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“San Severino vescovo di Settempeda – santità, leggenda e iconografia”

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Raccolte da Luca Maria Cristini storia, leggenda e opere d’arte del santo vescovo  
SAN SEVERINO VESCOVO DI SETTEMPEDA partic

Dopo 376 anni un nuovo volume racconta la storia del santo vescovo Severino e per la prima volta se ne raccoglie l’apparato iconografico ancora oggi esistente.

Non era stata edita in tempi recenti una pubblicazione che riassumesse storia, santità, leggenda e devozione su San Severino e non si erano invece mai raccolte, in un unico catalogo con immagini, le opere d’arte che raffigurano il venerato vescovo settempedano, patrono della città che porta il suo nome, di Comiziano (NA) e di Sellano (PG). Nella vicenda terrena di San Severino, storia e leggenda si intrecciano in un groviglio inestricabile, per il quale pochi sono i riferimenti certi. Forse per questo motivo è avvenuto il fraintendimento – originato nel XI secolo da Adon de Vienne – tra Severino vescovo e Severino abate, che è motivo dell’annosa confusione. Anticamente, quando nella nostra città cominciarono a chiarirsi i contorni dell’errore, visto che ormai la festa e la devozione si celebravano ab immemorabilia il giorno 8 gennaio (festa di San Severino abate), i Canonici della Cattedrale settempedana trovarono una pragmatica soluzione nel celebrare due volte la solennità del Patrono, aggiungendo anche la festa del giorno 8 giugno. Questa, peraltro, cadeva in un momento dell’anno in cui i rigori della stagione invernale erano superati e si poteva anche tenere una solenne processione per la città. Obiettivo di questo lavoro è, come già accennato, anche fare il punto sul ricco corpus iconografico su San Severino: su quanto ancora esiste e su quanto, purtroppo, è andato perduto. Oltre al dipinto di Lorenzo D’Alessandro a Cleveland e quello di Bernardino di Mariotto della Pinacoteca Vaticana, entrambi legittimamente acquistati, ce n’è un altro, bellissimo, che è stato frutto di confisca napoleonica nel 1811. È a Osnago, in provincia di Lecco, nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano. Chissà che non possa rientrare, almeno in deposito, al suo posto d’origine?

Il volume viene presentato (mercoledì 12 giugno ore 21:30 nella sede del Palio) all’interno delle feste collaterali – organizzate dal “Palio dei Castelli” – alla solenne celebrazione del Santo Patrono e verrà donato a papa Francesco in visita alla diocesi il 16 giugno 2019.

 

Le novità

Il volume nasce da lunghe ricerche archivistiche e bibliografiche e ha comportato una specifica campagna fotografica condotta – tra mille difficoltà per l’inagibilità di molti contenitori a causa del recente sisma – da Pamela Natalini e Alberto Cervigni per documentare il ricco corpus iconografico relativo a San Severino vescovo, del quale, per la prima volta si sono studiate, raccolte e pubblicate in un unico catalogo tutte le immagini di opere d’arte e di stampe devozionali conosciute. L’opera si apre con un saggio iniziale che raccoglie criticamente le vicende della vita del Santo, cercando di fare ordine nella grande messe di ipotesi, notizie, fonti manoscritte che si sono stratificate nei 376 anni che ci separano dal 1643, anno in cui fu edito il primo e ultimo volume monografico su San Severino vescovo di Settempeda. Il catalogo, che è un’assoluta novità, presenta: 58 schede di opere d’arte – tra cui dipinti, sculture, oreficerie, opere di intaglio – 29 delle quali inedite, 10 schede di calcografie, di cui 4 inedite, e una disamina sui santini a stampa pubblicati fino a oggi.

In appendice, oltre a una ricca bibliografia, sono stati raccolti inni, preghiere e, per la prima volta si pubblica, per gentile concessone del Teatroclub “Amedeo Gubinelli” la sacra rappresentazione che il poliedrico sacerdote scrisse e portò in scena – interpretando lui stesso il ruolo di San Severino – nel 1985.

 

Gli autori

Luca Maria Cristini – Architetto libero professionista per vocazione, pubblicista e sommelier per passione, si occupa di restauro di edifici storici, di riqualificazione urbana e di allestimento d’interni. Da sempre coltiva la passione per l’iconografia sacra e l’araldica. Ha al proprio attivo la partecipazione a tre edizioni consecutive della Biennale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino, nell’ambito della quale ha meritato nel 2003 il Premio speciale della giuria per tre sculture realizzate con la fettuccia gialla da sarto. Nel novembre 2005 ha ottenuto la Menzione d’onore al XXIII Premio Salimbeni con il volume: “Ireneo Aleandri 1795-1885 – L’architettura del Purismo nello Stato Pontificio”. Nel 2007 è stato insignito, con le squadre di Protezione Civile di Legambiente, del Premio Rotondi per i salvatori dell’Arte e nel 2008 il presidente della Provincia di Macerata gli ha conferito il Premio CreativaMente nella sezione: “La fantasia al potere”.

Dal 2007 è docente all’Istituto di Restauro delle Marche – Accademia di Belle Arti di Macerata dove tiene due corsi di Catalogazione e Protezione Civile dei Beni Culturali; attualmente sta promuovendo studi e ricerche scientifiche che portino a un corretto approccio nella conservazione dei veicoli storici, sognando di poter avviare una scuola di formazione artigiana finalizzata a questa attività. Dal 2009 al 2017 è stato Direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Camerino – San Severino Marche. Nel 2011 ha curato il volume Mosè Di Segni Medico Partigiano (Riserva naturale dei Monti San Vicino e Canfaito) e nel 2018 ha pubblicato un pamphlet dal titolo La roccaforte del Buon Gusto (Affinità Elettive).

Umberto Maggio – Umberto Maggio nasce il 23/11/1963 a Ottaviano (NA). Nel 1987 si laurea in Sociologia con lode presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” con tesi di Laurea in “Storia delle Tradizioni Popolari” dal titolo: “Aspetti della ricerca e della museografia demologica in Italia: precedenti storici e dibattito contemporaneo”. Negli anni successivi, fino al 1993, collabora alle attività didattiche e di ricerca presso la Cattedra di Storia delle Tradizioni popolari – Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli ” Federico II”, coordinando seminari di iconografia sacra popolare. Dal 1994 al 1996 frequenta il biennio di specializzazione in teoria della conservazione e restauro delle opere d’arte presso l’Università Internazionale

dell’Arte di Firenze, settori: tele e tavole, materiale cartaceo e materiali lapidei. Dal 1997 svolge l’attività di restauratore di opere d’arte. Appassionato di iconografia sacra, fin da bambino ha raccolto santini e stampe divenendo uno dei maggiori collezionisti in Italia. É socio dell’A.I.C.I.S., Associazione Italiana Cultori Immagini Sacre.

10 giugno 2019

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