manfredi fu anche il nome che diede al figlio che ebbe da Federico II. Va sottolineato che Camo si trova a 12 km da Agliano. Non è quindi più che probabile che il famoso Cielo provenisse effettivamente dal Camo? Alla luce delle acquisizioni critiche più recenti e del mutato contesto storiografico, appare dunque opportuno rivedere le letture consolidate e riconoscere il ruolo che le istanze nazionali ottocentesche hanno avuto nel plasmarle. Ciò non implica una svalutazione dell’opera di D’Ancona e dei suoi contemporanei, ma piuttosto una sua storicizzazione: condizione indispensabile per restituire alla filologia la sua autonomia critica rispetto alle narrazioni identitarie che, in una determinata fase storica, ne hanno orientato gli esiti.
Mutatis mutandis, va ricordato che con la sentenza del 19 luglio 1887 la Corte Distrettuale di New York, nella persona del giudice William James Wallace, disconosceva ai danni di Antonio Meucci, cittadino toscano, povero emigrato, la paternità del brevetto del primo apparecchio telefonico (il cosiddetto “telettrofono”, una vera rivoluzione per l’umanità) a favore di Alexander Graham Bell, inglese, naturalizzato americano. Vale però la pena di rammentare che l’11 giugno del 2002, una Risoluzione del Congresso degli Stati Uniti d’America, smantellando ogni residuo giuridico della vecchia sentenza del 1887, identificò nella persona di Antonio Meucci il padre dell’invenzione del telefono.
Il problema dei nostri letterati – Un riconoscimento di tipo morale e onorifico, non certo economico, ma la storia, seppur con le proprie tempistiche non certo “agevoli”, ha restituito gloria e dignità a una vicenda che meritava il giusto riconoscimento. Se il Congresso americano ha avuto il coraggio di rendere giustizia a Meucci, disconoscendo una sentenza del 1887, come mai i nostri letterati non riescono a prendere finalmente in considerazione i fatti sopra evidenziati e a ridare a Cielo la sua città d’origine, Camo nel cuneese, che Alessandro D’Ancona, nel 1884, per amor di patria spostò ad Alcamo nel trapanese? Non si tratta certo di un riconoscimento onorifico, ma solo della correzione di un evidente abuso interpretativo, che sarebbe ora di correggere.
Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/De_vulgari_eloquentia
https://www.treccani.it/enciclopedia/angelo-colocci_(Dizionario-Biografico)/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_D%27Ancona
https://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Contini
https://it.wikipedia.org/wiki/Bianca_Lancia
https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_II_di_Svevia
https://it.wikipedia.org/wiki/Canzoniere_Vaticano_latino_3793
Il Piceno Storia e Cultura di Medardo Arduino
Romano Boni
8 settembre 2026


