L’ultimo Consiglio comunale di Monte San Martino ha certificato ciò che molti cittadini avevano già compreso da tempo: dietro annunci, proclami e rassicurazioni si nasconde un’Amministrazione sempre più distante dai reali interessi della comunità. Come nella celebre favola di Andersen, oggi qualcuno deve avere il coraggio di dirlo: il Re è nudo.
A dimostrarlo sono due decisioni emblematiche assunte dalla maggioranza guidata dal Sindaco: l’eliminazione della riduzione TARI per chi pratica il compostaggio domestico e la vendita di una proprietà comunale nel centro storico.
La prima conseguenza i cittadini l’hanno già potuta constatare con il recapito dei nuovi avvisi di pagamento TARI, nei quali molti contribuenti hanno scoperto la soppressione della riduzione del 15% riconosciuta a chi effettua il compostaggio domestico. Una misura che premiava comportamenti virtuosi e che riguardava soprattutto famiglie delle zone rurali.
Di fronte alle proteste dei contribuenti, l’Amministrazione non si schermi dietro al gestore della raccolta sostenendo che il Cosmari non riconosce alcuna incentivazione. L’articolo 27, comma 1, del Regolamento TARI prevede infatti che le agevolazioni possano essere finanziate con risorse comunali o con finanziamenti pubblici.
Gli strumenti per mantenere lo sconto, quindi, esistevano. E mentre i cittadini si trovano a sostenere gli aumenti della TARI, il Comune sceglie contemporaneamente di cancellare la riduzione del 15% per chi pratica il compostaggio domestico.
Se questa agevolazione viene meno, è una precisa scelta politica oppure il risultato dell’incapacità di reperire le risorse necessarie. In entrambi i casi, a pagare sono i cittadini: da una parte aumenta il conto, dall’altra scompare proprio l’incentivo destinato a chi contribuisce concretamente a ridurre i rifiuti. Chi contribuisce a ridurre i rifiuti dovrebbe essere premiato, non penalizzato.
Ma le preoccupazioni non finiscono qui. Nell’ultimo Consiglio comunale la maggioranza ha deliberato la vendita di una proprietà comunale situata nel centro storico.
Noi dell’opposizione non siamo contrari per principio all’alienazione di beni comunali: in passato abbiamo votato favorevolmente quando si trattava di relitti stradali, frustoli di terreno o porzioni di viabilità ormai prive di utilità pubblica.
Questa volta, però, la situazione è diversa. L’area si trova nel centro storico e rientra in un contesto urbanistico più ampio, interessato da una previsione di urbanizzazione ferma da oltre trent’anni. Definirla una semplice scarpata o un’area marginale significa, a nostro avviso, sottovalutarne il possibile rilievo nelle future prospettive di sviluppo.
Come capogruppo di minoranza ho quindi espresso in Consiglio tutte le mie perplessità, chiedendo che vengano verificati con attenzione tutti gli aspetti della vicenda. Nessuna contestazione agli uffici comunali: la questione è politica.
Qual è l’interesse pubblico che giustifica questa operazione? Quale vantaggio concreto ne trae la comunità? Quale strategia di sviluppo del centro storico si intende perseguire? A queste domande, fino ad oggi, non sono arrivate risposte convincenti.
L’eliminazione di un incentivo ambientale previsto dal Regolamento comunale, unita alla scelta di alienare un bene pubblico senza una chiara visione strategica, restituisce l’immagine di un’Amministrazione priva di programmazione.
Noi continueremo a sostenere le decisioni utili al paese, anche quando vengono proposte dalla maggioranza, e a contestare quelle che riteniamo contrarie agli interessi della comunità.
Perché il ruolo dell’opposizione non è dire sempre no, ma saper distinguere ciò che tutela il bene pubblico da ciò che rischia di comprometterlo.
Oggi i fatti parlano chiaro: meno agevolazioni, più tasse, patrimonio pubblico che si riduce e sempre meno risposte. Il Re è nudo.
Gruppo consiliare “Insieme Destinazione Futuro” di Monte San Martino
Il Capogruppo di Minoranza Raffaele Anselmi


