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Essere Italiani ed Europei è una fortuna: orgoglioso di esserlo

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L’autore di questo articolo, Giulio Lattanzi, lo ha dedicato a Graziano Pambianchi
graziano pambianchi

Essere Italiani ed Europei è una fortuna: non distruggiamo questa scelta di pace e di sviluppo, nessuno nega la nazionalità, le tradizioni, la storia del Paese, del territorio in cui è nato, ma sa bene che è giusto conoscere e confrontarsi con le nuove culture, aprirsi al mondo e bandire il negativo nazionalismo che isola e non costruisce nessuna idea di integrazione: nessuno nega la propria nazionalità ma il sovranismo sì.

 

Voglio bene all’Italia

Voglio bene all’Italia, a tutta l’Italia: la chiamo Patria anche se non è più tanto di moda e mi emoziono a sentire l’inno nazionale di Mameli (“amare la propria patria, per amare quella degli altri”) e voglio bene all’Europa federale, che così come abbiamo scelto di fondarla dobbiamo saper contribuire a migliorare la sua prospettiva.

 

60 anni di pace

Dopo due guerre disastrose nella civile Europa, tra le tante cose positive ci ha donato sessant’anni di pace che molti, troppi sottovalutano, per ché la credono una cosa acquisita come la democrazia, ma non è così: solo i topi e gli impavidi abbandonano la nave quando è in difficoltà ed è preda degli uragani.

 

Antonio Megalizzi nei nostri cuori

Erasmus, il programma che ha fatto diventare cittadini europei molti studenti universitari, che ha come tema centrale la mobilità, si allarga ai lavoratori dipendenti, ai disoccupati… con Erasmusplus con corsi formativi e finalizzati: Antonio Megalizzi, morto a Strasburgo per mano di un attentato dell’estremismo islamico è e rimane nei nostri cuori, perché rende tutti più europei e tesi a costruire una casa sempre più solida e a contare ancora di più nel contesto mondiale. Antonio non c’è più, ma i suoi amici, i suoi compagni, non possono dimenticare quanto ha fatto per la causa Europea, e lo vogliamo ricordare come esempio che deve spingere tutti a continuare l’impegno e la lotta per l’Europa unita.

 

No al sovranismo

L’Europa non deve accontentarsi delle buone cose costruite nel passato né dei limiti e delle frenate imposte da logiche prevalentemente nazionalistiche (es.: la non approvazione della “Costituzione” europea) ma deve rilanciare un percorso unitario basato sul sociale, integrato da politiche comuni su difesa, occupazione, fisco, immigrazione… trasformando l’attuale rigidità economica (esaminando davvero le condizioni, al di là della collocazione di ogni Paese a nord o a sud della Ue) in flessibilità, respingendo al mittente gli attacchi preventivi alla sua esistenza e un sovranismo che isolandosi, forse a lungo andare, non sarà capace di difendere gli interessi dei propri cittadini.

 

Economia europea in crescita

La prima battaglia (la Ue doverosamente non è entrata nel merito) della manovra economica italiana è stata vinta dall’Europa, e come sorvegliati speciali, varranno i numeri e non il tifo, aspetteremo chi vincerà la “guerra”. A 10 anni dalla bancarotta della banca americana Lehman Brothers), l’Europa si è gettata definitivamente alle spalle una crisi economica che ci è giunta dall’esterno (esistono ancora gli strascichi in alcuni paesi della Ue, ma saranno risolti) e ha colpito duramente: l’Europa intera (meno l’Italia negli ultimi due trimestri) ha una economia che cresce da 21 trimestri consecutivi.

 

Giovani più europeisti

Alcuni dati statistici presi da Eurobarometro 2018 ci consolano e ci dicono che gli italiani vogliono una politica europea comune più concreta e più forte, in particolare in politiche estere e commerciali (tematiche che, oltre al sociale, si affermano sempre di più tra quelle sentite come federative), mentre per la cittadinan-za europea è rilevato che esiste una seria differenza generazionale: i giovani da 14 a 24 anni sono molto più legati all’Europa (72%), degli over 55 anni, cioè della popolazione più anziana (38%), portando la media di tutta la popolazione italiana al 48%. Va notato, inoltre, che i giovani italiani apprezzano fare – non per obbligo – un’esperienza in un paese dell’Unione (78%), anche solo per imparare una lingua straniera: infine il 71% dei giovani ritiene positivo lo scambio di idee, tradizioni… con quelli europei per la collaborazione a progetti innovativi.

Giulio Lattanzi

13 marzo 2019

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